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Traduzione dei Sonetos del amor obscuro

 
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Autore Intervento
Hamlet da Hamelin



Registrato: 06/05/06 13:56
Interventi: 7
Residenza: Capua

InterventoInviato: sab, 06 mag 2006 14:13    Oggetto: Traduzione dei Sonetos del amor obscuro Intervieni citando

Smile Salve, vi va di discutere della mia discutibile traduzione giovanile (1994) dei sonetos di Lorca? eccone tre; tutti e undici d'un colpo mi pareva troppo. Si tratta cmq di una delle tante cose che conservo in bilico tra il cassetto e il cestino. (Intanto il forum non mi permette di inserire spazi per dividere i versi in modo elegante, e mi tocca ogni volta andare a capo, ohibò.)


SONETTO DEL DOLCE LAMENTO

La mia paura è d’esaurire un giorno
la meraviglia che quest’oggi provo
per te, per i tuoi occhi
di statua, e il tuo respiro, questa rosa
solitaria che ritmica si posa
stanotte sul mio viso.

La mia pena
è d’essere sulla tua riva un tronco
senza piú rami, e ciò ch’è piú penoso
è il mio non aver fiore, polpa o argilla,
per questo parassita
del mio tormento.

Se il forziere occulto
dell’oro riservato a me sei tu,
se sei tu la mia croce
e il calvario infangato, se sei tu
il padrone ed io il cane, non lasciarmi
perdere quello che finora ho vinto:

decora con le foglie
dell’autunno che impazza dentro me
le tue acque, mio fiume.


VOCE NASCOSTA DELL'AMORE OSCURO

Oscura voce dentro me nascosta,
tu sei belato dove non è lana.
Tu sei la piaga, l’ago avvelenato,
la camelia sfiorita. Sei marea
senza mare, città senza muraglia.

Immensa notte dal contorno vivido,
monte celeste d’incombente angoscia,
cane rinchiuso nel mio cuore, voce
condannata, silenzio
senza confini, iris matura…

Via,
via lontano da me, voce bruciante
di gelo. Non volere
ch’io mi smarrisca nella selva in cui
gemono senza frutto carne e cielo.
Via, lascia il duro avorio
della mia testa, lasciami…

Abbi pietà di me, del mio dolore!
spezzalo! Perché io sono natura,
perché io sono amore!


NOTTE DELL'AMORE INSONNE

Alta, sui due, la notte e il plenilunio.
Su me, messomi a piangere; e su te,
che ridevi. E cos’era il tuo disdegno
se non un dio? cos’erano i miei pianti
se non un nulla, un paio di colombe
incatenate?

Bassa,
sui due, la notte. A piangere
eri tu, per profonde
lontananze, cristallo di dolore.
Ed era il mio dolore
un groppo d’agonie sopra il tuo debole
cuore di rena.

L’alba
vide me e te riuniti sopra il letto,
bocche sul corso gelido d’un sangue
all’infinito straripante.

Il sole
entrò per il balcone chiuso. E aprí
i suoi rami il corallo della vita,
sopra il mio cuore avvolto nel sudario.
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Ermogene



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Interventi: 8

InterventoInviato: dom, 07 mag 2006 10:49    Oggetto: Intervieni citando

Interessante, come rielaborazione, al di fuori della forma chiusa.

Forse la domanda ti parrà superflua. Come mai non hai pensato a una traduzione isometra?
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Hamlet da Hamelin



Registrato: 06/05/06 13:56
Interventi: 7
Residenza: Capua

InterventoInviato: lun, 08 mag 2006 2:07    Oggetto: Intervieni citando

Ermogene ha scritto:
Come mai non hai pensato a una traduzione isometra?


Eh, ma poi non ci entrava!!! Sad

Per es. quest'è l'originale del SONETTO DEL DOLCE LAMENTO:

Citazione:
Tengo miedo a perder la maravilla
de tus ojos de estatua, y el acento
que de noche me pone en la mejilla
la solitaria rosa de tu aliento.

