Sinonimi popolari di «autunno»

Spazio di discussione dedicato alla storia della lingua italiana, alla sua evoluzione e a questioni etimologiche

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Ferdinand Bardamu
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Sinonimi popolari di «autunno»

Intervento di Ferdinand Bardamu » mer, 18 giu 2014 22:50

Autunno — lo denuncia la forma stessa col dittongo au integro — è una parola di origine dòtta, come automne in francese. Mi chiedo però se in Toscana sopravvivano sinonimi popolari. In antico esisteva settembreccia, con le varianti settembria e settembresca.

Sarebbe interessante inoltre indagare il motivo per cui una parola del lessico fondamentale come questa è stata sostituita da un cultismo, mentre i nomi delle altre stagioni sono tutti di tradizione ininterrotta (HIBĚRNUM sott. TEMPUSinverno; AESTATEMestate, che però, di fronte a varianti come està o state, sembra risentire di una certa sorveglianza della lingua cólta; PRIMO VERE › *PRIMA VERAprimavera).

Carnby
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Intervento di Carnby » mer, 18 giu 2014 23:01

Secondo Rohlfs sono veramente popolari solo inverno ed estate, dato che sono le stagioni più importanti.

domna charola
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Intervento di domna charola » gio, 19 giu 2014 10:07

...non ci sono più mai state le mezze stagioni... :roll:

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«Settembreccia»: parola dotta?

Intervento di Ferdinand Bardamu » gio, 19 giu 2014 10:56

Riporto il passo del Rohlfs cui si riferisce Carnby (1949 [1960], § 71):

Una parola del ceto colto è certamente anche autunno, dato che nella vita dei campi ‘autunno’ e ‘primavera’ non sono dei concetti molto popolari.

Allora la mia curiosità si sposta sul sinonimo letterario e antico, settembreccia (messo a lemma, assieme a tutte le sue varianti settembria e settembresca, anche nel Vocabolario della Crusca). Per quanto riguarda l’etimo, mi sembra che settembreccia e settembresca, formati da settembre + i suffissi aggettivali denominali -eccio, -esco, sottintendano un sostantivo come stagione; settembria mostra invece un suffisso di nomi astratti come -ía.

In quanto alla semantica, la parola — ammesso che sia genuinamente popolare, cosa che ignoro — conferma che le mezze stagioni non hanno un carattere definito: settembreccia è, semplicemente, il periodo di settembre, laddove inverno si ricollega a hiems (affine al greco χιών, ‹neve›) e estate è il latino aestas, che rimanda all’idea di calore (cfr. gr. αἴθω, ‹bruciare, ardere›). Allo stesso modo, automne, in francese, ha sostituito après-août («dopo-agosto»).

Carnby
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Intervento di Carnby » gio, 19 giu 2014 22:44

Il ragionamento di Rohlfs ha qualche fondamento, ma è necessario notare che lo spagnolo otoño pare essere una parola di tradizione (almeno parzialmente) ininterrotta (non mi esprimo sul portoghese outono e sul rumeno toamna); viceversa in inglese spring è «indigeno» ma autumn è un prestito dal francese automne che a sua volta è parola di tradizione colta. In tedesco le stagioni sono tutte «popolari»: Frühling, Sommer, Herbst, Winter.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » gio, 19 giu 2014 23:17

Primavera, però, sicuramente non può dirsi un cultismo, visto che presuppone un latino volgare *PRIMA VERA, con metaplasmo di genere dal neutro (PRIMO VERE, all’ablativo) al femminile.

La denominazione rustica dell’autunno è legata, a quanto pare, al lavoro nei campi: settembre è mese del raccolto, tant’è che in inglese, prima dell’adozione del gallicismo di origine latina, si diceva harvest.

Interessante quel che dice l’Online Etymology Dictionary alla voce «Autumn»:

Unlike the other three seasons, its names across the Indo-European languages leave no evidence that there ever was a common word for it. Many "autumn" words mean "end, end of summer," or "harvest." [A differenza delle altre tre stagioni, il suo (=dell’autunno) nome nelle lingue indoeuropee non offre alcuna prova che ci sia mai stata una parola comune per esprimerne il concetto. Molte parole che designano l’autunno significano ‹fine dell’estate› o ‹stagione del raccolto›.]

Carnby
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Intervento di Carnby » gio, 19 giu 2014 23:31

Herbst e harvest sono chiaramente la stessa parola. Ernout e Meillet contestano che autumnus venga da augēre come volevano gli antichi e lo affiancano a Vertumnus, d'origine etrusca. Quindi, sì, l'ipotesi che gli indoeuropei conoscessero solo tre stagioni «fondamentali» per ora è confermata.

