Capace a…

Spazio di discussione su questioni di carattere sintattico

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Daniele
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Capace a…

Intervento di Daniele » sab, 12 set 2009 10:11

Ho trovato capace a fare questo diverse volte. È un regionalismo? Una forma letteraria (così pare dica una non meglio identificata edizione dello Zingarelli), o arcaica? È accettabile?
Grazie!

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso » sab, 12 set 2009 12:24

Capace "a", che io sappia, è di uso esclusivamente familiare.
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

Gianluca
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Intervento di Gianluca » sab, 12 set 2009 13:17

Ecco la risposta del linguista Giorgio De Rienzo: «Sia nell’uso che in letteratura convivono le due forme: se proprio si vuole sottilizzare “capace di” è più ricorrente nell’uso comune, “capace a” in quello letterario».

PersOnLine
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Intervento di PersOnLine » sab, 12 set 2009 14:09

In nessun dizionario in rete, si trova un solo esempio con "capace a..."; sono tutti "capace di...".

Rettifico. Nel Sabatini-Coletti: "...nel l. fam. regge anche a: Giulio non è c. a far niente; ..." [sottolineatura mia].
Ultima modifica di PersOnLine in data sab, 12 set 2009 14:14, modificato 1 volta in totale.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » sab, 12 set 2009 14:14

La tradizione letteraria ci permette di legittimare certi usi e costrutti, ma bisogna sempre valutarne bene l’estensione e l’applicabilità nella lingua d’oggi, ché alcune costruzioni normali in passato possono aver assunto nell’odierno uso determinate connotazioni. È il caso, per l’appunto, di capace a, ormai appartenente, come ben rileva Fausto, alla lingua familiare (si veda il Sabatini-Coletti). Credo perfino che non pochi lo considererebbero addirittura sbagliato. La norma attuale prevede capace di e chi non vuole esporsi a cadute di stile farà bene a seguire tale costruzione, dal registro comune in su.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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