Tengo pena de ser en esta orilla
tronco sin ramas; y lo que más siento
es no tener la flor, pulpa o arcilla,
para el gusano de mi sufrimiento.

Si tú eres el tesoro oculto mío,
si eres mi cruz y mi dolor mojado,
si soy el perro de tu señorío,

no me dejes perder lo que he ganado
y decora las aguas de tu río
con hojas de mi otoño enajenado.


Rolling Eyes Mi son permesso di struppiare il testo in vari punti:

«la meraviglia dei tuoi occhi di statua» (trad. lett.) è diventato «la meraviglia che quest'oggi provo / per te, per i tuoi occhi / di statua»;

«Se tu sei il mio tesoro occulto» è diventato «Se il forziere occulto / dell'oro riservato a me sei tu»;

il «dolore fradicio» è diventato il «calvario infangato»;

«decora le acque del tuo fiume / con foglie del mio autunno impazzito» è diventato «decora con le foglie / dell'autunno che impazza dentro me / le tue acque, mio fiume».

Che pensate di questi crudi abusi?
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Ermogene



Registrato: 24/04/06 13:44
Interventi: 8

InterventoInviato: mer, 17 mag 2006 16:36    Oggetto: Intervieni citando

Crudi abusi? Si tratta in effetti di una preziosa rielaborazione.

La prima modifica ("per te, per i tuoi occhi/ di statua...") comporta un rafforzamento della dimensione conativa del testo. In opposizione all'originale, nella sua brachilogia ermetica, la traduzione estrinseca la tensione verso l'altro implicita nell'aggettivo possessivo "tus". Così accade per il genitivo "del tuo fiume", trasformato in un vocativo "mio fiume". Ciò che si perde in concentrazione stilistica, si riguadagna in impeto comunicativo.
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Ermogene



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Interventi: 8

InterventoInviato: ven, 19 mag 2006 16:32    Oggetto: Intervieni citando

Relativamente a una proposta di traduzione isometra dei sonetti di Lorca, giustamente nota Hamlet da Hamelin

Citazione:
Eh, ma poi non ci entrava!!!


Le difficoltà sono effettivamente enormi. Tuttavia ci si potrebbe anche lavorare, con alquanta (parecchia) faccia tosta -e rinunciando, ovviamente, alla pretesa del calco virtualmente simmetrico al testo.

Una versione del Sonetto del dolce lamento che cerchi in qualche modo di essere fedele nella forma, oltre che nella sostanza, può essere approntata in base a questi criteri:

1) ricostituire lo schema rimico del sonetto con rime assolutamente perfette sempre è pressoché impossibile;

2) tuttavia spesso, nella poesia castigliana, si rinvengono assonanze al posto delle rime; ciò accade in particolare nella fase arcaica e ritorna a verificarsi fra Ottocento e Novecento (verso libero a parte);

3) tali fenomeni di liberalizzazione della rima sono in effetti presenti anche nella letteratura italiana; possono essere generalizzati;

4) ricostituire la struttura ritmica dell'endecasillabo spagnolo non è difficile.

Un possibile risultato dovrebbe essere questo (spero, non troppo indecoroso):

Ho paura di perdere l'incanto
dei tuoi occhi di statua, e la parola
che sulla guancia di notte mi posa
la solitaria rosa del tuo fiato.

Ho pena d'esser tronco senza ramo
a questa sponda; e ciò che più m'angoscia
è non avere più fiore, né polpa,
né creta, per il tarlo del mio affanno.

Se tu sèi questo mio tesoro occulto,
se la mia croce sèi, mia intrisa pena,
se sono il cane prono al cenno tuo,

non farmi perdere il bene ottenuto,
e del tuo fiume fa' bella la piena
con le foglie del mio più folle autunno.



