Lunghezza vocaboli

Spazio di discussione dedicato alla storia della lingua italiana, alla sua evoluzione e a questioni etimologiche

Moderatore: Cruscanti

Intervieni
Avatara utente
loquispatha
Interventi: 2
Iscritto in data: ven, 31 lug 2020 9:24

Lunghezza vocaboli

Intervento di loquispatha »

Salve! Non so se questa è la sezione giusta per il quesito che voglio porre, né se lo porrò in modo digitalmente corretto, poiché sono un membro nuovissimo di questo fòro e quindi inesperto. Detto ciò, passiamo alla domanda.
Come sappiamo uno degli ostacoli che l'italiano più deve fronteggiare quando si tratta di anglicismi è la maggior brevità media di quest'ultimi, la quale non si può negare in molti casi. Al che io spesso mi infurio quando questa sinteticità viene lietamente decantata, perché mi chiedo "Ma che diavolo di fretta abbiamo?" Tuttavia il dubbio m'è sorto. Esiste una ragione filologica/storica per cui le parole italiane (e generalmente latine), sono spesso più lunghe e plurisillabiche rispetto alle parole inglesi e germaniche? Perché la nostra lingua non si è evoluta per accorciare le parole o per formare composti?

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9852
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 12:37

Re: Lunghezza vocaboli

Intervento di Marco1971 »

Vasta questione, alla quale non so se esista una risposta univoca. Certamente, lo zoccolo duro delle lingue germaniche consiste di parole spesso monosillabiche (time/Zeit, place/Ort, book/Buch, leaf/Blatt, tree/Baum) che corrispondono a un termine italiano con almeno una sillaba in piú (tempo, luogo, libro, foglia, albero). Non sono un esperto, ma appare abbastanza plausibile che le abitudini fonatorie dei popoli abbiano portato allo sviluppo di sistemi fonetici diversi: parole in larga parte uscenti in consonante per le lingue germaniche e perlopiú in vocale per le lingue neolatine (e una vocale finale aggiunge una sillaba).

Un altro aspetto è il passaggio dal latino volgare all’italiano: quando non si riusciva piú a percepire la differenza tra vocali brevi e lunghe, alcune parole molto brevi potevano venire confuse, ad esempio ŌS (bocca) e ŎS (osso). In tali casi sono generalmente sopravvissute le parole piú corpose, talvolta con slittamento semantico (BUCCA, se non erro, indicava anche la guancia); tra VIR e HOMO, ha vinto il secondo, come tra IRE e VADERE, FLERE e PLANGERE, EDERE e MANDUCARE, EQUUS e CABALLUS, ecc. Del pari, il comparativo organico in molti casi sparí a favore del comparativo perifrastico (FORTIOR > piú forte); lo stesso avvenne col passivo organico del latino classico (AMOR > sono amato).

Questi e molti altri fenomeni ci mostrano che il popolo preferiva le parole piú lunghe, piú espressive e di maggiore corposità. E nessuno gli disse che, mille anni dopo, il popolo avrebbe preferito lo scialbore delle parole mozze e plastificate. ;)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Avatara utente
Roberto Crivello
Interventi: 1662
Iscritto in data: lun, 11 apr 2005 4:37
Località: Salt Lake City, Utah
Info contatto:

Re: Lunghezza vocaboli

Intervento di Roberto Crivello »

Marco, vorrei aggiungere che le caratteristiche della flessione del latino gli permettevano una sinteticità ineguagliabile dall'inglese pur con le sue parole spesso più brevi. Per esempio tutte le più famose traduzioni in inglese dell'Eneide sono più lunghe dell'originale!

Il famoso inizio Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris diventa, nella traduzione di Dryden, Arms and the man I sing, who, fore'd by fate.. (per avvicinarsi alla forza dell'inizio porta nella prima riga fato profugus della seconda riga di Virgilio); e Fitzgerald, nella sua traduzione del 1983, usa l'intera prima riga per la prima metà di quella di Virgilio: I sing of warfare and a man at war. E Fagles, nel 2006, scrive Wars and a man I sing, an exile driven by fate.

La famosa maledizione di Giunone occidit, occideritque sinas cum nomine Troia, viene divisa in due versi da Dryden: Call them not Trojans: perish the renow / and name of Troy, with that detested town. E Fangles pure deve espandere: Troy has fallen --and fallen let her stay -- with the very name of Troy.
Ultima modifica di Roberto Crivello in data ven, 31 lug 2020 23:03, modificato 1 volta in totale.

