«Entrambi» / «gli» e «loro»

Spazio di discussione su questioni di carattere sintattico

Moderatore: Cruscanti

Avatara utente
rossella messina
Interventi: 51
Iscritto in data: mer, 09 apr 2008 11:25

«Entrambi» / «gli» e «loro»

Intervento di rossella messina » dom, 20 apr 2008 23:56

Vorrei fare due domande veloci ai Cruscanti: 1) faccio la traduttrice di copioni di telefilm e quando trovo un "both" lo traduco istantaneamente in "entrambi" perché le due parole hanno più o meno la stessa lunghezza e contengono una labiale, quindi al momento del doppiaggio il movimento della bocca corrisponde. Ma in sala doppiaggio il mio "entrambi" viene quasi sempre trasformato in "tutt'e due". Credo che "entrambi" sia considerato un termine desueto e per questo mi venga bocciato. Non lo so. Io lo uso regolarmente anche quando parlo con gli amici... che ne pensate? 2) gli / loro: in frasi tipo: "ho detto una cosa a diverse persone", è ovviamente corretto dire "ho detto loro" e non "gli ho detto". Ma quanto è ammessa nel linguaggio parlato la seconda soluzione? In altri termini, la seconda soluzione è veramente un orrore sintattico o è tollerabile?
Thanks :D

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9560
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 13:37

Intervento di Marco1971 » lun, 21 apr 2008 0:04

Entrambi mi sembra adoperabile anche nel parlato, anche se di registro un po’ piú sostenuto di tutti e due.

Gli per loro è ammissibilissimo nel parlato, anzi, è la forma non marcata: sonerebbe un po’ affettato, parlando, ho detto loro (o un po’ pomposo).
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Avatara utente
rossella messina
Interventi: 51
Iscritto in data: mer, 09 apr 2008 11:25

Intervento di rossella messina » lun, 21 apr 2008 11:14

Grazie per la risposta, anche se è crollata una delle mie certezze fondamentali... correggevo sempre tutti su questo punto! :idea:

Avatara utente
Infarinato
Amministratore
Interventi: 3621
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 11:40
Info contatto:

Intervento di Infarinato » lun, 21 apr 2008 11:31

rossella messina ha scritto:Grazie per la risposta, anche se è crollata una delle mie certezze fondamentali...
Sull’impiego di gli al posto di loro può anche leggere questa scheda dell’Accademia della Crusca. :)

Avatara utente
Federico
Interventi: 3008
Iscritto in data: mer, 19 ott 2005 16:04
Località: Milano

Intervento di Federico » lun, 21 apr 2008 22:17

Il De Mauro lo considera fondamentale; che cosa dovremmo dire allora di ambedue (comune) o amendue?
Sono perplesso: ma non si può provare a chiedere direttamente a chi glielo cassa?

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9560
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 13:37

Intervento di Marco1971 » lun, 21 apr 2008 22:23

Gli è che il De Mauro dà queste marche d’uso fondendo uso scritto e uso parlato. Credo che siamo tutti d’accordo sul fatto che, rispetto a tutti e due, entrambi e ambedue, nel parlato, sono avvertiti come piú scelti.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Avatara utente
Daniele
Interventi: 247
Iscritto in data: dom, 16 dic 2007 0:18

Intervento di Daniele » lun, 21 apr 2008 23:57

Marco1971 ha scritto: Gli per loro è ammissibilissimo nel parlato, anzi, è la forma non marcata: sonerebbe un po’ affettato, parlando, ho detto loro (o un po’ pomposo).
Ehm, io sapevo che è ammissibilissimo anche nello scrivere, e mi pare che la scheda segnalata da Infarinato lo confermi…
Lei ritiene invece che nello scrivere sia meglio usare ho detto loro?