Una versione con più rime perfette (e qualche assonanza quasi-rima) nelle clausole dei versi delle quartine e delle terzine suonerebbe, in alternativa, così:

Temo che perderò la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e quell'accento
che sulla guancia, di notte, m'impiglia
la solitaria rosa del tuo vento.

Soffro d'essere io, su questa riva,
tronco esfoliato; e il male che più sento
è non avere fiore o polpa o argilla,
per il tarlo del mio disfacimento.

Se tu sèi questo mio tesoro occulto,
se la mia croce sèi, mia intrisa pena,
se sono il cane leale al tuo cenno,

non farmi perdere il bene ottenuto
e del tuo fiume fa' bella la piena
con foglie del mio autunno senza senno.


(varia lectio: al verso 8: "da offrire al logorio del mio tormento")

Il meglio delle due soluzioni può essere variamente integrato in un'ulteriore proposta. Credo si possano in ogni caso ottenere rese ancora più precise e stilisticamente efficaci.
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Hamlet da Hamelin



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InterventoInviato: sab, 20 mag 2006 2:18    Oggetto: Intervieni citando

Ermogene ha scritto:
Crudi abusi? Si tratta in effetti di una preziosa rielaborazione. [...] Ciò che si perde in concentrazione stilistica, si riguadagna in impeto comunicativo.


Che consolazione!!! sono veramente commosso.

(In effetti tendo a essere eccessivamente autocritico: ma già de' miei incunaboli negletti / ben sanno i frugator de' miei cassetti.)
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Hamlet da Hamelin



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InterventoInviato: sab, 20 mag 2006 2:29    Oggetto: Intervieni citando

Uhm ehm quanto alle traduzioni isometre, la prima suona abbastanza bene, direi; ma nella seconda ci son quattro vocaboli che non se ne scendono proprio!, pardon:

«accento» (a parte: il traduttore della versione che avevo sottomano rendeva «cadenza»),

«impiglia» (alla barba???),

«vento» (fa pensare più alle... ehm... capite a me!!!),

«esfoliato» (violazione di campo semantico...).
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Ermogene



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InterventoInviato: sab, 20 mag 2006 13:15    Oggetto: Intervieni citando

Hamlet da Hamelin ha scritto:
Uhm ehm quanto alle traduzioni isometre, la prima suona abbastanza bene, direi; ma nella seconda ci son quattro vocaboli che non se ne scendono proprio!, pardon:

«accento» (a parte: il traduttore della versione che avevo sottomano rendeva «cadenza»),

«impiglia» (alla barba???),

«vento» (fa pensare più alle... ehm... capite a me!!!),

«esfoliato» (violazione di campo semantico...).


In effetti la seconda traduzione è una mera ipotesi (è il primo tentativo, messo per onor di documento, perché in effetti "vento"... Laughing ).

Sicché la traduzione di "acento" può essere anche "cadenza"... Ciò è interessante, perché ci si potrebbe lavorare su (a me "cadenza" non era venuto in mente).

Un'alternativa potrebbe essere data dal coalescere del "meglio" delle due versioni (anche se "autunno senza senno" può suonare duro)...

Ho paura di perdere l'incanto
dei tuoi occhi di statua, e la parola
che sulla guancia di notte mi posa
la solitaria rosa del tuo fiato.

Ho pena d'esser tronco senza ramo
a questa sponda; e ciò che più m'angoscia
è non avere più fiore, né polpa,
né creta, per il tarlo del mio affanno.

