«Conosco il tuo amico» ~ «Il tuo amico, lo conosco»

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Arnoldas
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«Conosco il tuo amico» ~ «Il tuo amico, lo conosco»

Intervento di Arnoldas » mer, 01 mag 2019 10:39

Buon giorno cari amici! Si dice "Conosco il tuo amico ~ Il tuo amico lo conosco". E se dico "Lo conosco, il tuo amico"? È corretto? No? Grazie.

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Millermann
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Re: «Conosco il tuo amico» ~ «Il tuo amico, lo conosco»

Intervento di Millermann » mer, 01 mag 2019 12:04

Salve, caro Arnoldas.
Sí, certo che si può dire!

«Conosco il tuo amico»: frase non marcata.
«Il tuo amico lo conosco»: dislocazione a sinistra.
«Lo conosco, il tuo
amico»: dislocazione a destra.

La dislocazione, che aggiunge un clitico di ripresa (lo), serve a cambiare la focalizzazione, cioè il concetto che si vuole evidenziare: in questo caso evidenzia «lo conosco». :)
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Arnoldas
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Re: «Conosco il tuo amico» ~ «Il tuo amico, lo conosco»

Intervento di Arnoldas » mer, 01 mag 2019 12:39

La ringrazio, gentile Millermann! Buona giornata.

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GFR
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Re: «Conosco il tuo amico» ~ «Il tuo amico, lo conosco»

Intervento di GFR » mer, 01 mag 2019 18:59

Millermann ha scritto:
mer, 01 mag 2019 12:04
La dislocazione, che aggiunge un clitico di ripresa (lo), serve a cambiare la focalizzazione, cioè il concetto che si vuole evidenziare: in questo caso evidenzia «lo conosco». :)
Le risulta, egregio Millermann, che la dislocazione fosse considerata un errore nello scritto, diciamo fin verso la fine degli anni settanta?
Grazie a lei e a chiunque voglia aggiungere le sue cognizioni. E a tutti l'augurio di vivere un bel tramonto sul Primo maggio.
Ultima modifica di Infarinato in data mer, 01 mag 2019 19:06, modificato 1 volta in totale.
Motivazione: Eliminata porzione superflua citazione
La poesia è sfuggente al comando/ma so che esiste in ciò che mi circonda/timida basta la cresta di un'onda/per dir che l'attimo si sta annunciando/ A volte il lago mi si apre allorquando/nei suoni colgo il suo canto alla sponda/

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Millermann
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Re: «Conosco il tuo amico» ~ «Il tuo amico, lo conosco»

Intervento di Millermann » mer, 01 mag 2019 20:25

So che in passato c'è stato chi sconsigliava questo e altri tipi di tematizzazione, nello scritto, considerandoli poco o punto corretti: se ne parla anche nell'articolo della Treccani di cui ho fornito il collegamento piú sopra. ;)
Anche oggi che la costruzione, in sé, è piú accettata, occorre usarla con un certo giudizio: in certi casi una ripresa pronominale può risultare inutile o addirittura agrammaticale. Meglio limitarsi all'uso sporadico nel parlato (in cui l'intonazione, spesso, può bastare) e nello scritto che intenda arieggiare o ricalcare la lingua parlata. :)
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini

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GFR
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Re: «Conosco il tuo amico» ~ «Il tuo amico, lo conosco»

Intervento di GFR » gio, 02 mag 2019 20:40

Grazie, disponibile come sempre. Evidentemente la dislocazione è un trauma scolastico che, nonostante gli anni, non ho completamente superato.

Sono andato anche rileggermi alcuni brani di Lezione di italiano del professor Francesco Sabatini (pagina 183 in particolare) dove vengono trattate le frasi segmentate. Ci sono diversi esempi "pesanti", ne riporto uno dal Principe di Machiavelli «Ma gli Stati ordinati come quello di Francia è impossibile possedergli con tanta quiete». :)
La poesia è sfuggente al comando/ma so che esiste in ciò che mi circonda/timida basta la cresta di un'onda/per dir che l'attimo si sta annunciando/ A volte il lago mi si apre allorquando/nei suoni colgo il suo canto alla sponda/

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Re: «Conosco il tuo amico» ~ «Il tuo amico, lo conosco»

Intervento di Marco1971 » gio, 02 mag 2019 22:38

Il fatto stesso che la dislocazione sia presente in quello che è considerato il primo documento in volgare (i placiti cassinesi, con la celeberrima frase Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti) dimostra quanto antico e connaturato alla lingua questo fenomeno sia.

Naturalmente, è da evitare nello scritto formale (documenti e lettere ufficiali, ecc.), ma non in letteratura – si vedano gli esempi riportati nell’articolo piú sopra segnalato da Millermann –, dove da sempre ha funzione espressiva e talvolta strutturante (in particolar modo nella poesia).
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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