"L'assise"

Spazio di discussione su questioni di carattere morfologico

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Fausto Raso
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"L'assise"

Intervento di Fausto Raso »

Da un quotidiano di Roma, a distribuzione gratuita:

“Forza Italia, polemiche di Natale
l’assise della Cdl contro Veltroni”
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Questo titolo è tremendamente errato: assise è solo (e rigorosamente) femminile plurale.

Il titolo corretto è, quindi, “… le assise…”.

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Mi domando: siamo ancora a questo punto? :o
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

Avatara utente
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Intervento di Incarcato »

Cos'è? Metro?
In simili quotidiani è già tanto che si trovino le notizie riportate correttamente. I refusi (e gli strafalcioni) sono frequenti.

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bubu7
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Re: "L'assise"

Intervento di bubu7 »

Fausto Raso ha scritto:Questo titolo è tremendamente errato: assise è solo (e rigorosamente) femminile plurale.
Non è così, caro Fausto.
Assise, nell'accezione da lei considerata, è anche singolare (GRADIT, DISC).
E mi sembra normale e auspicabile che la lingua si liberi di queste fastidiose eccezioni. :)
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Intervento di Incarcato »

Tuttavia De Mauro Treccani e Garzanti danno il lemma solo come plurale.

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso »

Incarcato ha scritto:Tuttavia De Mauro Treccani e Garzanti danno il lemma solo come plurale.
Alla lista si possono aggiungere: DOP; Sapere. it; Deli.

L'uso del singolare (l'assise), a mio avviso, non è consigliabile:
LA GRANDE ASSISE DEL PARTITO (che orrore!!!) :oops:
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Scusate amici, ma i dizionari non si possono consultare al chilo. :)

Il De Mauro in linea dà (ovviamente) la stessa versione del GRADIT.
Il Treccani è datato ed esprime un atteggiamento conservatore (ma dice già, usato anche se impropriamente).
Il Garzanti in linea è dignitoso ma niente di più.
Il DOP è un dizionario di pronuncia e grafia, non può (e lo dice chiaramente) fornire indicazioni dettagliate di altro genere; in più è datato.
Il DELI è un dizionario etimologico e come il DOP, non può fornire indicazioni dettagliate sulle varianti d'uso di un'accezione della parola.
Su Sapere.it naturalmente non mi pronuncio.

Si può invece aggiungere il Devoto-Oli 2007 che dice "usato, anche se impropriamente, al singolare".

Per concludere, siamo di fronte a un uso moderno non biasimato da alcuni dei nostri migliori vocabolari.
Non si può considerare quindi "tremendamente errato" ma si può parlare, come dice Fausto nel suo ultimo intervento, di quale sia a nostro parere l'uso consigliabile. :)

P.s.
Vedo che l'ultima edizione del DOP dà chiare indicazioni sull'uso e definisce errato il singolare nell'accezione che c'interessa.
Si dovrebbe verificare se questa posizione è frutto di una rinnovata riflessione sulla parola oppure se si tratta semplicemente di una copia delle edizioni precedenti.
È l'unico dizionario di quelli considerati ad avere una posizione così recisa.
Non mi sembra però che cambino le precedenti considerazioni generali. :)
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Incarcato
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Intervento di Incarcato »

I dizionari si possono anche consultare al chilo, basta non sommare le mele alle pere. Condivido le considerazioni su Dop e Deli, ma la concordanza dei maggiori dizionari s'un lemma vorrà pur dir qualcosa? A proposito, ho spulciato anche il Devotino 2007, e riporta solo la forma al plurale.

Il Treccani in linea datato? Ma se lemmatizza anche fescion!

Quanto al non biasimato, sarà anche vero, ma il Devoto-Oli parla d'uso improprio, appunto.

