Origine della cogeminazione di «ogni»

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Origine della cogeminazione di «ogni»

Intervento di Ferdinand Bardamu » gio, 04 dic 2014 21:30

Il DiPI in linea, alla voce «ogni», segnala varianti cogeminanti per il Lazio, per Roma e per le Marche. Se la cogeminazione di parole non ossitone è spiegabile etimologicamente (comeQUŌMŎ(DO) ET; doveDE ŬBI ET), ogni cogeminante sembra privo di motivazione. Non ho trovato nulla al riguardo nel Rohlfs.

D’altra parte, l’apparente cogeminazione di ogni in Ognissanti si spiega facilmente come adattamento popolare del latino omnes sancti. Ma il potere cogeminante di ogni non sembra poter esser ricondotto all’etimo. Si tratta forse di un fenomeno analogico?

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Re: Origine della cogeminazione di «ogni»

Intervento di Infarinato » ven, 05 dic 2014 12:01

Varie le ipotesi, riassunte da Michele Loporcaro nella nota n. 2 di p. 2 de L’origine del raddoppiamento fonosintattico: saggio di fonologia diacronica romanza (Basilea e Tubinga: «Francke Verlag», 1997).
Michele Loporcaro, [i]loc. cit.[/i], ha scritto:[O]gni è raddoppiante nelle varietà di italiano centrali e meridionali da Roma in giú (ogni [kː]osa) mentre in toscano lo è solo nella parola Ognissanti; a partire da Ognissanti, presentante la geminata per l’incontro di -s#s- del sintagma latino omnes sancti, può esser stato attribuito a ogni per rianalisi (ogni#ssanti) un effetto raddoppiante (cosí D’Ovidio 1872:74). Effetto che per Canepari (1991:107, 109) è invece «motivato da omni(s), omne(m)», nel primo caso forma non accusativale e perciò in generale da escludere quanto alla continuazione romanza, nel secondo forma accusativale polisillabica che, come tale, molto difficilmente avrà serbato traccia di -M finale (cfr. oltre, cap. IV, n.42). Formentin (1995:54 n.2) propone invece come origine del potere raddoppiante di ogni l’analogia sull’altro quantificatore qualche.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » ven, 05 dic 2014 12:29

Ti ringrazio. :)

Non capisco bene l’ipotesi del Canepàri. Anche prendendola per buona, non capisco come [s] o [m] possano aver dato luogo a raddoppiamento della consonante iniziale della parola che segue. Credevo che le parole cogeminanti per ragioni strettamente etimologiche (es. e, o, come, dove, ecc.) dovessero presentare un’occlusiva ([t] o [d]) come ultimo suono della desinenza per innescare il fenomeno dell’assimilazione. Il suono [m], invece, è nasale, e [s] è un suono costrittivo.

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Intervento di Infarinato » ven, 05 dic 2014 14:24

Infatti l’ipotesi del Canepàri è di gran lunga la piú debole delle tre: -S può da dar luogo a raddoppiamento fonosintattico, ma di norma solo in monosillabi (TRĒS > tre /ˈtre*/, *SĔS > it. ant. /ˈsɛ*/ «[tu] sei»); stesso discorso per -M, ma non in toscano (il potere rafforzante dell’italiano già dovendosi piú verosimilmente iscrivere tra le forme di «raddoppiamento regolare» determinato dall’accento ultimale che tra quelle di raddoppiamento irregolare dovuto alla consonante finale).

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