«Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

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DON FERRANTE
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«Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

Intervento di DON FERRANTE »

Desidero aprire questo filone per sciogliere un dubbio concernente il comportamento di alcuni avverbiali temporali all'interno del discorso riportato.
Restringendo un po' il ventaglio, ho focalizzato l'attenzione sui casi di FNP (futuro nel/del passato ovvero condizionale composto neutro, cronologicamente inteso lungo l'asse temporale) nelle completive (oggettive e interrogative indirette) rette da un PS (passato semplice=remoto) o da un PC (passato composto=prossimo), lasciando da parte la variante più colloquiale dell'imperfetto di posteriorità/prospettivo.

Dando per già noto (estrapolo da uno studio di Mario Squartini, che a sua volta cita Bertinetto) che il FNP viene interpretato come un mezzo di collocazione anaforica lungo la linea del tempo di una situazione (1) posteriore ad un'altra (2) deitticamente passata e che caratteristica fondamentale del FNP riguarda poi la collocazione della situazione 1, che non presenta nessuna restrizione temporale (una collocazione indeterminata): può trattarsi indistintamente di una situazione passata, presente o futura:
Paolo mi disse che sarebbe venuto ieri/oggi/domani
, la mia domanda ruota sull'ortodossia degli avverbiali deittici qua evidenziati. C'è un ri-orientamento deittico di ciò che ci si attenderebbe anaforico?

Stendo altri due esempi con un PC e dei localizzatori temporali:

Paolo martedì scorso mi ha chiesto se ieri/oggi/domani sarei andato con lui in piscina.

Paolo stamattina mi ha detto che oggi pomeriggio sarebbe andato a pesca
(con coincidenza dell'unità-giorno e alternativa il semplice che oggi pomeriggio andrà a pesca).

Scusate la troppa sintesi su di un argomento che presenta tante sfaccettature temporali, aspettuali, azionali, modali e contestuali, ma spero che il mio dubbio sia stato percepito. Grazie.
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Marco1971
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Re: «Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

Intervento di Marco1971 »

Dalla GGIC, vol. III, IX.3.2.3.2.2.:

La selezione degli elementi deittici che danno informazioni sulla posizione nello spazio e nel tempo dei partecipanti alla comunicazione (vedi VI.2.2.-3.) è determinata, nel passaggio al discorso indiretto, dal persistere o dal mutare delle condizioni che regolano la scelta dei medesimi nel discorso diretto. La persistenza si ha quando il soggetto enunciante è lo stesso dei due tipi di citazione e il ME della frase citante è in pratica simultaneo al ME del discorso diretto:

(178 a) Puoi credermi se ti dico: «Domani non verrà nessuno qui».
(178 b) Puoi credermi se ti dico che domani non verrà nessuno qui.
(179 a) Mi è stato appena comunicato: «Queste lettere sono arrivate ieri, ma non sono ancora state spedite quelle che il tuo segretario ha preparato già da due giorni».
(179 b) Mi è stato appena comunicato che queste lettere sono arrivate ieri, ma che non sono ancora state spedite quelle che il mio segretario ha preparato già da due giorni.

Quando il ME della frase citante e quello del discorso diretto sono diversi, il passaggio di questo al discorso indiretto, con la conseguente eliminazione del suo centro deittico, provoca la modificazione anche degli elementi deittici spaziotemporali. Nella deissi spaziale, compreso l’uso di andare e venire, la scelta della forma trasposta dipende da informazioni contestuali riguardo al luogo in cui si trovano i partecipanti all’atto comunicativo (cfr. VI.2.2.1.-4.):

(180 a) Mi ha chiesto con molto calore: «Quando verrai / vieni qui a trovarmi?».
(180 b) Mi ha chiesto con molto calore quando sarei andato lí a trovarlo.

Per quanto riguarda gli elementi deittici temporali, possono rimanere deittici, modificandosi in relazione al centro deittico della frase citante (adesso in allora / in quel momento; stasera / questa sera in quella sera):

(181 a) Gli ho chiesto se poteva darmi una mano. Mi ha risposto sgarbatamente: «Adesso non posso, perché ho altro da fare».
(181 b) Gli ho chiesto se poteva darmi una mano. Mi ha risposto sgarbatamente che in quel momento / allora non poteva, perché aveva altro da fare.
(182 a) Mario mi aveva fatto sapere: «Stasera arrivano i Rossi».
(182 b) Mario mi aveva fatto sapere che quella sera sarebbero arrivati i Rossi.

Oppure vengono trasformati nelle corrispondenti espressioni anaforiche, relative al tempo del discorso indiretto; ad es.:

ieri > il giorno prima;
domani > il giorno dopo / seguente, l’indomani;
due giorni fa > due giorni prima;
fra due giorni > due giorni dopo;
la settimana prossima > la settimana seguente, ecc.