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso »

Altri vocabolari (tra quelli citati) che riportano assise SOLO plurale:

Sandron; Giuseppe Pittàno (Bidizionario della lingua italiana) :D
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Incarcato ha scritto:I dizionari si possono anche consultare al chilo, basta non sommare le mele alle pere.
Era proprio quello che volevo dire. :wink:
Incarcato ha scritto:Il Treccani in linea datato? Ma se lemmatizza anche fescion!
Si fidi, Incarcato, conosco il Treccani e la sua storia come le mie tasche. Ne posseggo una copia, come uno dei primi sottoscrittori, dal 1986 quando mi arrivò a casa il primo volume fresco di stampa. :)
Conosco la scuola a cui apparteneva il suo direttore, Aldo Duro, e l'officina guidata dal Migliorini che aveva dato alla luce il Dizionario enciclopedico nella quale fu creata l'impostazione del nostro dizionario.

Fashion è attestato in italiano dal 1808. :)

I dizionari che ammettono senza riserva anche il singolare sono, come dicevo, il GRADIT, il DISC e il De Mauro in linea (che, come ben sa, è l'editio minor del GRADIT).

In quanto al Devoto-Oli 2007, curato tra gli altri dal Serianni, esso ha una posizione più conservatrice e, inoltre, è il rifacimento del benemerito Devoto-Oli classico. Non ho sottomano in questo momento quest'ultimo vocabolario, ma anche in questo caso sarebbe interessante confrontare la voce nelle due edizioni, per cercare di capire quanto sia stata rimeditata.

Il GRADIT e il DISC sono invece due opere completamente nuove e soprattutto il DISC non si può tacciare d'eccessiva spericolatezza.

Questi sono alcuni dei particolari che vanno presi in considerazione prima di esprimere un giudizio. :)

In un secondo momento si possono effettuare delle ricerche mirate, in rete, con un motore di ricerca, dando a queste ricerche il peso opportuno rispetto alle dichiarazioni dei dizionari.
Sui siti del Corriere della Sera e di Repubblica, il rapporto l'assise / le assise è rispettivamente di 18 a 7 e di 70 a 46.

P.s.
Vedo che nel frattempo il buon Fausto continua a sfornare dizionari. :wink:
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Incarcato
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Intervento di Incarcato »

Volendo essere ironici, i dati che riporta dal Corriere e dalla Repubblica sono a mio favore: dire che i giornalisti conoscono la grammatica è un’ipotesi statisticamente forte. :P

Comunque, caro Bubu7, noto a margine che il Treccani, anche volendo abbracciare le sue opinioni, è un dizionario come gli altri e va neutralmente tenuto in considerazione quando si confrontano le varie opere lessicografiche. A proposito, all’appello manca lo Zingarelli, il piú pubblicizzato di tutti!

Quanto al Gradit, so che il De Mauro ne è, diciamo cosí, l’editio minor, ma evidentemente mi sono fatto ingannare, perché in linea parla solo di s.f.pl.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Chi ha un’oncia di cultura eviterà questa sgrammaticatura: in questo caso siamo di fronte a un’evoluzione da respingere finché si può. Riporto per intero l’articolo del Gabrielli (Si dice o non si dice?, Milano, Mondadori, 1976, pp. 111-112):
«La grande assise ecumenica», «L’assise repubblicana al Palazzo dei Congressi», «La nuova assise per le monete»: titoli come questi si leggono con sconfortante frequenza sui giornali e perfino sui libri. Perché sconfortante? Perché sono sbagliati, non rispettano la concordanza grammaticale. La parola assise è femminile, sí, ma è anche plurale.

Il grossolano errore si spiega col fatto che in passato la parola si usava soltanto nell’espressione Corte d’Assise, e oggi invece è entrata nel linguaggio comune col significato di «grande assemblea», «solenne adunanza», e non tutti son preparati a usarla. Oggi, come tutti sappiamo, è l’età dei paroloni oltre che delle parolacce; ma mentre per queste occorre solo ignoranza e cattiva educazione, per quelle ci vuol grammatica, e la grammatica qualche volta manca. Dicendo «la grande assise» molti non hanno neppure il sospetto di sgrammaticare, perché quella -e finale è sí il plurale comune di tutte le parole femminili in -a (la pianta, le piante), ma è anche la desinenza singolare di molte parole femminili come neve e pieve; sí che è già una fortuna che finora non si sia generalizzato sulle stampe quell’assisi plurale che abbiamo incontrato in un giornale milanese («le grandi assisi politiche»), e che piú spesso s’incontra nella locuzione «Corte d’Assisi», ravvicinando un tribunale alla patria di san Francesco.

