«Che scoprí chiamarsi»

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Moderatore: Cruscanti

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Curzio
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«Che scoprí chiamarsi»

Intervento di Curzio »

Buongiorno e ben trovati,

ho letto tale periodo, sulla cui composizione interrogo il forum:

Quando la ragazza raggiunse il pianoro, lo sconosciuto - che (la ragazza) scoprì poi chiamarsi Fabio - era seduto sopra un grosso sasso.

È corretta la formulazione della frase incidentale, in particolare la funzione della particella "sì"?
Avatara utente
Millermann
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Iscritto in data: ven, 26 giu 2015 19:21
Località: Riviera dei Cedri

Re: «Che scoprí chiamarsi»

Intervento di Millermann »

Per me la frase è accettabile, nel senso che è una costruzione che ho sempre sentito. È un modo (forse non scorrevolissimo) di esprimere in forma implicita una subordinata il cui soggetto è diverso da quello della reggente. :)

Prendiamo, ad esempio, una subordinata in forma esplicita:
Anna scoprí che (lei) aveva vinto
in forma implicita diventa:
Anna scoprí d'aver vinto
(si usa l'infinito preceduto da di).
Invece, se il soggetto della subordinata è diverso:
Anna scoprí che Marco aveva vinto
la forma implicita è poco idiomatica, poiché occorrerebbe esplicitare il soggetto all'interno della subordinata, ottenendo qualcosa del tipo:
Anna scoprí Marco aver vinto(come si può notare, stavolta non c'è preposizione).

Esiste, perciò, una differenza di significato tra:
Anna conosceva Marco, che scoprí aver vinto (ha vinto Marco, lo scopre Anna) e
Anna conosceva Marco, che scoprí di aver vinto (ha vinto e lo scopre Marco).

Nel suo esempio, nell'incidentale «che (lei) scoprí chiamarsi Fabio» la costruzione è la medesima, ovviamente il si è necessario perché fa parte del verbo pronominale. ;)

Tenga conto, comunque, che ho risposto in base alle mie (limitate) conoscenze; rimando dunque agli esperti per approfondimenti, eventuali rettifiche :P e indicazioni di fonti affidabili.
Ultima modifica di Millermann in data lun, 11 gen 2021 18:14, modificato 1 volta in totale.
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Avatara utente
Marco1971
Moderatore
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Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 12:37

Re: «Che scoprí chiamarsi»

Intervento di Marco1971 »

Sí, è corretta. È il cosiddetto «accusativo con l’infinito», modellato sul latino. Rimando per questo alla grammatica di Serianni (XIV.64-65). Qualche esempio ivi citato: non dubitando esser la faccenda ormai sistemata (Morante), altri sentenziavano non essere altro, il problema meridionale, che un caso particolare della oppressione capitalistica (Levi).
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Curzio
Interventi: 37
Iscritto in data: dom, 29 dic 2019 10:51

Re: «Che scoprí chiamarsi»

Intervento di Curzio »

Grazie di cuore per i vostri interventi.
Un saluto
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