Dubbio sul troncamento

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G. M.
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Dubbio sul troncamento

Intervento di G. M. » gio, 05 gen 2017 12:00

Cari utenti di Cruscate, una domanda che vi apparirà forse banale, ma a cui, facendo alcune veloci ricerche sia cartacee sia interreziali, non sono riuscito a dare risposta.
Il troncamento dei sostantivi (nel linguaggio poetico) è lecito solo se questi sono singolari maschili, oppure si può fare anche per plurali e femminili?
Si può dire "un fior", "l'amor"; ma si può dire "una coron"? Mi suona istintivamente male; mentre, per esempio, "un'impression" non mi disturba particolarmente.
Stesso dubbio per il plurale: si può dire "i ciel"? Suppongo di sì, ricordo il verso dell'Ariosto: «i cavallier, l'arme, gli amori»...
Ma, al femminile, "le person"?

Fausto Raso
Interventi: 1664
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Intervento di Fausto Raso » gio, 05 gen 2017 12:34

Cortese G.M.,
in poesia, solo in poesia, mi sembra, è lecito qualunque troncamento.
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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GFR
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Intervento di GFR » lun, 09 gen 2017 15:25

Dalla Grammatica del professor Serianni (I.82): “… In moltissimi casi l’apocope, pur teoricamente possibile, non avviene […]. In particolare non si ha mai apocope […] in parole quotidiane ma non appartenenti al lessico ereditario fondamentale (*un pomodor maturo, *l’asciugaman di lino).

Se sta combattendo con la metrica tronchi qualcosa di noto, oppure scriva un "ende" straordinario :).

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G. M.
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Intervento di G. M. » mer, 11 gen 2017 8:21

Grazie a entrambi per la risposta.
GFR ha scritto:Dalla Grammatica del professor Serianni (I.82): “… In moltissimi casi l’apocope, pur teoricamente possibile, non avviene […]. In particolare non si ha mai apocope […] in parole quotidiane ma non appartenenti al lessico ereditario fondamentale (*un pomodor maturo, *l’asciugaman di lino).
Capisco, dunque non c'è una regola precisa. Da un certo punto di vista ciò mi dispiace, perché la cosa diventa un po' questione di percezioni personali; d'altro canto sono contento perché, all'interno del contesto poetico, ciò mi concede una certa libertà (vale a dire, se ce ne fosse bisogno, la possibilità di fare troncamenti che sicuramente non si userebbero nella prosa o nel parlato).
GFR ha scritto:Se sta combattendo con la metrica tronchi qualcosa di noto, oppure scriva un "ende" straordinario :).
Mi perdoni l'ignoranza, ma che cos'è un "ende"? :)

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GFR
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Iscritto in data: ven, 10 ott 2014 21:39

Intervento di GFR » ven, 13 gen 2017 9:46

Un ende-casillabo. Ma non è ignoranza sua, è la mia disinvoltura a dire con intenti scherzosi (spero di non risultare molesto).

Intendevo ribadire, sulla traccia di Fausto Raso come la poesia dia delle libertà sconosciute alla prosa, soprattutto se si riuscisse a scrivere un verso, magari un solo endecasillabo, ma straordinario.

Un verso che di tanto in tanto mi ripeto: Ma tu continua e perditi, mia vita… (Mario Luzi).

Con il discorso precedente intendevo dire che se un poeta riuscisse a scrivere qualcosa di simile all’ “ende” (senza alcuna apocope) di Mario Luzi, magari ricorrendo anche a un troncamento inusuale, sarebbe felicissimo e il troncamento, magari azzardato, perderebbe il carattere avverso che avrebbe nello scrivere in prosa.

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G. M.
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Intervento di G. M. » ven, 13 gen 2017 15:38

Nessuna molestia, si figuri! Non capivo, ma in effetti era alquanto semplice; sarà perché io invece li soprannomino "endeca". :)

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