«Sub-»

Spazio di discussione su questioni di carattere morfologico

Moderatore: Cruscanti

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Allora nutriamo qualche speranza ancor. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Federico
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Intervento di Federico »

Per la cronaca, ho contato solo 4 occorrenze di subpage nelle pagine di Wikipedia (escludendo il linguaggio di programmazione), mentre sottopagina va per le tremila.

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Fabio48
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Intervento di Fabio48 »

E subappaltare e subaffittare?

Cordialità.
...un pellegrino dagli occhi grifagni
il qual sorride a non so che Gentucca.

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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Non capisco la domanda, Fabio.
Potrebbe essere più esplicito? :)
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Fabio48
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Intervento di Fabio48 »

Mi scuso caro Bubu, ma quando sono in ufficio, purtroppo leggo e scrivo con troppa fretta.
Probabilmente la domanda, oltre che confusa, è fuori luogo, nel senso che non avendo visto tra gli esempi parole come subaffittare, subappaltare o subagente, mi interessava sapere se queste fossero parole italiane o di derivazione anglosassone.

Grazie per la sua attenzione e cordiali saluti.
...un pellegrino dagli occhi grifagni
il qual sorride a non so che Gentucca.

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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Ma si figuri, caro Fabio.

Il fatto è che Marco aveva chiesto:
Marco1971 ha scritto:Ha qualche esempio di termine recente (con ‘recente’ mi riferisco agli ultimi trent’anni) con sub- che non ci venga dall’estero e sia una formazione italiana scria scria?
Subaffittare è attestato dal 1669, subappaltare dal 1696 e subagente dal 1960 (attestazioni riprese dal GRADIT); quindi non rientravano nell'intervallo temporale della richiesta e, comunque, non sembrano, dalle indicazioni del vocabolario, di derivazione anglosassone. :)
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Per quanto riguarda subagente: in inglese sub-agent è attestato sin dal 1843 (si veda l’OED) ed è comune soprattutto in testi legali americani (l’OED dice «spec. in U.S. Law»); non si può escludere che la coniazione italiana sia un calco. A ogni modo, sub- non disturba quando segue una vocale, disturba quando seguono una o piú consonanti.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Marco1971 ha scritto: non si può escludere che la coniazione italiana sia un calco.
Ma non si può neanche affermarlo, perché nessun vocabolario ne parla. Tenuto conto poi che negli ambienti legali si mastica un po' di latino, si potrebbe trattare anche di una formazione indipendente (tra l'altro, come dirò tra poco, non è detto che da noi il termine sia stato introdotto dagli ambienti legali).
Marco1971 ha scritto: A ogni modo, sub- non disturba quando segue una vocale, disturba quando seguono una o piú consonanti.
Sì, non ne facciamo assolutamente un problema.

Comunque, poiché mi piace contraddire Marco ( :mrgreen: ), ho cercato qualche altro elemento su subagente e ho scoperto che la data di prima attestazione dei maggiori vocabolari (in genere 1960) andrebbe di molto retrodatata.

Sul Battaglia, sotto la voce subagente, è presente una citazione tratta dal libro Provinciali (1925) di Achille Giovanni Cagna (1847 - 1931):
Vedo che tu vai diventando asino, e me ne consolo. Ti gioverà parecchio nella tua carriera di subagente!
Ci toccherà avvertire le redazioni dei vocabolari...
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Vabbè, mi abituerò a subaccezione, in fondo piú «leggero» di sottaccezione e usato anche dalla Crusca.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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