«Di là da» e «Al di là di»

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Marco1971
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«Di là da» e «Al di là di»

Intervento di Marco1971 » mer, 21 giu 2006 16:25

Non apro questo filone per dire che, come ognun sa, al di là di è un francesismo (au-delà de) e che va preferita la locuzione tradizionale di là da, anche perché ormai è ben radicata e non ha nulla di nocivo in sé; lo apro invece per una mera curiosità: Tullio De Mauro, nel suo Linguistica elementare (Roma-Bari, Laterza, 2002), scrive costantemente di là di, mentre nel suo dizionario registra solo di là da (com’è preferibile) e al di là di. Eccone due esempi:
Di là di differenze individuali, le persone di una stessa comunità linguistica usano in ciò che dicono o scrivono e riconoscono, leggono e odono nei discorsi e testi altrui molte parole comuni e molti modi comuni di connettere le parole in frasi. (p. 14)

Comunque, di là dei contrasti e a volte perfino attraverso i contrasti, si è venuto precisando e arricchendo un nucleo comune di nozioni basilari... (p. 25)
Non vi nascondo che a me stona un pochinino (anche se nel Battaglia qualche esempio di di là di e di al di là da si trova) e mi domando se era giudizioso scegliere una forma cosí ricercata e minoritaria in un manuale di linguistica. Lo so, son cianciafruscole...

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Intervento di Federico » mer, 21 giu 2006 16:51

Pure a me non suona molto bene, ma neanche male. Non so se l'userei mai.

Comunque di là da non mi sembra certo a rischio estinzione, anche perché profondamente radicata – basti pensare a espressioni come di là da venire –.

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Intervento di Marco1971 » mer, 21 giu 2006 17:03

E in tutti gl’italici orecchi risuona il leopardiano Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo...

Bue
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Intervento di Bue » gio, 22 giu 2006 10:43

Marco1971 ha scritto:E in tutti gl’italici orecchi risuona il leopardiano Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo...
Anche a me piace di là da, e cerco di evitare al di là di (Ad esempio il titolo del libro che ho tradotto dal francese Au delà de l'espace et du temps, e che ho reso con Oltre lo spazio e il tempo). Nel tradurre pero` un brano del discorso di accettazione del Nobel pronunciato da Feynman davanti all'accademia svedese nel 1965, ho inserito un "di là da quelli" con consapevole eco leopardiano, e la cosa mi e` stata corretta dal revisore. In effetti, rileggendola, sa troppo di citazione affettata che, in un discorso di un fisico americano in svezia, suona un pochino fuori luogo.

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Intervento di Federico » gio, 22 giu 2006 12:04

Mi sembra che al di là di si usi soprattutto quando si tratta di un "oltre" astratto, che non si riferisce a uno spazio reale. I due di là di citati da De Mauro rientrano in questa categoria, perciò si potrebbero considerare una versione amputata di al di là di, o potrebbero essere dovuti a una diversa percezione del valore delle due preposizioni di e da...

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Intervento di Marco1971 » ven, 23 giu 2006 1:32

Federico ha scritto:Mi sembra che al di là di si usi soprattutto quando si tratta di un "oltre" astratto, che non si riferisce a uno spazio reale. I due di là di citati da De Mauro rientrano in questa categoria, perciò si potrebbero considerare una versione amputata di al di là di, o potrebbero essere dovuti a una diversa percezione del valore delle due preposizioni di e da...
Sono forme legittime, ma oggi inusitate (come ho detto, neanche l’autore registra questa locuzione nel suo dizionario, nemmeno nell’editio maior, ossia il GRADIT).

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Intervento di Federico » ven, 23 giu 2006 1:38

Certo che sono legittimi, perché mai non dovrebbero esserlo? Stavo solo cercando di capire per rispondere a quali esigenze (conscie o no) vengano usati. O lei dice che sono solo arcaismi?

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Intervento di Marco1971 » ven, 23 giu 2006 1:45

Per me di là di è proprio antiquato, o ricercato, se non si vuol dire proprio arcaico. In poesia non stonerebbe, e neanche in una prosa come quella di Landolfi, ad esempio; ma in un manuale, mi par poco acconcio (confesso di non condividere molte scelte stilistiche di Tullio De Mauro, anche nella Storia linguistica dell’Italia unita).

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Intervento di Federico » ven, 23 giu 2006 8:27

Marco1971 ha scritto:in un manuale, mi par poco acconcio
Be', del resto non provoca problemi di comprensione, per cui glielo si può ben perdonare, no?

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Intervento di Marco1971 » sab, 24 giu 2006 16:03

Certo, non era mica un’accusa. Rimango con la curiosità inappagata del perché abbia usato costantemente questa forma non accolta nel suo vocabolario.

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Intervento di Federico » sab, 24 giu 2006 20:55

Cioè non ha usato né al di la didi là da?

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Intervento di Marco1971 » sab, 24 giu 2006 21:00

Federico ha scritto:Cioè non ha usato né al di la didi là da?
Non ho ancora finito di leggere il libro, ma finora no.

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Intervento di Federico » sab, 24 giu 2006 21:07

Allora è proprio strano; non vale a spiegare la cosa nemmeno la mia ipotesi della diversa sfumatura (o è sempre un oltre astratto?)...

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Intervento di Marco1971 » mer, 26 lug 2006 18:19

A lettura ormai ultimata, ecco il terzo esempio:
Come è chiaro, di là delle loro differenze, le quasi settemila lingue del mondo hanno caratteristiche comuni che ci permettono appunto di indentificarle come lingue.
Si tratterebbe quindi d’un uso costante e peculiare dell’autore...

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Intervento di Federico » mer, 26 lug 2006 19:04

Potrebbe essere semplicemente una contaminazione e confusione fra al di là di e di là da: nemmeno i linguisti piú capaci hanno pieno controllo della propria lingua e del proprio lessico.

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