Retroformazioni e no

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Intervento di Millermann » sab, 10 nov 2018 11:09

Ferdinand Bardamu ha scritto:[S]i tratta di un fenomeno marginale, cui si ricorre per lo più per formare parole scherzose, ironiche, gergali, come benza per benzina, barza per barzelletta, ecc.).
Ne è sicuro? :? Secondo me gli esempi citati non presentano le caratteristiche necessarie per essere definite retroformazioni: dovrebbero essere delle semplici abbreviazioni. :)
Nell'articolo Treccani da lei citato sopra si afferma, infatti:

La retroformazione si distingue anche dalle ➔ abbreviazioni o riduzioni (sub da subacqueo, prof da professore, frigo da frigorifero, spaghi da spaghetti, spino da spinello, Teo da Matteo), perché l’abbreviazione non forma parole nuove, ma varianti di parole esistenti, connotate da un registro più basso e spontaneo.

Nei casi citati benza e barza si caratterizzano appunto come varianti popolari di benzina e barzelletta, e non ne rappresentano ipotetici "accrescitivi" o, magari, "iperonimi". Che ne pensa?
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Intervento di Ferdinand Bardamu » sab, 10 nov 2018 11:34

Sí, ha ragione lei, in effetti. Anche se il procedimento alla base è il medesimo e la distinzione tra parole nuove e varianti mi sembra piuttosto tenue (le varianti non sono parole nuove?). La retroformazione consiste nella creazione di una nuova parola attraverso la cancellazione di un elemento di una parola esistente erroneamente considerato come affisso. In barza e benza si ha una rianalisi di barzelletta e benzina rispettivamente come vezzeggiativo e diminutivo, e la nuova parola è formata semplicemente cancellandone gli elementi analizzati come suffissi.

D’accordo, si tratta di parole il cui significato non differisce da quello dei termini da cui derivano, ma allora che parole aveva in mente l’autore della voce del Treccani quando scriveva: «Sebbene sia esito di processi analogici, e quindi contribuisca alla regolarizzazione delle relazioni tra le parole, la retroformazione è un processo marginale, per lo più dovuto a creazioni deliberate o scherzose, lapsus, o a etimologia popolare» (sottolineatura mia)? Forse allora era meglio parlare di parole appartenenti a una diversa categoria grammaticale, piuttosto che di parole nuove… :?
Ultima modifica di Ferdinand Bardamu in data dom, 11 nov 2018 1:21, modificato 1 volta in totale.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » dom, 11 nov 2018 1:19

Ho notato un’altra cosa che non mi torna nella voce «Retroformazioni» dell’Enciclopedia dell’Italiano. Se il discrimine tra retroformazioni e fenomeni analoghi è la creazione di nuove parole, perché citare il caso di caco e latticino, che non sono «parole nuove» ma soltanto forme singolari ottenute da plurali (cachi, latticinî) rianalizzati?

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Intervento di Millermann » lun, 12 nov 2018 11:50

Ferdinand Bardamu ha scritto:Sí, ha ragione lei, in effetti.
La ringrazio; a pensarci meglio, però, anche il suo punto di vista mi sembra ragionevole, anzi, direi che è quello corretto! È il testo della Treccani che ho riportato nel mio precedente intervento ad avermi tratto in inganno! :P

Se parliamo davvero di abbreviazioni, lo sarebbero di piú parole come *benzi o *barze. Al contrario, benza e barza sono state rianalizzate come le basi da cui, ipoteticamente, sarebbero state derivate benzina e barzelletta.
(E, infatti, nella voce in questione si legge che «La parola nuova è interpretata come la base di derivazione di quella già esistente».)

E si legge ancora, piú avanti:
La retroformazione si distingue dunque dalla conversione per il fatto di formare parole morfologicamente meno complesse, mentre la conversione consiste nella formazione di una parola appartenente a una parte del discorso diversa da quella della base senza l’intervento di un affisso derivazionale, e di uguale complessità morfologica.»

Quindi, la parte «incriminata» :mrgreen:
La retroformazione si distingue anche dalle ➔ abbreviazioni o riduzioni ( sub da subacqueo, prof da professore , frigo da frigorifero, spaghi da spaghetti, spino da spinello , Teo da Matteo ), perché l’abbreviazione non forma parole nuove, ma varianti di parole esistenti, connotate da un registro più basso e spontaneo.»

Ora, se prof da professore e frigo da frigorifero sono innegabilmente delle abbreviazioni, è altrettanto evidente che spaghi da spaghetti e spino da spinello (entrambi rianalizzati come diminutivi) sono principalmente delle retroformazioni, anche se create a scopo di abbreviazione, e non per ottenere basi da cui derivare altre parole.

Si potrebbero, forse, definire «abbreviazioni da retroformazione» o «retroformate», o ancora «da rianalisi». Che ne dice? :)
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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 12 nov 2018 12:42

Sí, credo che la definizione di retroformazione e quella di rianalisi si sovrappongano in molti casi e sia difficile distinguere l’una dall’altra. In altre parole, è uno di quei casi in cui l’etichettatura dei fenomeni linguistici lascia il tempo che trova.

Gli esempi di barza e benza, tra l’altro, li ho trovati nella rubrica di linguistica del sito della Repubblica.

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