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/w/ penultima

 
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Autore Intervento
G. M.



Registrato: 22/11/16 15:55
Interventi: 149

InterventoInviato: lun, 26 nov 2018 14:29    Oggetto: /w/ penultima Intervieni citando

Fino a poco tempo fa credevo che ‹u›, come penultima lettera d'una parola, quando l'accento cade più a sinistra, fosse sempre da leggersi /w/*. Sfogliando il DOP vedo invece che non è affatto così: mi sembra che la /w/ sia prevista solo quando la terzultima lettera è ‹g› o (ovviamente) ‹q›, mentre altrove trovo solo /u/: arduo, refluo, mutuo, ceduo...
È dunque così la regola? Sempre /u/, tranne dopo ‹g› e ‹q›?

(*Similmente a ‹i› che, nelle stesse condizioni, – mi pare – si legge sempre /j/.)
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Animo Grato



Registrato: 01/02/13 15:11
Interventi: 1302

InterventoInviato: lun, 26 nov 2018 15:51    Oggetto: Re: /w/ penultima Intervieni citando

Ignoro del tutto questo campo, quindi non so dirle se ci sia una regola del genere.
Però, ammesso che ci sia, evidentemente dipende da ragioni etimologiche perché, fon[etica/ologica/otattica?]mente in italiano sia la u vocale sia la u semiconsonantica possono seguire il suono /k/: vedi innocuo e iniquo.
_________________
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Ferdinand Bardamu
Moderatore


Registrato: 21/10/09 13:26
Interventi: 3936
Residenza: Legnago (Verona)

InterventoInviato: lun, 26 nov 2018 16:29    Oggetto: Re: /w/ penultima Intervieni citando

Mi par di ricordare che, di norma, nelle parole di origine culta /uV/ non muta in /wV/, mentre i cultismi che avevano la labiovelare non sonora già in latino (equo, iniquo, ecc.), segnalata dall’uso della lettera 〈q〉, la mantengono. Il passaggio ad approssimante velo-labiale non avviene nemmeno nei cultismi che terminano in -guo, es. attiguo, irriguo. Ciò dovrebbe rispecchiare, se mal non mi appongo, la presenza dell’iato già in latino. (Attendo eventuali correzioni Che vergogna! / Embarassed ).
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