«Posseggo« e «possiedo»

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Fausto Raso
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«Posseggo« e «possiedo»

Intervento di Fausto Raso » mer, 21 dic 2011 1:25

Sarebbe interessante conoscere il motivo per cui il verbo possedere ha due forme: posseggo e possiedo.
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso » mer, 21 dic 2011 1:44

Forse ci sono. Le due forme si spiegano col fatto che il verbo è composto con “potis” (che possiede, potente, padrone) e “sedere”. Si coniuga, quindi, come il verbo sedere che ha “siedo” e, con uso letterario, “seggo”. Io possiedo, pertanto, è di uso corrente mentre posseggo di uso letterario. Potrebbe essere una spiegazione?
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

Ligure
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Alternanza di forme nella flessione verbale

Intervento di Ligure » mer, 31 gen 2018 16:40

Certo, posseggo non può far altro che seguire seggo per siedo.
Oltre a seggo si può riscontrare anche seggio.
Come esistono le forme - poetiche/arcaiche - veggo e veggio
- non lo "scaldino" della tradizione toscana - per vedo.

Non ho difficoltà a spiegarmi esiti - del tutto "regolari" -
quali veggio dal lat. vĭdeo - semplificando, ['vedjo]>['veɟɟo]>['veʤʤo] -
o seggio dal lat. sĕdeo - ['sɛdjo]>['sɛɟɟo]>['sɛʤʤo] -,
in questo caso la pseudodittongazione rappresentata da siedo risulta
impedita dalla geminazione consonantica.

Infatti, entrambi costituiscono esiti fiorentini - e, poi, italiani - completamente regolari
come si ebbe raggio da radiu(m) - ['radju]>['raɟɟo]>['raʤʤo] - et c..

Molti autori attribuiscono già la geminazione alla pronuncia latina di voci quali maj(j)u(m),
quindi ['majju]>['maɟɟo]>['maʤʤo] - il nome del mese -.

Voci il cui esito si confuse con quello di [-dj-]>[-ɟɟ-]>[-ʤʤo-].

Mi chiedo, invece, il perché delle forme seggo e veggo e della loro geminazione.

Va ipotizzata un'analogia con forme verbali quali friggo, leggo, proteggo o
reggo e verbi composti (quali correggo, sorreggo, . . .)
- tralasciando traggo et c. -?

Etimologicamente neppure a loro competerebbe geminazione,
ma si può ammettere - anche in toscano - geminazione nei
rispettivi infiniti terzultimali - friggere, leggere e proteggere -
e, poi, per analogia, generalizzata alla flessione verbale.

Perciò, se - per regolarità/regolarizzazione della flessione verbale -
si ebbero gli "anetimologici" friggo, leggo, proteggo e reggo dai rispettivi
infiniti - "anetimologici" anch'essi -, mentre mai una derivazione diretta,
ad es., dai lat. lĕgo o rĕgo avrebbe potuto condurre a leggo e reggo -.
Se mai, ai mai esistiti liègo ** o riègo**.
Andrebbe, allora, ipotizzato un "movimento inverso"
per cui dall'etimologico seggio si sia potuto avere - o ipotizzare -
l'inf. - non so se davvero attestato - "seggere" e - da questo,
per analogia con leggere, reggere (da cui leggo e reggo) et c. -
l' "anetimologico" seggo et c..

P.S.: evidentemente, anche vedo e siedo sono "anetimologici", perché
derivano - esattamente nella stessa modalità sopra illustrata a proposito
di seggio - dai rispettivi infiniti "etimologici" sedere e vedere, mentre
le forme "direttamente etimologiche" altro non possono essere che veggio
e seggio.

La forma caggio per cado, che si può riscontrare anticamente,
va - per analogia - con seggio e veggio. Ma, a differenza di queste,
risulta - anch'essa - "anetimologica" -.

Occorrerebbe, infatti, presupporre un etimo lat. quale cadeo*,
ma la forma etimologica latina attestata è cado,
continuata nell'italiano cado.
E' pur vero - per altro - che l'infinito italiano è cadére
- proprio come i regolari sedére e vedére -, mentre la forma classica
del verbo latino è cadĕre - con accento sulla prima sillaba -.

Ritengo di aver fornito una spiegazione. Come in molte altre lingue,
anche in italiano il polimorfismo riscontrabile nella flessione verbale
rimanda ad aspetti "oggettivi" - quali l'etimologia -, ma anche "inferiti"
- quali quelli dovuti all'influsso dell' "analogia" in esiti "anetimologici" -.
Evidentemente, il polimorfismo - anche se "successivamente" classificato
mediante categorie quali l' "arcaicità" o la "poeticità" - non può essere
semplicemente "casuale". Neppure in italiano. Riformulo la frase:
senza mettere in conto l'etimologia e senza ricorrere a processi
di inferenza non ha senso porsi il problema del polimorfismo nella
flessione verbale. In realtà, come nei casi riferiti, occorre indagare
anche la fonologia della lingua - ad es., perché il fiorentino
(e, per mera eredità, l'italiano) sviluppò esiti dotati di geminazione "anetimologica" ? perché è "ragionevole" che l'esito "anetimologico"
si sia sviluppato in voci terzultimali (quale, ad es., leggere) e, ad es.,
leggo risulti geminato "per analogia", risultando "poco ragionevole"
una "geminazione anetimologica" fiorentina diretta in una voce penultimale? et c. -.

Certamente posseggo rimanda a seggo,
esattamente come possiedo rimanda a siedo,
ma questa è una constatazione ricorsiva,
non una spiegazione del polimorfismo.

Ci dice solo che il latino possedeva verbi "composti".
Ma ciò è già noto da più di duemila anni!

La morfologia italiana ha radici profondissime nei processi riferiti
e "interpellarla" soltanto superficialmente non ci consente di far
emergere i livelli capaci di fornire un effettivo contributo esplicativo.

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