Se tu sèi questo mio tesoro occulto,
se la mia croce sèi, mia intrisa pena,
se sono il cane leale al tuo cenno

non farmi perdere il bene ottenuto,
e del tuo fiume fa' bella la piena
con foglie del mio autunno senza senno.
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Hamlet da Hamelin



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InterventoInviato: dom, 21 mag 2006 22:55    Oggetto: Intervieni citando

Uhm ehm due appuntini:


1.
«dei tuoi occhi di statua, e la parola»:

PAROLA??? Confused


2.
«che sulla guancia di notte mi posa»
«se sono il cane leale al tuo cenno»
«non farmi perdere il bene ottenuto»
«e del tuo fiume fa' bella la piena»

Uhm ehm non mi piacciono qui gli endecasillabi a ritmo ternario, mi paiono dislorcare... ma forse è un mio limite... Confused
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Ermogene



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InterventoInviato: mer, 24 mag 2006 0:55    Oggetto: Intervieni citando

Non è che gli endecasillabi dattilici "dislorcano". Nelle metriche ibero-romanze l'endecasillabo regolare, oltre alla legge di Bembo, obbedisce a un'ulteriore norma (una norma non strettamente metrica, ma più genericamente tipologica) che di fatto vieta l'accentazione 4 - 7 - 10, prescrivendo in effetti che l'endecasillabo abbia un marcato andamento giambico o logaedico, ma mai dattilico. Questa regola non vale di principio per l'endecasillabo italiano. D'altro canto, fra Cinquecento e Ottocento, l'endecasillabo di andamento dattilico viene proscritto (quasi come in greco e latino l'esametro spondaico) a meno di casi specifici come alcune liricucce di Tommaseo, o in presenza di effetti di fonosimbolismo. L'endecasillabo con accento sulla 7 ritorna nel Novecento. Più in generale, gli endecasillabi o equivalenti delle letterature straniere (lasciamo stare il caso del francese, che è complicato) tendono a costruire il verso in base a un piede accentativo che potremmo rappresentare con - + (dove - è la sillaba non accentata e + la sillaba accentata). Il modello di base, per lo spagnolo, l'inglese, il tedesco etc. è -+ -+ -+ -+ -+ - e le leggi della tipologia vietano metabole (inversioni ritmiche, cioè piedi +-, dove la prima è accentata) nella quarta sede, in assenza di un forte accento sulla sesta sillaba (in spagnolo è possibile "a batallas de amor campo de pluma", ma non "campo de pluma batallas de amor"). In John Donne, ad esempio, si dà un unico caso di pentapodia giambica con chiusa +- -+ che molti lettori tendono a normalizzare, marcando gli accenti secondari della parola incriminata, "surrender".

Dunque nessun dislorcamento metrico: la metrica italiana ha una tipologia diversa e più flessibile di quella ispanica.
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Hamlet da Hamelin



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InterventoInviato: gio, 25 mag 2006 0:24    Oggetto: Intervieni citando

Very Happy Me lo diceva, l'istinto, che Lorca non avrebbe dattilato!!!
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Ermogene



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InterventoInviato: gio, 25 mag 2006 18:34    Oggetto: Intervieni citando

Semplicemente, non poteva..., per norma tipologica.

In ogni caso, su quella traduzione si deve lavorare ancora parecchio... Sad
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Hamlet da Hamelin



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InterventoInviato: ven, 08 giu 2007 2:54    Oggetto: Re: Traduzione dei Sonetos del amor obscuro Intervieni citando

Hamlet da Hamelin ha scritto:
La mia paura è d’esaurire un giorno
la meraviglia che quest’oggi provo
per te, per i tuoi occhi
di statua, e il tuo respiro, questa rosa
solitaria che ritmica si posa
stanotte sul mio viso.


Pensandoci (dopo ben 13 anni!), mi sa che ho mal tradotto. Probabilmente il poeta ha paura, semplicemente, di perdere l'amato, e con lui naturalmente le sensazioni che intorno a luï vive nel presente. Perciò non si tratta di «esaurire» una capacità di meravigliarsi ecc. Il senso è piuttosto: «La mia paura è di perdere, un giorno, queste meraviglie che oggi posso contemplare mentre mi dormi accanto», perché quel giorno lui e l'altro, spezzato l'amore, avranno finito di dormire insieme. Che ne pensate?
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