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Intervento di Scilens » dom, 22 giu 2014 21:11

Carnby ha scritto:[L]'ipotesi che gli indoeuropei conoscessero solo tre stagioni «fondamentali» per ora è confermata.
Non mi è chiaro il perché.
Quattro sono le stagioni, come i punti cardinali e gli angoli del mondo, i bracci della croce, anche quella uncinata del sole. E il cielo è tondo, almeno in occidente.
Se autunno è di derivazione etrusca, essendo ripetuto anche in latino, c'è da aspettarsi che in Toscana fosse noto, come dimostrano le chiese medievali e la numerologia che era diffusa anche nel popolo.

Perché in una società contadina le stagioni importanti dovevano essere solo due? O tre?
Saluto gli amici, mi sono dimesso. Non posso tollerare le contraffazioni.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 23 giu 2014 10:44

Scilens ha scritto:Perché in una società contadina le stagioni importanti dovevano essere solo due? O tre?
Mi arrischio: forse perché l’autunno è importante piú come momento del lavoro contadino che come stagione in sé. Il ciclo della natura parte dalla primavera (nascita), prosegue coll’estate (massimo sviluppo) e poi arriva alla fine con l’inverno (morte). L’autunno allora può essere incluso nell’inverno, come suo principio. Che ne dite?

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Intervento di u merlu rucà » lun, 23 giu 2014 10:54

Non è detto che una lingua che possiede un determinato termine, funzionale nella zona di origine, portata in un'altra zona, lo mantenga.
Sembra strano, ma ho avuto problemi con la badante ecuadoriana dei miei genitori perché avevo usato otoño...concetto del tutto inapplicabile in quel paese...
Largu de farina e strentu de brenu.

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Intervento di domna charola » lun, 23 giu 2014 11:05

Mi verrebbe da dare un'occhiata anche ai numerosi lavori esistenti sulla storia del clima, visto che negli ultimi duemila anni è variato sensibilmente.
Ad esempio, se dovessimo basarci su questi ultimi anni in Italia, forse avremmo difficoltà a capire il concetto di primavera... :roll:

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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 23 giu 2014 11:46

Tornando ad autunno, sembrerebbe che la parola derivi effettivamente dall’etrusco, ma non sia priva di relazione con l’indoeuropeo. In quest’articolo del 1956, in cui si tenta di rintracciare una parentela indoeuropea di alcuni antroponimi di origine etrusca, si dice nella trattazione del nome Autius:

Ce gentilice est comparé par W. Hof. I. 851 au mot autumnus « automne » qui, de fait, est étrusque, mais semble bien se rattacher à la racine au de l'étr. av-il « année », désignant comme au-tu-mnus, la fin de l'année, le solstice et venant comme gr. ενι-αυ-τός « année » de l'i.-e. au « aller se reposer, aller dormir » (Pok. 72). [Questo gentilizio è confrontato dal Walde-Hofmann I. 851 con la parola autumnus, ‹autunno›, la quale è bensí etrusca, ma pare rifarsi alla radice au dell’etr. av-il, ‹anno›, che designa, come au-tu-mnus, la fine dell’anno, il solstizio, e proviene, come il greco ενι-αυ-τός, ‹anno›, dall’indoeuropeo au, ‹andare a riposarsi, andare a dormire›.]

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Re: Sinonimi popolari di «autunno»

Intervento di PaDaSu » lun, 23 giu 2014 12:02

Carnby ha scritto:Ernout e Meillet contestano che autumnus venga da augēre come volevano gli antichi e lo affiancano a Vertumnus, d'origine etrusca. Quindi, sì, l'ipotesi che gli indoeuropei conoscessero solo tre stagioni «fondamentali» per ora è confermata.
Alcune considerazioni.

Vertumnus è la versione latina dell'etrusco Veltine (talvolta banalizzato in Voltumna) dio della terra e del mutamento, all'incirca equivalente al latino Saturno. Da non confondersi con Velta (la terra sia materiale sia in senso ctonio). Ma è più probabile la derivazione di autumnus da *avtomnos cioè stagione attinente all'anno che passa (Cfr. Breyer 1993).

Vero è che i Germani, come narra Tacito, non avessero un termine per definire l'autunno come è altrettanto vero che gli antichi Egizi non l'avessero per la primavera. Climi profondamente diversi hanno impatto anche sul vocabolario agricolo come quello legato alle stagioni.

Pertanto affermare che "gli indoeuropei conoscessero solo tre stagioni" mi pare oltremodo azzardato e fra l'altro a rischio di approcci teleologici.
Mi parrebbe più corretto affermare che "secondo le nostre attuali conoscenze non ci è stato tramandato il termine indoeuropeo per l'autunno. Il che può significare o che connotassero solo tre stagioni, oppure che non siamo fino ad oggi in grado di ricostruire il termine usato."

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