Opportuno + di

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CarloB
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Opportuno + di

Intervento di CarloB » sab, 09 dic 2006 15:59

Nell'articolo di un opinionista pubblicato l'altro ieri dal piu' diffuso quotidiano della Liguria ho trovato:
"ha nondimeno ritenuto opportuno di non lasciare i cittadini nell'incertezza".
Quel di non è di troppo?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » sab, 09 dic 2006 18:48

Normalmente, sí:
La GGIC ha scritto:a) affermare, considerare, credere, pensare, ritenere, stimare, trovare, che si costruiscono normalmente con di + infinito, reggono una proposizione infinitiva senza introduttore se sono accompagnati da un compl. predicativo dell’oggetto (cfr. III.2.3.):

(261 a.) Credo di aver trovato il segreto.
(261 b.) Credo necessario parlarne.
(262 a.) La ditta non ha ritenuto di dover apportare modifiche ai prezzi.
(262 b.) Ha ritenuto opportuno andarsene. (Vol. II, p. 526)
Tuttavia, il di è ammesso in uno stile piú letterario:
La GGIC ha scritto:Se l’infinitiva segue essere + aggettivo/SN, non si ha normalmente introduttore [...], ma nella lingua letteraria è possibile avere il complementatore preposizionale di (cfr. 3.4.): cosí accanto a (239b) [Sarebbe difficile capirlo] possiamo anche avere, in uno stile piú formale:

(334) «Nel palazzo di Donnafugata non era difficile di fuorviare chi volesse seguirvi» (G. Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo, p. 186) (vol. II, p. 538)
Ma è buona norma farne parco uso e non esagerare come Svevo. ;)

Ecco tre esempi:

Manzoni: ...noi crediam piú opportuno di raccontar brevemente la storia antecedente di questa infelice. (I promessi sposi)

Leopardi: ...ho giudicato opportuno di rivolgermi a Lei prima di ogni altro... (Lettere)

Pirandello: ...alle quali ha stimato opportuno di partecipare anche la moglie... (L’uomo solo).

amicus_eius
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Intervento di amicus_eius » mer, 13 dic 2006 17:10

In definitiva, varianti linguistiche equipollenti, dunque.

In effetti, in principio, tutte o quasi le reggenze dell'infinito erano aproposizionali (verbi come "tentare", ad esempio, venivano costruiti senza preposizione "di" ancora all'inizio del '900). Poi il genio analitico della lingua ha prevalso, dando luogo, evidentemente, a situazioni di connotazione fluttuante (una frase come "hanno tentato ucciderlo", suona arcaica, rispetto ad "hanno tentato di ucciderlo"; d'altro canto, come osserva il bon Marco1971, una frase come "ho ritenuto opportuno di scriverle" suona più formale di "ho ritenuto opportuno scriverle".

Il problema, penso, sorga in quei contesti in cui la preposizione "di" è usata un po' fuori luogo: in espressioni tipo: "è bravo di mangiare, ma non di lavorare" (che, per quanti rari antecedenti illustri si possano invocare, suona un po' dura...).

Brazilian dude
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Intervento di Brazilian dude » mer, 13 dic 2006 17:56

Poi il genio analitico della lingua ha prevalso, dando luogo, evidentemente, a situazioni di connotazione fluttuante (una frase come "hanno tentato ucciderlo", suona arcaica, rispetto ad "hanno tentato di ucciderlo";
Interessante, noi abbiamo mantenuto questa "arcaicità" in portoghese: Tentaram matá-lo. Questo è frequentissimo. Molte parole o strutture fraseologiche che si sono abbandonate in una data lingua sopravvivono in un'altra vicina.

Avatara utente
Marco1971
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Intervento di Marco1971 » mer, 13 dic 2006 18:05

Vorrei però precisare che con verbi come tentare, sperare, credere, ecc. l’omissione del di in italiano è tuttora possibile in uno stile letterario.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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