«Colimbòfilo» e «chionodromòfilo»

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Marco1971
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«Colimbòfilo» e «chionodromòfilo»

Intervento di Marco1971 »

Rispettivamente per «appassionato di nuoto/sci». Domando ai grecisti se colimbòfilo e chionodromòfilo siano formati bene (dico subito che non conosco bene il greco e che mi fondo sui dizionari). Grazie. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Federico
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Intervento di Federico »

Non ho capito: sono sue creazioni?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Sí. :D
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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u merlu rucà
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Re: «Colimbòfilo» e «chionodromòfilo»

Intervento di u merlu rucà »

Marco1971 ha scritto:Rispettivamente per «appassionato di nuoto/sci». Domando ai grecisti se colimbòfilo e chionodromòfilo siano formati bene (dico subito che non conosco bene il greco e che mi fondo sui dizionari). Grazie. :)
Colimbofilo potrebbe creare qualche imbarazzo:
co|lìm|bo
s.m.
TS ornit., uccello acquatico del genere Colimbo, comunemente detto strolaga | con iniz. maiusc., genere dell’ordine dei Ciconiformi (De Mauro in linea)

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Vero, ma siccome molti conoscono l’uccello ma non sanno che si chiama colimbo... ;) Io mi son fondato sulla radice κολυμβώ «nuotare».
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Incarcato
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Intervento di Incarcato »

Secondo me, di là da problemi di formazione, l'uso di derivati dal greco « complessi », come in questo caso, è un elemento che rende difficoltosa l'eventuale diffusione della neoformazione, che rimanendo oscura a molti, pure a chi ha studiato greco, scoraggia l'uso (ripeto, eventuale).
Bisognerebbe trovare qualcosa di piú facile... :roll:
...qualcosa come nuotista, sciista? Le butto là. :wink:
I' ho tanti vocabuli nella mia lingua materna, ch'io m'ho piú tosto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole colle quali io possa bene esprimere il concetto della mente mia.

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Infarinato
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Intervento di Infarinato »

Incarcato ha scritto:Secondo me, di là da problemi di formazione, l'uso di derivati dal greco « complessi », come in questo caso, è un elemento che rende difficoltosa l'eventuale diffusione della neoformazione…
Concordo con Incarcato.

Due parole sulla morfologia dei neologismi in oggetto (in loco Amici eius :mrgreen:): chionodromòfilo è ineccepibile, ma mi ricorda un po’ alcune mie neoformazioni scherzose quali *galaktestrapezakoukanáphoros con cui apostrofavo mio padre perché portava (phóros) sempre il latte (gála, gálaktos) in tavola (e[i]s trápezan) e non (k[] ou[k]) lo rimetteva (aná) mai in frigo… :D

*Colimbòfilo, poi, non mi convince per tre ragioni:
  1. in greco antico, kolymbáō (contratto in kolymbô, con accento circonflesso, non acuto, sull’omega) significava primariamente tuffarsi (e solo secondariamente nuotare): nuotare si diceva néō (t.v. new-, probabilmente imparentato con náō e lat. navis, nare e quindi anche it. nuotare);
  2. il tema verbale è kolymba-, non kolymbo-;
  3. col suffisso -philos si formano (mi pare) soprattutto dei denominali, non dei deverbali: volendo continuare a giocare, il nomen actionis di néō è neûsis («nuoto», s.), da cui si avrebbe in italiano neusífilo (cfr. anche i composti con neust- sul GRADIT). :D

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Grazie mille, Infarinato. Ho finalmente la risposta precisa alla mia domanda. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Naturalmente – occorre precisare – era pura curiosità: di questi termini non c’è bisogno e non era mia intenzione proporli come neologismi da immettere nell’uso.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Incarcato
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Intervento di Incarcato »

Certo, Marco. La mia era una precisazione di cartattere generale. :wink:
I' ho tanti vocabuli nella mia lingua materna, ch'io m'ho piú tosto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole colle quali io possa bene esprimere il concetto della mente mia.

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