Il gerundio di «gioire»

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igor69
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Il gerundio di «gioire»

Intervento di igor69 » dom, 09 dic 2007 1:49

Gioiendo o gioendo? Lo Zingarelli in cd-rom registra solo la prima forma. Grazie.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » dom, 09 dic 2007 2:45

I dizionari se ne lavano spesso le mani, di queste cose (qualcuno dice solo: manca il participio presente, senza menzionare il gerundio). A ogni modo, ci soccorre la LIZ[a], che trova nove occorrenze di gioiendo, contro una sola di gioendo. Riporto l’esempio piú recente:

De’ lacerati troni
Gli avanzi sanguinosi,
E i frutti velenosi
Strinser gioiendo; e da lo stesso fonte
De la vita succhiar spasimi ed onte.
(Parini, Odi)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Re: il gerundio di gioire.

Intervento di Infarinato » dom, 09 dic 2007 11:43

igor69 ha scritto:Gioiendo o gioendo? Lo Zingarelli in cd-rom registra solo la prima forma. Grazie.
Strano davvero: GRADIT, Garzanti in linea e DOP (!) registrano solo la seconda… :roll:

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso » dom, 09 dic 2007 14:09

Stando alla "legge grammaticale" credo che la SOLA forma corretta sia gioendo.

"-endo" è, infatti, la desinenza del gerundio presente.

Da gioire togliendo la desinenza "-ire" dell'infinito resta il tema "gio" al quale aggiungeremo la desinenza "-endo".

Gioire
Gio-
Gioendo

PS: TUTTI i coniugatori che ho consultato danno solo gioendo :)
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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Intervento di Marco1971 » dom, 09 dic 2007 19:00

Ecco l’unica occorrenza di gioendo:

Sia la mia vita in mille dolci, eletti
piaceri involta, e tutta alma e serena,
e se stessa gioendo ognor diletti.
(Stampa, G., Rime)

E le altre otto di gioiendo:

E quanto d’altro piú fui dolorozo,
ciascun dolor di lui, lasso!, sentendo,
tanto, dico, gioiendo,
deggio portar via più d’altr’allegressa...
(Panuccio del Bagno, Rime)

Poi vidi voi sovra un bel carro aurato,
adorno sí de le famose fronde,
ch’io dissi: – Il secol prisco è rinovato. –
E ’l sol non si affrettava intrar ne l’onde,
quasi gioiendo del vostr’alto stato.
Oh notti liete, oh vision gioconde!
(Sannazaro, Sonetti e canzoni)

Quivi i nostri amari e dolci amori insieme senza impedimento niuno piú volte raccontaremo, rammentando le cose passate, gioiendo del diletto e sospirando de la pena. (Bandello, Novelle)

Cominciò adunque, gioiendo mirabilmente de la vista di lei, a passarle molte fiate il dí dinanzi la casa e, quando la vedeva, affettuosamente salutarla, a cui ella onestamente rispondeva e rendeva il saluto, non pensando a malizia nessuna. (Bandello, Novelle)

Talché un Cupido in Ciel di Copia nasce
gioiendo; e con ambasce
qui d’Inopia un, che pasce
pur letizia di vincere la giostra
contra il morire in questa bassa chiostra.
(Campanella, Scelta di poesie filosofiche)

Gode di lor comedia, ché la festa
fan dentro a lui; e da lor gioia non prende;
ma e’, gioiendo, a lor la dona, e presta
senso ed amor, mentr’e’ s’ama e s’intende.
(Campanella, Scelta di poesie filosofiche)

– Soffri – dicendo – in pace;
ché s’or languisci ardendo,
tosto arderai gioiendo,
e ricco mietitor, nocchiero accorto,
corrai la mèsse e giungerai nel porto. –
(AA. VV., Poesie dell’età barocca)

Poi lieto se n’andrà con l’una mano
Pesante di molt’oro; e in cor gioiendo
Spregerà le bestemmie imprecatrici
E il gittato lavoro e i vani passi
Del calzolar diserto e del drappiere...
(Parini, Il Giorno)

Sebbene gioendo sia la costruzione regolare, come ci ha ricordato Fausto Raso, non mi pare che si possa considerare errata la forma maggioritaria (gioiendo) nella tradizione letteraria (che personalmente mi suona meglio :D).
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Bue
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Intervento di Bue » lun, 10 dic 2007 11:34

Ci sono altri esempi di verbi in -ire derivati da sostantivi che finiscono in (vocale accentata)+ja?

