«Focus»

Spazio di discussione su questioni di carattere morfologico

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Non so bene il perché ma ho appena riletto – a voce alta – l’Introduzione della Grammatica di Luca Serianni (edizione UTET 1989), che avevo letto quando, nei primi anni Novanta, l’acquistai in una libreria di Siena. E mi sono stupito di diverse cose menzionate nel DiNo – di cui ho ripreso in questi giorni la compilazione.

Ma non per questo ho aperto questo filone, tra l’altro nella sezione Morfologia. Tutti voi sapete che, sull’esempio miglioriniano e poi castellaniano, io sono per l’adattamento dei latinismi in -us e -um, per cui forum diventa foro e humus si riduce a umo. Ebbene, leggete questa frase tratta dalla suddetta Introduzione (ho messo il grassetto ma nell’originale non v’è accorgimento grafico alcuno):

L’ottica da noi adottata ha insomma il suo foco nell’italiano dei nostri giorni ma è attenta a rintracciarvi il portato dei tanti secoli di storia che ne hanno segnato la fisionomia.

Non è maraviglioso? :D
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Carnby
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Intervento di Carnby »

È certamente maraviglioso, ma il plurale quale sarebbe? Fochi o foci, già attestato nella letteratura scientifica?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Per tenerlo distinto da fochi (fuochi) mi parrebbe giudizioso il plurale foci.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Andrea Russo
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Intervento di Andrea Russo »

Ma non sarebbe un po' troppo opaco il plurale? Il singolare è sicuramente trasparente, ma foci non penso lo sia.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Forse, ma è parola che si usa quasi sempre al singolare, e perdipiú in contesti linguistici, quindi in àmbito specialistico. ;)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Sandro1991
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Intervento di Sandro1991 »

Perché, secondo voi, nell’edizione Garzanti è stato tramutato in fuoco?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Questo bisognerebbe chiederlo direttamente a Luca Serianni. Che sia una decisione dei revisori (che avranno pensato a un refuso) oppure un cambiamento d’opinione dello stesso Serianni? Chissà...
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

La risposta si trova qui. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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