«Ho scoperto essere»

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«Ho scoperto essere»

Intervento di Carnby » lun, 06 apr 2009 14:50

Secondo voi questa costruzione è corretta?

Ho avuto un approccio difficile con gli apparecchi elettronici, che però con il tempo ho scoperto essere docili esecutori.

Io avrei scritto: Ho avuto un approccio difficile con gli apparecchi elettronici, che però, con il tempo, ho scoperto che sono dei docili esecutori.

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Intervento di Marco1971 » lun, 06 apr 2009 15:12

Sí, è correttissima.

Per me, ferito profondamente in una spalla, usai ogn’arte per nascondermi per trascinarmi entro una macchia; ma alcuni bersaglieri mi scopersero; fui fatto prigioniero, e scoperto non essere napoletano, condotto al Quartier generale per esservi esaminato. (Nievo, Confessioni di un Italiano, cap. 20)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Carnby » lun, 06 apr 2009 19:12

Marco1971 ha scritto:Sí, è correttissima.
Grazie.

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Intervento di Marco1971 » lun, 06 apr 2009 22:17

Di nulla. Aggiungo qualche precisazione su questo costrutto, citando la GGIC (vol. II, pp. 528-529).

La costruzione ricorre dopo verbi esprimenti dichiarazione e opinione come p. es.: affermare, aggiungere, assumere, chiarire, confermare, conoscere, dichiarare, dire, immaginare, intendere, pensare, reputare, ribadire, ricordare, sapere, scoprire, scrivere, sentire, sostenere, sottolineare, spiegare. [...]

Questa costruzione è sottoposta a due ordini di restrizioni che riguardano il verbo all’infinito e la posizione del soggetto dell’infinito.

Come infinito sono possibili soltanto i seguenti verbi: essere, avere (anche nella loro funzione di ausiliari), dovere, potere, trattarsi, esistere, spettare:

(271 a.) «Affermava infatti esser la famiglia... la maledizione dell’uomo» (E. Morante, Menzogna e sortilegio, p.77)

(271 b.) «Non c’era poi da stupire se, sul piano teoretico, nettamente assumesse avere la filosofia già risolto e oltrepassato le difficoltà agitate dai modernisti» (Garin, op. cit., p. 74) [...]

Il soggetto dell’infinitiva non può mai trovarsi davanti all’infinito. Esso quindi:

a) può stare dopo l’infinito, e in genere dopo l’ausiliare nel caso di forme composte dell’infinito (cfr. (271b)):

(272 a.) «Aggiungeva esser tal debito un simbolo non solo della miseria, ma del disonore» (Morante, op. cit., p. 520) [...]

Il soggetto può anche trovarsi separato dall’infinito:

(273 a.) «i civili scattarono gli occhi in alto all’altipiano dove Johnny aveva detto esser caduto il Biondo» (B. Fenoglio, Il partigiano Johnny, Torino, Einaudi, 1968, p. 162) [...]

b) Il soggetto può essere rappresentato da un pronome relativo o interrogativo all’inizio della frase sovraordinata:

(274 a.) «Uno dei figli, che lei immaginò essere Michele..., tolse su la pesante valigia» (A. De Céspedes, Invito a pranzo, Milano, Mondadori, 1957, p. 14) [...]


Il costrutto, come ci ricorda Luca Serianni (XIV.64), è «limitato alla lingua scritta, in particolare alla prosa saggistica e accademica.»
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Brazilian dude
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Intervento di Brazilian dude » mar, 07 apr 2009 2:25

Questo costrutto è comune in portoghese, in cui abbiamo l'infinito personale, che sembra essere una specialità portoghese: (271 a.) «Affermava infatti esser la famiglia... la maledizione dell’uomo» (E. Morante, Menzogna e sortilegio, p.77) = Afirma de fato ser a família... a maldição do homem. Ma se fosse famiglie, il verbo cambierebbe in portoghese: Afirmava de fato serem as famílias... a maldição do homem.

Adoro questo nostro infinito personale. Peccato che altre lingue non l'abbiano. Si tratta di una risorsa molto economica. :)

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Intervento di Marco1971 » mar, 07 apr 2009 2:34

In portoghese si usa anche nel parlato? Cioè, è un modo naturale di esprimersi?
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Brazilian dude
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Intervento di Brazilian dude » mar, 07 apr 2009 3:25

Naturalissimo.

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Intervento di Marco1971 » mar, 07 apr 2009 3:41

Grazie tante. :) In italiano è molto letterario.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Federico » mer, 08 apr 2009 3:11

In alcuni casi questa costruzione è stata per me indispensabile per tradurre alcune frasi dal latino senza ricorrere a frasi troppo arzigogolate (non ricordo affatto un esempio, purtroppo).

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Intervento di u merlu rucà » ven, 10 apr 2009 0:24

Brazilian dude ha scritto:Questo costrutto è comune in portoghese, in cui abbiamo l'infinito personale, che sembra essere una specialità portoghese: (271 a.) «Affermava infatti esser la famiglia... la maledizione dell’uomo» (E. Morante, Menzogna e sortilegio, p.77) = Afirma de fato ser a família... a maldição do homem. Ma se fosse famiglie, il verbo cambierebbe in portoghese: Afirmava de fato serem as famílias... a maldição do homem.

Adoro questo nostro infinito personale. Peccato che altre lingue non l'abbiano. Si tratta di una risorsa molto economica. :)
Ne avevamo già discusso, ma non ritrovo il filone. E' una leggenda metropolitana che solo il portoghese possieda l'infinito 'pessoal'. Il portoghese ne fa un uso più esteso ma una forma di infinito personale o flesso si trova anche nel mio dialetto ligure, sia pur limitata alla seconda persona del verbo essere dopo il verbo dovere. Nel mio dialetto l'infinito di essere è ese; l'espressione 'devi essere scemo' viene resa con 'ti dev'esi scemu'.

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