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9852
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 12:37

Re: Lunghezza vocaboli

Intervento di Marco1971 »

Certo, caro Roberto, il latino classico, lingua scritta e eminentemente letteraria, che era quasi incomprensibile alla popolazione, che parlava una lingua parallela. :)

E grazie di queste belle citazioni, che, nella generale piattezza odierna, suonano come le montaliane trombe della solarità. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Avatara utente
G.B.
Interventi: 266
Iscritto in data: gio, 15 ago 2019 11:13

Re: Lunghezza vocaboli

Intervento di G.B. »

Forse c'è anche da considerare la «tipologia linguistica»: una lingua «agglutinante» (come il tedesco) non può permettersi di «allungare» il proprio lessico di base, com'è avvenuto invece nel passaggio dal latino al volgare. Quando noi diciamo il bicchiere per la birra, il tedesco crea il composto: das Bierglas; e questa modalità di formazione delle parole, molto produttiva, sarebbe impensabile se il lessico di base fosse costituito per la maggior parte di lessemi [già] lunghi.
Ultima modifica di G.B. in data sab, 01 ago 2020 18:07, modificato 1 volta in totale.
«[...] o italici segni / rivendicarvi io seppi / nella vostra vergine gloria!» (G. D'Annunzio, Laus Vitae, vv. 7979-81).

Avatara utente
Infarinato
Amministratore
Interventi: 3731
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 10:40
Info contatto:

Re: Lunghezza vocaboli

Intervento di Infarinato »

Fuori tema
G.B. ha scritto:
sab, 01 ago 2020 11:33
Forse c'è anche da considerare la «tipologia linguistica»: una lingua «agglutinante» (come il tedesco)…
Siamo ampiamente «fuori fòro» e ben m’avvedo che il nostro G.B. ha posto il termine tra virgolette, ma sarà bene sottolineare a beneficio dei meno esperti che il tedesco non è in alcun modo una lingua agglutinante e, anche tra virgolette, non è piú «agglutinante», ad esempio, dell’inglese… se non sotto l’aspetto ortografico. ;)

Tedesco e inglese (cosí come tutte le lingue germaniche e piú in generale indoeuropee, tra le quali ovviamente anche il greco, il latino e tutte le lingue romanze) rimangono lingue flessive.

Avatara utente
G.B.
Interventi: 266
Iscritto in data: gio, 15 ago 2019 11:13

Re: Lunghezza vocaboli

Intervento di G.B. »

Infarinato ha scritto:
sab, 01 ago 2020 13:17
Fuori tema
[...] Tedesco e inglese (cosí come tutte le lingue germaniche e piú in generale indoeuropee, tra le quali ovviamente anche il greco, il latino e tutte le lingue romanze) rimangono lingue flessive.
Solo per sapere la sua opinione: dice, quindi, che l'aspetto agglutinante del tedesco e dell'inglese (minore, certo, rispetto al flessivo, ma piú importante, p.es., di quello dei famosi togliendociseli e affini italiani) non ha inciso sulla conservazione di un lessico «breve»?
«[...] o italici segni / rivendicarvi io seppi / nella vostra vergine gloria!» (G. D'Annunzio, Laus Vitae, vv. 7979-81).

Avatara utente
loquispatha
Interventi: 2
Iscritto in data: ven, 31 lug 2020 9:24

Re: Lunghezza vocaboli

Intervento di loquispatha »

Grazie delle risposte. Forse non c'è effettivamente una risposta univoca e inequivocabile, la lingua si è evoluta naturalmente così, per tendenze spontanee dei popoli. Dite che la preferenza per parole lunghe e corpose sia dovuta anche alla notoria "prolissità" e divaghezza dei popoli latini?

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9852
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 12:37

Re: Lunghezza vocaboli

Intervento di Marco1971 »

Non abbiamo prove scientifiche, e potremmo anche, impressionisticamente, mettere questa cosa in relazione con l’aspetto tendenzialmente piú florido e prosperoso del gentil sesso mediterraneo ( :lol: ) paragonato, sempre tendenzialmente, al tipo nordico. Ma fuori foro siamo, come ci ha ricordato Infarinato. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Intervieni

Chi c’è in linea

Utenti presenti in questa sezione: Nessuno e 1 ospite