Concordanza dei tempi

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monica
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Concordanza dei tempi

Intervento di monica » dom, 20 set 2009 18:38

Ho un problema: non riesco a trovare un esempio convincente di reggente al passato remoto e subordinata al futuro. Lo schema di Serianni lo prevede, ma per il quadro analitico lo stesso Serianni rimanda a Moretti-Orvieto 1979, che io non ho. Potete aiutarmi?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » dom, 20 set 2009 18:52

Benvenuta, Monica! :)

In effetti non è un accostamento molto comune, però potremmo avere, credo, una frase del tipo Disse che un giorno saremo tutti giudicati al cospetto di Dio. Che ne dice?
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

monica
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Intervento di monica » dom, 20 set 2009 19:00

Marco1971 ha scritto:Benvenuta, Monica! :)

In effetti non è un accostamento molto comune, però potremmo avere, credo, una frase del tipo Disse che un giorno saremo tutti giudicati al cospetto di Dio. Che ne dice?
La ringrazio per il benvenuto e per la pronta risposta che trovo decisamente convincente.

Se le venisse in mente qualche altro esempio gliene sarei grata.

M.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » dom, 20 set 2009 19:31

Prego. :)

Ecco qualche altro esempio, questa volta non inventato, ma pescato in rete con Google Libri:

...il chiaro e l’oscuro, e la vittoria sul drago del deserto. E gli disse che sarà la bella luna e il portatore del solstizio, il portatore del rinnovamento e del riso della natura. (Primo Levi)

...mi disse che avrà forse tardato più d’un minuto prima di guardar l’orologio; che l’aveva rimesso alla meridiana due giorni prima, e che d’ordinario... (Scritti di sismologia, 1888)

Il futuro che è posto talvolta in corrispondenza coll’imperfetto o col passato rimoto, in inglese è espresso pel condizionale. Es. mi disse che verrà, mi dimandò se voi gli scriverete... (Vittorio Mussi, Corso di lingua inglese, 1863)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Marco1971 » lun, 21 set 2009 1:53

Posso aggiungere questa precisazione, tratta proprio – credo –, dal Moretti-Orvieto:

Se l’azione progettata conserva la sua collocazione nel futuro anche rispetto al momento della parola, oltre al condizionale passato, si può...

...usare anche il futuro. Non si può leggere, ma immagino che il senso sia questo, che coincide anche col mio esempio iniziale.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

monica
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Intervento di monica » lun, 21 set 2009 16:02

Grazie! :)

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