Perché «il dopocena»?

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Moderatore: Cruscanti

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Fausto Raso
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Perché «il dopocena»?

Intervento di Fausto Raso »

Ho inviato alla consulenza linguistica della Crusca il seguente quesito:
"Perché dopocena o doposcuola (e tutti i nomi composti con dopo e un sostantivo femminile) sono di genere maschile? Non dovrebbero essere femminili essendo composti con l'avverbio (o preposizione impropria) "dopo" e un sostantivo femminile? Grazie"

Se avrò una risposta sarà mia cura, ovviamente, comunicarla ai gentili "cruscanti".
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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

E il fine settimana, il testacoda, il via libera e tante altre locuzioni addirittura composte da due sostantivi femminili non sono maschili? A quanto pare in molti casi di creazione di locuzioni invarianti l'esito spesso è maschile.
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Millermann
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Iscritto in data: ven, 26 giu 2015 19:21
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Intervento di Millermann »

Una ragione "pratica" potrebbe derivare dal fatto che dopo, usato come sostativo, è maschile; perciò il doposcuola e il dopocena potrebbero essere interpretati come «il dopo» rispetto alla scuola o alla cena. :)
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
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Ferdinand Bardamu
Moderatore
Interventi: 4367
Iscritto in data: mer, 21 ott 2009 14:25
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Concordo con Roberto Crivello. Piú che supporre un ipotetico sostantivo sottinteso, direi semplicemente che il composto cosí costruito assume il genere neutro, cioè il maschile.

Peraltro, occorre notare che il doposcuola non è un tipo di scuola, il via libera non è una via libera, né il dopocena un tipo di cena, ecc. sicché i sostantivi che vi compaiono non possono fungere da testa del composto.
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Zabob
Interventi: 923
Iscritto in data: sab, 28 lug 2012 19:22

Re: Perché «il dopocena»?

Intervento di Zabob »

Ci sarebbero anche la due giorni, il fine vita, il fine corsa... Mentre in il via libera ci sento un sottinteso il [segnale di] via libera, ovviamente usato in senso figurato (metafora di presumibile origine ferroviaria).
Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)
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