Perché «olio» e non *«oglio»?

Spazio di discussione dedicato alla storia della lingua italiana, alla sua evoluzione e a questioni etimologiche

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u merlu rucà
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Intervento di u merlu rucà » mer, 21 mag 2014 17:35

Non è intensa ma è pur sempre ʎ, quindi avrà una spiegazione. Io ne ho proposto una, è pur sempre un'ipotesi, ma qual è l'alternativa?
Largu de farina e strentu de brenu.

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Infarinato
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Intervento di Infarinato » mer, 21 mag 2014 17:57

L’alternativa è semplice, ed è dovuta a ragioni di fonetica generale: in un eloquio trascurato [lj] tende [sincronicamente] a palatalizzarsi in [ʎ] per una spontanea tendenza articolatoria… e non solo in toscano.

A differenza che nell’evoluzione dal latino all’italiano, che ha portato da --, -- (> /-lj-/) a /-ʎʎ-/ [-ʎ(ː)ʎ-], però, non c’è stata nessuna fase intermedia con raddoppiamento /-llj-/.

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Intervento di u merlu rucà » mer, 21 mag 2014 17:58

Ho dato un'occhiata all'Atlante Lessicale Toscano. Non c'è, se non erro, la domanda specifica su olio, ma in quella vaso per l'olio vi sono alcune forme composte in cui olio è presente. In effetti l'esito sembra oljo in quasi tutte le attestazioni, salvo in alcuni paesi dove c'è oglio.
Largu de farina e strentu de brenu.

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Scilens
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Intervento di Scilens » mer, 21 mag 2014 18:02

Infarinato ha scritto:...abbiamo (solo per certi parlanti) [ˈɔːʎo]
Oggi.
Ma ieri? E nel linguaggio comune? Ormai si dice olio anche parlando normalmente senza riguardi, ma non basiamoci soltanto sull'oggi, che è ormai corrotto e artefatto. Innaturale, ancorché "corretto", in senso etimologico. Oglio si dice anche in Umbria e nel Lazio ed è la normalissima evoluzione del latino. Anche in Umbria e Lazio da secoli scrivono olio, che è la versione letteraria. Quest'attenzione allo scrivere c'è sempre stata, tanto che per ipercorrezione in qualche testo trovo 'aulive', che non ha giustificazione se non come ipercorrezione, e non credo proprio che sia un sicilianismo, come dice il TLIO. L'ho sentito qui in Toscana più volte, sempre in ambiente che mette una qualche soggezione, detto da chi cerca di "parlare bene".
La forma scritta si è imposta per secoli su quella parlata. Ormai non più, e infatti ecco oggi il degrado, nel parlato e nello scritto.

Qualche pagina indietro avevo provato a riprodurre in Toscano le parole Oglio (fiume) e olio (succo d'oliva) e ripensandoci si dovrebbe scrivere Ogglio (fiume) e oglio (olio). Proprio come famigglia e famigliare.
Saluto gli amici, mi sono dimesso. Non posso tollerare le contraffazioni.

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Infarinato
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Intervento di Infarinato » mer, 21 mag 2014 19:20

Scilens ha scritto:
Infarinato ha scritto:...abbiamo (solo per certi parlanti) [ˈɔːʎo]
Oggi.
Ma ieri? E nel linguaggio comune?
Stando ai dati documentari (grafici), a Firenze, probabilmente lo stesso.
Scilens ha scritto:…ripensandoci si dovrebbe scrivere Ogglio (fiume) e oglio (olio). Proprio come famigglia e famigliare.
No, si dovrebbe scrivere olglio, ongni e asscia, come facevano nel Medioevo, molto piú pratici anche per andare a capo. ;)

Di oglio non ci sarebbe nemmeno bisogno bastando il semplice olio, ché una grafia, per essere univoca, basta che sia fonematica: non importa che sia allofonica.

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Intervento di Scilens » mer, 21 mag 2014 19:53

Infarinato ha scritto:…si dovrebbe scrivere olglio, ongni e asscia, come facevano nel Medioevo, molto piú pratici anche per andare a capo. ;)
Vero, sarebbe più istintivo e naturale.

Per me le spiegazioni date finora sono soddisfacenti:

- evitare equivoci con parole troppo simili
- rilatinazione, non solo ecclesiastica (a meno che non s'intenda con ecclesiastica tutta la cultura del medioevo e oltre), perché si protrae nel tempo. Non ho controllato, ma scommetterei che la forma oglio diventa sempre più rara man mano che ci si avvicina al presente.

Interessante!
Saluto gli amici, mi sono dimesso. Non posso tollerare le contraffazioni.

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Intervento di Carnby » gio, 22 mag 2014 19:09

Infarinato ha scritto:L’alternativa è semplice, ed è dovuta a ragioni di fonetica generale: in un eloquio trascurato [lj] tende [sincronicamente] a palatalizzarsi in [ʎ] per una spontanea tendenza articolatoria… e non solo in toscano.
Credo che finora si sia considerato unicamente il caso intervocalico. Ma dopo son(or)ante? Per esempio in Dalecarlia (regione svedese) si può avere in parlato svelto [-rʎa]? Questa realizzazione rimarrebbe sempre distinta da quella di fargli (popolarmente ['faʎʎi] o ['falli], in italiano «coltivato» ['farʎ:i]). Ho notato che in toscano il toponimo Corniola può essere pronunciato [koɾ'ɲɔ:lʌ], ma molti toscani hanno difficoltà a pronunciare nomi non toscani come Borgna, Severgnini e Marsciano, perché associano quelle grafie a una consonante lunga, difficile da pronunciare in quella posizione. Sono io che sto facendo confusione?

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Intervento di Scilens » ven, 23 mag 2014 3:11

Sono forse il più selvatico qui, ma non mi creano problemi i nomi Borgna, Severgnini e Marsciano. Forse però se non li avessi letti li scriverei Bornia, Severnini e Masciano (o Marciano), e li pronuncerei allo stesso modo, tranne l'ultimo: secondo natura rsc non mi torna tanto, o sc o rc... Sebbene Sc sia potente.
Saluto gli amici, mi sono dimesso. Non posso tollerare le contraffazioni.

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Intervento di Scilens » lun, 28 lug 2014 11:14

Scilens ha scritto:in qualche testo trovo 'aulive', che non ha giustificazione se non come ipercorrezione, e non credo proprio che sia un sicilianismo…
Ho ritrovato per caso un esempio:
"auliveto ad Orbiniano".
Si trova scritto in una cartula del 779, da Regesta Chartarum Pistoriensium.

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