Sillabazione di «mnemonico»

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Sillabazione di «mnemonico»

Intervento di Zabob » lun, 25 dic 2017 17:29

Anzitutto, buon Natale a tutti gli utenti del fòro.
Ho notato nelle prime pagine del DiPI (oltre a un paio di scelte che non mi sarei aspettato in un testo del Canepari, come le numerose correlazioni sia... che... e un mano a mano), soprattutto la parola "mnemonico" spezzata in m-[a capo]nemonico (p. 40, terzultima riga). Si tratta di una svista? di un errore di stampa? oppure è veramente possibile sillabare così questo vocabolo?
Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)

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Intervento di Infarinato » lun, 25 dic 2017 18:10

Sí, direi che, sebbene foneticamente la [m] del nesso [mn] iniziale tenda a risillabificarsi con la vocale finale di una parola (uscente in vocale) che eventualmente la preceda, grafemicamente si tratterebbe di una sillabazione abbastanza estrema per non essere considerata un refuso.

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Intervento di Millermann » mar, 26 dic 2017 12:04

Leggendo il quesito di Zabob ho subito pensato a un errore del programma di sillabazione, probabilmente dovuto a un'implementazione un po' sommaria di una delle regole da applicare:
Il sito dell’Accademia della Crusca ha scritto:Si dividono i gruppi costituiti da due consonanti uguali (tt, dd, ecc. e anche cq) e i gruppi consonantici che non sono ammessi ad inizio di parola (del tipo cn, lm, rc, bd, mb, mn, ld, ng, nd, tm)
per la quale non sarebbero state previste le necessarie eccezioni.

Poi, osservando l'atteggiamento prudente e quasi permissivo d'Infarinato —che non ha bollato subito l'errore— mi sono sorte alcune domande.

Che succede se uno di tali gruppi «non ammessi» è effettivamente all'inizio d'una parola, e in particolare quando ciò è dovuto all'elisione d'una vocale iniziale?
Penso, ad esempio, ai nomi di piatti tipici regionali ('nduja, 'mpignulata, pasta 'ncasciata, pitta 'mpigliata...), o ad alcune espressioni dialettali, come «una 'nticchia», usate anche in testi italiani. :)

Vorrei perciò chiederle, caro Infarinato: sarebbe in teoria accettabile anche grafemicamente una sillabazione come una 'n-[a capo]ticchia? :?
Non è forse, dal punto di vista dell'accettabilità, un caso equiparabile all'andare a capo dopo un'elisione segnalata dall'apostrofo?
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Intervento di valerio_vanni » mar, 26 dic 2017 13:06

Millermann ha scritto:Vorrei perciò chiederle, caro Infarinato: sarebbe in teoria accettabile anche grafemicamente una sillabazione come una 'n-[a capo]ticchia? :?
Non è forse, dal punto di vista dell'accettabilità, un caso equiparabile all'andare a capo dopo un'elisione segnalata dall'apostrofo?
Per me c'è una differenza notevole, nell'ultimo caso la mandata a capo va anche contro la suddivisione fonetica.

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Intervento di Infarinato » mar, 26 dic 2017 14:08

valerio_vanni ha scritto:
Millermann ha scritto:Vorrei perciò chiederle, caro Infarinato: sarebbe in teoria accettabile anche grafemicamente una sillabazione come una 'n-[a capo]ticchia? :?
Non è forse, dal punto di vista dell'accettabilità, un caso equiparabile all'andare a capo dopo un'elisione segnalata dall'apostrofo?
Per me c'è una differenza notevole, nell'ultimo caso la mandata a capo va anche contro la suddivisione fonetica.
In [un testo] italiano, no. ;)

In generale, tipograficamente parlando, è considerata buona norma (in tutte le lingue che si scrivano in caratteri latini) non andare mai a capo lasciando in fin di rigo una sola sillaba, per non parlare di una sola lettera. Quindi, un’a|meba, dell’a|meba sí, l’a|meba mah, a|meba no.

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Intervento di Millermann » mar, 26 dic 2017 15:59

La ringrazio, lei ha confermato ciò che ho sempre pensato. Avevo, infatti, specificato in teoria, ché nessuno —credo— scriverebbe davvero pitta 'm|pigliata! ;)

Il mio dubbio era dovuto al fatto che una scrizione come la 'n|duja, essendo formalmente e foneticamente equivalente a l'an|duja, mi sembrava di sicuro piú accettabile, come mandata a capo (benché, ripeto, inverosimile) che non apprendimento m|nemonico (che pure lei aveva definito «sillabazione estrema» e non «errata/impossibile»).

P.S.: In che senso «in [un testo] italiano»? Vuol dire che potrebbe essere accettabile in qualche altra lingua, vero? (Perché immagino che non lo sia neppure in un testo dialettale!) :)
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Intervento di Infarinato » mar, 26 dic 2017 16:38

Millermann ha scritto:In che senso «in [un testo] italiano»?
Mi riferivo all’affermazione di Valerio, non alla sua. ;)

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