(183 a) Mario mi aveva avvertita per telefono: «I Rossi sono arrivati ieri / due giorni fa / la scorsa settimana».
(183 b) Mario mi aveva avvertita per telefono che i Rossi erano arrivati il giorno prima / due giorni prima / la settimana precedente.
(184 a) Mario mi aveva avvertita per telefono: «I Rossi arriveranno domani / fra due giorni / la settimana prossima».
(184 b) Mario mi aveva avvertita per telefono che i Rossi sarebbero arrivati il giorno dopo / l’indomani / due giorni dopo / la settimana seguente.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Ferdinand Bardamu
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Re: «Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

Intervento di Ferdinand Bardamu »

DON FERRANTE ha scritto: ven, 30 lug 2021 15:47Paolo mi disse che sarebbe venuto ieri/oggi/domani
, la mia domanda ruota sull'ortodossia degli avverbiali deittici qua evidenziati. C'è un ri-orientamento deittico di ciò che ci si attenderebbe anaforico?
Faccio mia la domanda di Don Ferrante: il condizionale composto in funzione di futuro nel passato può stare insieme a un avverbiale deittico? Alla voce «Futuro nel passato» della Grammatica italiana del Treccani compare quest’esempio: «Ha detto che sarebbe partito domani». Non mi suona scorretto, ma mi chiedo se non sia piú appropriato riformulare la frase sulla base dell’avverbiale domani, ancorando il verbo della subordinata al momento dell’enunciazione attraverso l’uso dell’indicativo futuro: «Ha detto che partirà domani».
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Re: «Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

Intervento di Infarinato »

Io ci sento una diversa sfumatura: «Ha detto che sarebbe partito domani» (mah? vedremo! / ma è stato poi costretto a rimandare la partenza) ~ «Ha detto che partirà domani» (questo è ciò che ha detto e io asetticamente lo riporto).
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Marco1971
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Re: «Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

Intervento di Marco1971 »

Certamente, in dipendenza da un passato prossimo, secondo quanto stabilito dalla GGIC (che non fa una piega), è possibile usare oggi, ieri, domani. Ma non con un passato remoto o altro tempo passato come verbo introduttore. Quindi, per me, asterischerei la frase *Paolo mi disse che sarebbe venuto ieri/oggi/domani.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Dario G
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Re: «Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

Intervento di Dario G »

Marco1971 ha scritto: sab, 31 lug 2021 0:19 Certamente, in dipendenza da un passato prossimo, secondo quanto stabilito dalla GGIC (che non fa una piega), è possibile usare oggi, ieri, domani. Ma non con un passato remoto o altro tempo passato come verbo introduttore. Quindi, per me, asterischerei la frase *Paolo mi disse che sarebbe venuto ieri/oggi/domani.
Se il referente temporale di ieri, oggi, domani non coincide con il momento dell’enunciazione, nulla quaestio; ma, in caso contrario, per quale ragione dovrebbero essere asteriscate le frasi Paolo mi aveva detto che sarebbe venuto ieri [31 luglio], ma poi non è venuto, Paolo mi aveva detto che sarebbe venuto domani [2 agosto], ma ho saputo che non verrà?
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Marco1971
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Re: «Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

Intervento di Marco1971 »

In effetti, ha ragione. Non avevo pensato a casi come questi, col trapassato prossimo. Grazie di essere intervenuto. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
DON FERRANTE
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Re: «Ieri», «oggi» e «domani»: i deittici nel discorso indiretto

Intervento di DON FERRANTE »

Ringrazio tutti gli intervenuti. Nonostante la puntuale categorizzazione della GGIC qualche tarlo nell'esposizione mi tormenta: ad esempio quando il soggetto enunciante è lo stesso dei 2 tipi di citazione... quando il ME della frase citante e quello del discorso diretto sono diversi....

Lo spostamento del centro deittico è sicuramente basilare, ma ho come la sensazione che ogniqualvolta in discorso indiretto si fa uso del trittico ieri, oggi, domani intervenga una relazione soggettiva di prossimità psicologica, nonostante l'attesa sia quella di una mutazione degli avverbiali in relazione al centro deittico della frase citante (gli ho chiesto se questa sera>quella sera... adesso>allora ecc... ).

Sicuramente il PC (passato composto o prossimo), viepiù se supportato da localizzatori temporali di prossimità (or ora, poco fa, un attimo fa, questa mattina...), come tempo molto incline alla pertinenza, alla persistenza del risultato e all'inclusività e come tempo preferenzialmente commentativo (più che narrativo), agevola la rotazione degli avverbiali intorno all'hic et nunc del soggetto enunciante.

Quanto notato da Dario, secondo me, non è probante, perché sia che usiamo un PS (passato semplice o remoto) sia che usiamo un PPF (piucchepperfetto o trapassato prossimo), nessuno ci impedisce, in linea teorica, di ricondurre la rotazione al centro deittico del soggetto enunciante:

glielo dissi a Giorgio che oggi sarebbe stata una sfida proibitiva

glielo avevo detto (prima di altro MR=momento di riferimento inespresso) a Giorgio che oggi sarebbe stata una sfida proibitiva
.

Ma così ritorneremmo alla discrasia tra norma (=GGIC) e deviazione dalla stessa.
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