Avatara utente
Daniele
Interventi: 247
Iscritto in data: dom, 16 dic 2007 0:18

Intervento di Daniele » mar, 22 apr 2008 0:00

rossella messina ha scritto:Grazie per la risposta, anche se è crollata una delle mie certezze fondamentali... correggevo sempre tutti su questo punto! :idea:
Cara Rossella, cominci ad abituarsi… anche a me in questo foro hanno già fatto crollare più di una certezza fondamentale… :roll:

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9560
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 13:37

Intervento di Marco1971 » mar, 22 apr 2008 0:01

Io ritengo che gli per loro sia o della lingua colloquiale o della lingua aulica, ma che negli scritti non letterari o poetici vada evitato.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Avatara utente
Incarcato
Interventi: 900
Iscritto in data: lun, 08 nov 2004 13:29

Intervento di Incarcato » mar, 22 apr 2008 11:23

Daniele dixit:
Cara Rossella, cominci ad abituarsi… anche a me in questo foro hanno già fatto crollare più di una certezza fondamentale…
Caro Daniele, se sono crollate è solo perché non erano ben salde... ora, alla luce delle sue nuove certezze, getti nuove fondazioni*! :wink:

*meglio di fondamenta come termine tecnico :mrgreen:
I' ho tanti vocabuli nella mia lingua materna, ch'io m'ho piú tosto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole colle quali io possa bene esprimere il concetto della mente mia.

Avatara utente
bubu7
Interventi: 1453
Iscritto in data: gio, 01 dic 2005 15:53
Località: Roma
Info contatto:

Intervento di bubu7 » mar, 22 apr 2008 12:06

Marco1971 ha scritto:Io ritengo che gli per loro sia o della lingua colloquiale o della lingua aulica, ma che negli scritti non letterari o poetici vada evitato.
Io invece consiglio di attenersi alla posizione dell'Accademia della Crusca. :)

Traggo la seguente citazione dal collegamento fornitoci da Infarinato (sottolineature mie):
Per riassumere, l’uso di gli in luogo di loro, a loro, a essi e a esse è da considerare senz’altro corretto (Ora vado dai tuoi amici e gli dico che la devono smettere di fare chiasso), tranne che, forse, nel caso di registri altamente formali (Il parroco espresse loro le sue più sentite condoglianze).
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9560
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 13:37

Intervento di Marco1971 » mar, 22 apr 2008 16:56

Su questo punto io percepisco le cose come Francesco Sabatini (La Crusca risponde, Firenze, Le Lettere, 1995, pp. 17-18):
In conclusione, l’uso di gli plurale, storicamente legittimo e dominante nel parlato, non si può considerare vero errore, ma porta con sé una connotazione di colloquialità e semplicità; mentre l’uso di loro porta con sé una connotazione di ricercatezza. Non dobbiamo pretendere di unificare a tutti i costi, con un atto volontaristico, gli usi linguistici. Possono tranquillamente convivere forme alternative. Sempre che il parlante e scrivente sia consapevole della distinzione, mi sembra che una posizione ragionevole sia questa: gli è accettabile in molti testi di carattere informativo (giornalismo e settori affini) o piú liberamente creativi (narrativa, saggistica di tipo espressivo), non lo è piú nei testi di carattere formale, specialmente se tecnico-argomentativi.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Avatara utente
Incarcato
Interventi: 900
Iscritto in data: lun, 08 nov 2004 13:29

Intervento di Incarcato » mar, 22 apr 2008 18:23

...posizione di Sabatini che è anche quella di Serianni, se non m'inganno.
I' ho tanti vocabuli nella mia lingua materna, ch'io m'ho piú tosto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole colle quali io possa bene esprimere il concetto della mente mia.

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9560
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 13:37

Intervento di Marco1971 » mar, 22 apr 2008 18:34

Sí, piú o meno. Cito (VII.36):
L’atono gli (gli dico = dico ad essi o ad esse) – largamente attestato in tutti i secoli di storia della nostra lingua – appartiene al registro familiare; il parlato formale e la massima parte dello scritto (tecnico-scientifico, letterario e in una certa misura anche giornalistico) preferiscono la forma loro (cfr. SERIANNI 1986: 57-58).
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Avatara utente
bubu7
Interventi: 1453
Iscritto in data: gio, 01 dic 2005 15:53
Località: Roma
Info contatto:

Intervento di bubu7 » mer, 23 apr 2008 10:52

Penso che su questo punto potremmo incoraggiare l'evoluzione della lingua invece di adeguarci a un'inutile complicazione sintattica seppur tradizionale.
Continuo la citazione di Marco dalla Grammatica del Serianni:
Vero è che gli per il complemento di termine al plurale, oltre alla forza trainante dell'uso più spontaneo, ha dalla sua una maggiore coerenza col sistema degli altri pronomi atoni [tutti monosillabici e proclitici].
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

Intervieni

Chi c’è in linea

Utenti presenti in questa sezione: Bing [Bot], Google [Bot] e 1 ospite