Aggettivo al plurale dopo il "si" impersonale

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Aggettivo al plurale dopo il "si" impersonale

Intervento di Roberto Crivello » dom, 22 feb 2009 0:38

Alla domanda (fatta da una persona non madrelingua) "perché nel proverbio 'la vecchiaia s'inganna solo se si muore giovani' l'aggettivo 'giovani' è declinato al plurale", ho risposto che trattasi di costrutto con il "si" impersonale, la frase equivale a "inganniamo la vecchiaia solo se muoriamo giovani".

Ma la risposta non ha soddisfatto; la risposta cercata è "perché dopo il "si" impersonale l'aggettivo è declinato sempre al plurale", come in questi esempi:
"Quando si è ricchi, si fa giochi diversi."
"Molte volte si è ignoranti perche' non si ha la possibilità di emergere nella vita."
"Questo lavoro si fa soltanto quando si è felici."

Ossia, si vuole sapere perché, storicamente, la norma si sia codificata con l'aggettivo al plurale. Domanda che mi sembra legittima dato che il "si" impersonale equivale anche a "uno", "qualcuno" e gli esempi precedenti si potrebbero riscrivere:
"Quando uno è ricco, fa giochi diversi."
"Molte volte uno è ignorante perche' non ha la possibilità di emergere nella vita."
"Questo lavoro uno lo fa soltanto quando è felice."

Ho guardato la voce "si impersonale" nella Grammatica italiana di Serianni, ma mi sembra che non risponda a questo specifico quesito.

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Intervento di Marco1971 » dom, 22 feb 2009 1:42

Eppure la spiegazione c’è nel Serianni (VII.57):

Da notare che, nei tempi composti dei verbi intransitivi o transitivi senza oggetto espresso, il participio passato ha desinenza maschile singolare se il verbo usato personalmente riceve come ausiliare avere («si è parlato troppo», «si è lavorato abbastanza», perché si dice «abbiamo parlato», «abbiamo lavorato»); ha desinenza plurale, maschile o femminile, se l’ausiliare prescritto nella costruzione personale è essere: «da studenti, (noi) s’è andati all’estero», «da studentesse, (noi) s’è andate all’estero» (perché si dice «siamo andati» o «andate»).
L’accordo è al plurale anche quando il predicato nominale è un aggettivo («si è allegri» o «allegre») e con i verbi passivi («si è lodati» o «lodate»). In LEPSCHY-LEPSCHY 1981: 195 si fa notare che la desinenza del participio è l’unico tratto che discrimina «si è capiti» ‘noi siamo capiti’ da «si è capito» ‘noi abbiamo capito’.


Il plurale, con gli aggettivi, si giustificherebbe allora col ‘noi’ sottinteso: quando (noi) si è ricchi/giovani/capaci, ecc.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Re: Aggettivo al plurale dopo il "si" impersonale

Intervento di Infarinato » dom, 22 feb 2009 1:48

Roberto Crivello ha scritto:Alla domanda (fatta da una persona non madrelingua) "perché nel proverbio 'la vecchiaia s'inganna solo se si muore giovani' l'aggettivo 'giovani' è declinato al plurale", ho risposto che trattasi di costrutto con il "si" impersonale, la frase equivale a "inganniamo la vecchiaia solo se muoriamo giovani".

Ma la risposta non ha soddisfatto…

Ossia, si vuole sapere perché, storicamente, la norma si sia codificata con l'aggettivo al plurale. Domanda che mi sembra legittima dato che il "si" impersonale equivale anche a "uno", "qualcuno" e gli esempi precedenti si potrebbero riscrivere…
Perché storicamente (lo si evince anche, tra le righe, dal Serianni: v. supra) i primi esempi di «[vero] si impersonale» [con strutture copulative] sembrano essere imperniate proprio sull’equivalenza «si è = noi siamo» (cfr. Salvi, op. cit., pp. 21–22).

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Intervento di Roberto Crivello » dom, 22 feb 2009 2:07

Grazie del rimando. Mi sembra - correggetemi se sbaglio - che la spiegazione possa dunque anche essere fatta risalire al tipo noi si fa invece di noi facciamo (vedi Serianni VII. 24, in cui si riportano, tra gli altri, esempi di Levi "non vogliono che noi si viva da cristiani" e di Ledda "e noi si era contenti".

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Intervento di Marco1971 » dom, 22 feb 2009 2:29

Sí, è esattamente la stessa costruzione, poco importa il verbo che segue: noi si fa/dice/va/mangia/beve/ha/è, e cosí via.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Brazilian dude » dom, 22 feb 2009 13:26

Quest'uso italiano mi è sempre sembrato sui generis. Tanto in portoghese quanto in spagnolo si mantiene l'aggettivo nel maschile singolare (Este trabalho se faz somente quando se é feliz/Este trabajo se hace solamente cuando se es feliz). In francese ho già visto tanto il singolare quanto il plurale, ma non so se i grammatici abbiano una preferenza per questo o quel numero.

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Intervento di Marco1971 » dom, 22 feb 2009 16:09

Brazilian dude ha scritto:In francese ho già visto tanto il singolare quanto il plurale, ma non so se i grammatici abbiano una preferenza per questo o quel numero.
In francese l’aggettivo va al singolare: on est content/fatigué, ecc.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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