Anche se la forma "costruita" correttamente secondo le regole grammaticali sembrerebbe "gioendo", gioiendo si potrebbe spiegare col fatto che in realtà la desinenza -ire è attaccata alla radice gioj- e non a gio-

Gli unici altri verbi derivati da sostantivi in òja o àja che mi vengono in mente sono annoiare, ingoiare, abbaiare, ecc.. tutti della prima coniugazione, dove il problema non si pone.

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Intervento di bubu7 » lun, 10 dic 2007 12:02

Marco1971 ha scritto: Sebbene gioendo sia la costruzione regolare, come ci ha ricordato Fausto Raso, non mi pare che si possa considerare errata la forma maggioritaria (gioiendo) nella tradizione letteraria (che personalmente mi suona meglio :D).
Anche il DISC 2002 e il Devoto-Oli 2007 danno solo gioendo.
In passato vi era maggior incertezza e variabilità sulle forme verbali ma questa non è una buona ragione per difendere oggi una forma irregolare (soprattutto se non viene neanche nominata dalla maggior parte dei vocabolari dell'uso).
La tradizione letteraria non dev'essere una camicia di forza ma solo un costante punto di riferimento.
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Intervento di Infarinato » lun, 10 dic 2007 12:40

bubu7 ha scritto:La tradizione letteraria non dev'essere una camicia di forza ma solo un costante punto di riferimento.
Certo… Altrettanto dicasi per la norma [neo]grammaticale. ;)

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Re: il gerundio di gioire

Intervento di Decimo » gio, 04 set 2008 3:17

Già nel 1814 Marco Mastrofini in Teoria e prospetto ossia Dizionario critico de' verbi italiani conjugati (nel quale m'imbatto per caso) introducendo il § LVIII della parte prima (pag. 306, Del verbo gioire) ammette:
La Crusca ove parla di questo [verbo] nè ci fa intendere la cadenza dei presenti, nè come stia quella del perfetto, e niente vi si parla di participio, nè di gerundio.
Segue quindi la tabella della coniugazione, in cui il gerundio gioiendo è detto regolare e gioendo antico. Da essi si rimanda alla nota 9 di pag. 308:
9 Gioito, e gioiendo: la prima è comune e semplice e dolce: si legge nel Bocc. Amoros. Vis. can. 18. [...]; la seconda si ha pure nel can. 50. Donna gentil al loco ove gioiendo / con voi lïeto fui tanto. E sappiasi che i moderni non ischivano tal gerundio. Quindi il Parini lo adoperrò più volte nel suo Mezzo giorno in una delle quali scrive: In cor gioiendo / spregerà le bestemmie imprecatrici. Nondimento tal gerundio esce di regola; perchè li gerundj delle terze conjugazioni nascono col volgere l'ire finale dell'infinito in endo: così di sentire facciamo sentendo, di aborrire aborrendo, di udire udendo ec. ma nel verbo di cui parliamo, si conserva l'I precedente il RE e dicesi non gioendo, ma gioiendo. Aspetto che i periti del nostro idioma mi dicano se sarebbe un delitto ricondursi alla regola, e scrivere ancora nella prima maniera; come già si scrisse dal Montemagno son. 30. ediz. Fir. 1718. con que' versi: Libero uccel gioendo alla foresta / chiuso po' in gabbia, tremolante geme.

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Intervento di Marco1971 » gio, 04 set 2008 15:24

Grazie mille, Decimo, per questa scoperta! :)

La forma colla i è quella prevalente nella letteratura, anche perché, forse, evoca piú direttamente la gioia invece d’un orribile *gioa... :?
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato » lun, 11 giu 2018 16:08

A quasi dieci anni dall'ultimo intervento, riesumo questo filone per segnalare un esempio più recente di quello del Parini (e, per di più, in prosa):

In ogni accento di poeta, in ogni creatura della sua fantasia, c'è tutto l'umano destino, tutte le speranze, le illusioni, i dolori e le gioie, le grandezze e le miserie umane, il dramma intero del reale, che diviene e cresce in perpetuo su sé stesso, soffrendo e gioiendo. (Benedetto Croce, Il carattere della totalità dell'espressione artistica, 1917, saggio aggiunto all'edizione del 1925 del Breviario di estetica)
«Ed elli avea del cool fatto trombetta». Anonimo del Trecento su Miles Davis
«E non piegherò certo il mio italiano a mere (e francamente discutibili) convenienze sociali». Infarinato
«Prima l'italiano!»

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso » lun, 11 giu 2018 18:24

In proposito è interessante vedere anche qui.
Ultima modifica di Infarinato in data ven, 19 apr 2019 18:52, modificato 1 volta in totale.
Motivazione: Corretta spaziatura testo
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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