La parola assise, venutaci in questa particolare accezione attraverso il francese assises, altro non è che il participio passato femminile sostantivato del verbo assidersi, sedersi, e corrisponde esattamente all’altro participio passato femminile sedute, usato sostantivamente nello stesso significato: «le sedute dei ministri». Dire perciò «la grande assise» è come dire «la grande sedute» : una sgrammaticatura elementare in cui neppure un analfabeta va a cadere. Si domanderà: perché questo plurale? Perché la parola assise fu usata cosí al plurale fin dalle origini (il piú lontano medio evo) per significare un’assemblea con piú sedute. Queste assise medievali erano nell’età feudale alla base dell’organizzazione dello Stato. L’imperatore, il principe le convocava periodicamente non solo allo scopo di rendere giustizia, ma anche per esaminare e controllare l’andamento generale della cosa pubblica. E c’erano le grandi e le piccole assise: le prime si tenevano una volta l’anno, spesso alla presenza dello stesso monarca, le seconde erano convocate piú volte durante l’anno per la discussione degli affari ordinari. Coi secoli, la parola languí fino a scomparire, salvo, come ho detto, nell’espressione Corte d’Assise, alla lettera «Corte di sedute» per giudicare dei piú gravi delitti.

Per concludere, visto che la parola rara è arrivata fin sulle bocche della gente comune, cerchiamo di usarla a dovere, cioè come sostantivo femminile plurale, e diciamo «le grandi assise repubblicane». Che se poi quel plurale ci stona, usiamo senza esitazione il singolare assisa, cosí come diciamo «adunanza», «assemblea»: «la prossima assisa socialista», «la grande assisa ecumenica». (L’italiano ha anche un’altra assisa, antico francesismo piuttosto raro, nel significato di «divisa», «uniforme», specialmente militare; esso deriva dallo stesso assise francese, participio passato di asseoir, ma nel significato figurato di «fissare», «stabilire»: propriamente, abito fissato, stabilito per una certa categoria di persone.)
Come diceva l’Atieri Biagi, non è neanche un bene accelerare l’evoluzione della lingua (soprattutto quando non porta nulla di buono, aggiungo io).
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso »

Non ho citato il Gabrielli a bella posta. Per paura di sentirmi dire che è datato. La sgrammaticatura, però, rimane. Come si "giustificano" i Grandi vocabolari?
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Infatti, biasimo quei vocabolari che non avvertono il lettore di queste cose. A ragion veduta, il consultatore deciderà da sé come regolarsi. Ma se il dizionario non l’informa… :(
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

Marco1971 ha scritto:Chi ha un’oncia di cultura eviterà questa sgrammaticatura:...Come diceva l’Atieri Biagi, non è neanche un bene accelerare l’evoluzione della lingua (soprattutto quando non porta nulla di buono, aggiungo io).
Il fatto è che l'articolo del Gabrielli è del 1976, e due pagine prima Gabrielli dice pure che al plurale superficie è corretto (sappiamo perché, rispetta la tradizione latina ecc.) ma da tempo superfici si è affermato nell'uso e così via. Se quindi Gabrielli scrivesse oggi, 30 anni dopo, l'articolo su assise probabilmente direbbe che ormai la parola si è affermata nell'uso come sinonimo di assemblea generale, congresso, ecc.

Mi sembra poi, prendendo ad esempio quello che dice il DISC, che due linguisti come Sabatini e Coletti hanno deciso, non di non informare, ma al contrario, di informare che nella sua estensione semantica di grande assemblea, assise viene adoperato anche al singolare.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

E che informazione è mai questa? Un buon dizionario (e buono, anzi ottimo considero il DISC, anche se in questo caso dissento) dovrebbe comunque aggiungere che è sconsigliato, ecc.). Penso che l’assise singolare strida a chi abbia un minimo di cultura, e infatti anche nella sua grammatica Luca Serianni dice che assise «è solo plurale, o perlomeno dovrebbe esserlo nel suo uso più corretto». Perché lasciar correre? O vogliamo anche che domani di dica, per uniformazione e incuria, anche gli uovi?
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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