Sull'accento circonflesso.

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Sull'accento circonflesso.

Intervento di Robertus » dom, 30 mar 2008 14:16

Ave amici! :D Questo è il mio primo intervento e potrei sembrare un novizio; tengo a dirvi, invece, che è da tempo che consulto questo forum, davvero utile ed esaustivo. Da pochi giorni, però, mi è sorto un dubbio. Di norma tendo a scrivere il plurale dei nomi uscenti in -io (-i atona) ponendo l'accento [che poi accento non è] circonflesso sulla -i del plurale:
esempio --> esempî.
So che questo discorso non vale se al singolare -io è preceduto dalle consonanti dolci c e g.
Volevo sapere se ci sono altre eccezioni oltre a questa.
Grazie anticipatamente.

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Re: Sull'accento circonflesso.

Intervento di Infarinato » dom, 30 mar 2008 18:08

Robertus ha scritto:Di norma tendo a scrivere il plurale dei nomi uscenti in -io (-i atona) ponendo l'accento [che poi accento non è] circonflesso sulla -i del plurale:
esempio --> esempî.
So che questo discorso non vale se al singolare -io è preceduto dalle consonanti dolci c e g.
Volevo sapere se ci sono altre eccezioni oltre a questa.
Vede, Roberte: come in molti altri casi, la regol[ett]a in questione non è che l[’ imperfett]a semplificazione di tutta una serie di ragioni fonomorfologiche da una parte, ed etimologiche dall’altra.

La regola «[perlopiú] non vale se al singolare -io è preceduto dalle consonanti dolci c e g» semplicemente perché in questo caso la i è [generalmente] solo diacritica (ovvero: serve meramente a indicare la pronuncia palatale di quelle consonanti) e non etimologica (…per rispondere alla sua domanda, la stessa esclusione vale [generalmente] anche per sc /*S/ e gl /*L/).

Tuttavia, in un caso come socio (< lat. sociu[m]), ad esempio, la i è anche etimologica, per cui, se ammettiamo una scrizione quale provincie (oltre al piú usuale province), dovremo logicamente ammettere anche socii (e quindi anche socî, come principii/principî… mentre esempii/esempî [< lat. exemplu(m)] sarebbe grafia già meno giustificata/giustificabile).

Ovviamente, su tutto prevale l’uso (aggiungerei colto, ma oggi ciò potrebbe suonare snobistico :roll:), per cui certe grafie (incluse quelle che ricorrono all’accento circonflesso ;)) sono decisamente inusuali, e quindi [in generale] poco «raccomandabili».

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Re: Sull'accento circonflesso.

Intervento di bubu7 » lun, 31 mar 2008 10:08

Infarinato ha scritto:Ovviamente, su tutto prevale l’uso (aggiungerei colto, ma oggi ciò potrebbe suonare snobistico :roll:), per cui certe grafie (incluse quelle che ricorrono all’accento circonflesso ;)) sono decisamente inusuali, e quindi [in generale] poco «raccomandabili».
Concordo. :)
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Intervento di Robertus » lun, 31 mar 2008 12:58

[...] certe grafie sono decisamente inusuali, e quindi [in generale] poco «raccomandabili».

Se io, però, volessi adoperare il circonflesso, dovrei attenermi a delle «norme» precise (tenendo conto anche delle etimologie delle singole parole) o potrei «liberamente» seguire, come sempre, le regol[ett]e su riportate?
Su wikipedia si parla di accento circonflesso, anche se non mi pare sia tutto «esatto»;
ecco la pagina: http://it.wikipedia.org/wiki/Accento_circonflesso
Illuminatemi! :D

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Intervento di Infarinato » lun, 31 mar 2008 13:46

Robertus ha scritto:Se io, però, volessi adoperare il circonflesso, dovrei attenermi a delle «norme» precise (tenendo conto anche delle etimologie delle singole parole) o potrei «liberamente» seguire, come sempre, le regol[ett]e su riportate?
Cosa le devo dire, caro Roberto? Io mi atterrei all’etimologia o, perlomeno, alla tradizione letteraria: certe parole uscenti in io (i atona) possono infatti ammettere al plurale la variante in -ii/perché a un certo punto si è adottata anche una pronuncia latineggiante in /-ii/, non sempre etimologicamente giustificata.

Quanto alla regoletta, può trovarne una chiara illustrazione su Wikipedia, anche se non posso esimermi dal rilevare i limiti di una tale schematizzazione:
  1. Si dice ad esempio che non è ammessa la variante in -ii/ dopo gn /*J/, il che è ipotesi meramente teorica, visto che l’unica parola in -io con i atona è tecnopegnio /tekno'pEJJo/, dove la i è etimologica (né potrebbe essere altrimenti).
  2. Il fatto che la variante in -ii/ non sia ammessa dopo due [o piú] consonanti (uguali o diverse) è una semplificazione delle leggi di fonetica storica che soggiacciono a quelle parole: ecco quindi che il nostro esempii/esempî (< lat. exemplu[m]) viene giustamente rigettato cosí come *occhii/*occhî (< lat. oculu[m]), ma si rigetta anche il povero ovvii/ovvî (< lat. obviu[m]), dove la i è etimologica… :roll:

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Intervento di Robertus » lun, 31 mar 2008 14:28

Grazie per l'esauriente risposta. :wink:
Robertus.

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