«Il clano, i clani»

Spazio di discussione su questioni di carattere morfologico

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Tornando al clano (sul resto ho detto quel che avevo da dire), ho trovato qualche occorrenza in rete in testi non proprio scherzosi:

Chi è il boss arrestato? Come detto si chiama Corrado Favaro e sarebbe a capo dei Pillera-Puntina, cosca rivale dei clani di Pulvirenti e di Santapaola. (Fonte)

La gente sopravvive grazie al sistema della famiglia allargata, ancora solida, e al sistema dei clani. (Fonte)

:)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Chi è il boss arrestato? Come detto si chiama Corrado Favaro e sarebbe a capo dei Pillera-Puntina, cosca rivale dei clani di Pulvirenti e di Santapaola. (Fonte)
Mah, in questo testo per il singolare si trova clan: non mi sembra il massimo della coerenza. Penso che oggi la quasi totalità delle persone che adatta questa parola lo fa per sciatteria e non per scelta meditata.

Tornando invece a sopratutto, e a questa mia dichiarazione di un precedente intervento:
bubu7 ha scritto: Anche il Nuovo DOP (del quale non si può mettere in discussione la serietà dei responsabili scientifici) ha modificato la sua dicitura riguardo a sopratutto da «meno bene» a «meno com[une]».
sono andato a consultare la mia copia del DOP (una seconda edizione [1970] uscita a pochi mesi dalla prima del dicembre 1969) e vi ho ritrovato la stessa dicitura del DOP in rete: «meno com[une]».

Vorrei sapere da Marco se nella sua edizione è realmente scritto come da lui dichiarato in questo suo intervento (al quale avevo fatto riferimento per il «meno bene»):
Marco1971 ha scritto:Il DOP […] considera «meno bene» l[a] form[a] sopratutto
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

bubu7 ha scritto:Mah, in questo testo per il singolare si trova clan: non mi sembra il massimo della coerenza. Penso che oggi la quasi totalità delle persone che adatta questa parola lo fa per sciatteria e non per scelta meditata.
Non definirei sciatto chi sente la necessità di flettere al plurale una parola straniera piegandola alle regole del sistema. Scrive Migliorini (e analoghe considerazioni si trovano nella grammatica di Serianni):
Accanto ai fattori fonologici entrano in campo quelli morfologici quando si tratta di plurali. Mentre al singolare film e soviet sono senza confronto piú frequenti di filme, filmo, sovieto, sovietto, al plurale filmi e sovieti si vedono piuttosto frequentemente (accanto alle forme straniere o pseudostraniere films e soviets e alle forme invariate i film, i soviet).
bubu7 ha scritto:Vorrei sapere da Marco se nella sua edizione è realmente scritto come da lui dichiarato in questo suo intervento (al quale avevo fatto riferimento per il «meno bene»):
Marco1971 ha scritto:Il DOP […] considera «meno bene» l[a] form[a] sopratutto
Nella mia edizione c’è scritto «meno com.»: avrò confuso con dapertutto, considerato «err.». Mi voglia scusare questa manchevolezza. Se desidera continuare a parlare di sopratutto, gradirei che lo facesse nell’apposito filone. Grazie. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Marco1971 ha scritto: Scrive Migliorini (e analoghe considerazioni si trovano nella grammatica di Serianni)...
Non direi proprio analoghe: mentre il Migliorini parlava di «piuttosto frequentemente» il Serianni dice oggi «tali varianti sono però molto rare» (III.132.c) e, aggiungo, non si ritrovano nella lingua standard. Questo è uno dei casi in cui più che la conservazione va sottolineata l'evoluzione.
Marco1971 ha scritto: Nella mia edizione c’è scritto «meno com.»: avrò confuso con dapertutto, considerato «err.». Mi voglia scusare questa manchevolezza. Se desidera continuare a parlare di sopratutto, gradirei che lo facesse nell’apposito filone. Grazie. :)
Grazie del chiarimento. :)
Naturalmente, appagata la mia curiosità puntuale, il discorso su sopratutto si chiude qui ma riporterò la sua precisazione, per la comodità di chi ci legge, anche nell'altra discussione. :wink:
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Intervento di Marco1971 »

bubu7 ha scritto:...e, aggiungo, non si ritrovano nella lingua standard.
Il GRADIT, che lei considera autorevolissimo, registra filme come variante di basso uso. Una variante di basso uso appartiene alla lingua stàndara.

Il Battaglia dice: «meno raro il plurale filmi» (lo so, mica son grullo ;): «nella tradizione letteraria [che fa parte delle manifestazioni ‹alte› della lingua]»), e cita, come esempio piú moderno, Pasolini:

Intorno c’era tutta un’assemblea, come nei filmi quando i ladroni si radunano di notte.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Intervento di bubu7 »

Marco1971 ha scritto:
bubu7 ha scritto:...e, aggiungo, non si ritrovano nella lingua standard.
Il GRADIT, che lei considera autorevolissimo, registra filme come variante di basso uso. Una variante di basso uso appartiene alla lingua stàndara.
No: una variante di basso uso non appartiene alla lingua standard.

Almeno se accettiamo l’esistenza di un solo standard, dalla linguistica moderna solitamente fatto coincidere con la variante della lingua valutata ‘meno marcata’ dai parlanti colti.
Se invece consideriamo che ogni variante di lingua ha un suo standard possiamo anche accettare la sua affermazione ma solo specificando che lo standard a cui facciamo riferimento è oggi, nel caso di filme, quello della lingua regionale popolare trascurata oppure, se vuole, quello neopuristico; non certo quello letterario o aulico.
Marco1971 ha scritto: Il GRADIT, che lei considera autorevolissimo...
Si sbaglia. Per me l'autorevolezza di un dizionario è sempre relativa mai elativa. :wink:
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Intervento di Marco1971 »

bubu7 ha scritto:No: una variante di basso uso non appartiene alla lingua standard.
Ne dovrei desumere che non appartiene neanche alla lingua modello – scelgo a caso – la parola adorabilità, anch’essa marcata BU? :roll:
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Intervento di Marco1971 »

Preciso, per chi non ha a disposizione il dizionario, il significato di «BU» (dall’introduzione al GRADIT, vol. 1, p. XX):

BU: di basso uso; sono cosí marcati 22.550 vocaboli rari, tuttavia circolanti ancora con qualche frequenza in testi e discorsi del Novecento.

Seguendo le indicazioni di questo vocabolario, le parole filme e adorabilità condividono lo stesso statuto di frequenza: voci di basso uso, senza ulteriori specificazioni che ne limitino l’impiego (se non che filme è variante di film, e questa non è una limitazione, visto che sopratutto è variante di soprattutto).

Si veda anche il DOP, che dice pressappoco ciò che dice il Battaglia.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Marco1971 ha scritto:
bubu7 ha scritto:No: una variante di basso uso non appartiene alla lingua standard.
Ne dovrei desumere che non appartiene neanche alla lingua modello – scelgo a caso – la parola adorabilità, anch’essa marcata BU? :roll:
Bella osservazione.
Certo i due termini non sono paragonabili e sicuramente adorabilità appartiene alla lingua standard.
Anche su questo ho interrogato il caporedattore del Gradit proponendo, per adorabilità, la marca d’uso AD (anche perché nella descrizione della marca d’uso BU si legge “circolanti ancora con qualche frequenza”: si presume quindi un uso sempre più raro [e non mi sembra il caso di adorabilità]).
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