Una frase nucleare

Spazio di discussione su questioni di carattere sintattico

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Fausto Raso
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Una frase nucleare

Intervento di Fausto Raso » sab, 17 mar 2007 1:49

Nella rubrica di lingua di un quotidiano in rete una lettrice ha posto questo quesito:

Mi chiamo (…) e studio la lingua italiana a Buenos Aires, Argentina. La mia domanda è riguardo al verbo essere quando non è copulativo, vale dire nel caso in cui significa "essere in un posto" ad esempio: "Maria è a casa" o " il bambino è in giardino". La nostra insegnante di grammatica fa l'analisi sintattica secondo il concetto delle valenze verbali ed è questo il mio grande dubbio: nelle frasi semplici citate sopra, "a casa" e "in giardino" cosa sono, cioè che tipo di elementi, nucleari o extranucleari?
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Ecco la risposta del titolare della rubrica:

La dicitura “nucleari” ed “extranucleari” non mi è nota, appartiene a un gergo grammaticale che – confesso la mia ignoranza – non conosco. Chiedo aiuto perciò ai frequentatori del forum più aggiornati di me.

Questo il mio intervento:

In grammatica generativa sono detti "nucleari" i componenti di una frase che ne costituiscono il "nucleo", vale a dire il soggetto, il predicato verbale e l'eventuale complemento oggetto. Negli esempi della signora "a casa" e "in giardino" sono, quindi, elementi extranucleari.
Fausto Raso
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
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Ladim
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Intervento di Ladim » sab, 17 mar 2007 10:50

In soldoni: la classificazione 'nucleare/non-nucleare' non è pacifica. Il criterio, comunque non sempre dirimente, è quello della non omissibilità: ciò che si può omettere non è nucleare; ciò che non si può omettere è nucleare.

Nella frase «Maria è a casa» il complemento di luogo è un argomento necessario – il predicato «è», traducibile con 'trovarsi in un luogo, in una circostanza determinati', è bivalente [indico le valenze attraverso gli attanti]: «Maria (I esperiente) è a casa (II esperiente)». Quando ha il significato di «esistere» senz'altro, «è» coordina un solo esperiente («Dio è») etc.

Sicché non esisterebbero complementi nucleari e non-nucleari identificabili a priori («complemento oggetto» sì, «complemento di causa» no etc.); ma è il verbo (lo schema valenziale) che ci dice, di volta in volta, se ci troviamo di fronte a un sintagma prevedibile, e quindi a un argomento del verbo, oppure no (cfr. «Franco ha regalato una grammatica a Giulia»: «Franco (agente) ha regalato una grammatica (tema-oggetto) a Giulia (beneficiario)»...

Uri Burton
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NUCLEARE

Intervento di Uri Burton » sab, 17 mar 2007 13:30

Anche questa volta ho una domanda per Ladim. Nella linguistica inglese nuclear si usa, oltre che in fonologia per indicare l’unità essenziale che governa l’intonazione d’un enunciato, anche negli studi di retorica per contrapporre al periodo lineare (nuclear sentence, «periodo nucleare») un periodo in cui una serie di locuzioni o proposizioni dipendenti (periodic sentence, «periodo periodico») precedono a mo’ di preambolo la proposizione principale. Esempio: in quel suolo roccioso, in quella terra che non conosceva nessuna forma di coltivazione, tra quei sassi che rallentavano il nostro cammino, fiorivano i gigli della valle. La domanda, caro Ladim, è dunque se si usa o si potrebbe usare in questo senso pure in italiano.

Cordialissimi saluti,
Uri Burton

Ladim
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Intervento di Ladim » sab, 17 mar 2007 15:39

Carissimo Uri Burton, la sintassi – mi passi la battuta – anche da noi si è 'nuclearizzata': non si tratterebbe però di un'etichettatura retorica, quanto di un'impostazione euristica.

Mi perdoni la breve digressione: l'uso classificatorio incentrato sulla valenza, infatti, si può estendere anche alla sintassi complessa; ciò equivale, in prima approssimazione, a indicare nella solita reggente, per esempio, il nucleo sintattico da cui far derivare le varie espansioni, ovvero le solite subordinate. Ma, com'è evidente, non si tratterebbe di una pura revisione nominale: nella frase semplice, dire nucleare o extranucleare equivale a incentrare il discorso sulla valenza verbale (qui non vale più la distinzione tra i vari complementi, ma, semmai, una più formale distinzione tra «complemento diretto» e «complemento indiretto»: dopo un'analisi attanziale, ovvero semantica, si passa di fatto a un'analisi sintattico-semantica attraverso l'individuazione dello schema valenziale del verbo, ovvero a uno studio più precisamente funzionale – e allora scopriamo che un verbo come «mangiare» può essere bivalente ma anche monovalente [o sempre bivalente, ma con una valenza non 'satura'], «regalare» trivalente... – etc.). Se passiamo alla sintassi complessa, vediamo che le completive possono equivalere agli argomenti del verbo: cfr. «Preferisco leggere» (leggere: 'completiva oggettiva implicita'); lo stesso si dica delle interrogative indirette: «vorrei sapere se hai ragione o torto»: tutte subordinate, per dir così, argomentative, e quindi dipendenti dal verbo della reggente. Diversamente, le subordinate avverbiali o circostanziali (temporali, concessive, finali...) sarebbero già delle subordinate non nucleari, e quindi sintatticamente omissibili.

Per la retorica, non mi viene in mente niente di preciso – se non la «reversio», o «antimetatesi», per cui si ripercorre a ritroso una successione concettuale, e questo anche attraverso una precessione sintattica degli elementi circostanziali (ma il Suo esempio è comunque qualcosa di diverso)... Per tanto non vedrei nulla di male ad adoperare l'etichetta di «periodo nucleare» per descrivere una così elegante progressione sintattica (basterebbe non confondere la retorica con lo studio funzionale della lingua)...

Uri Burton
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PERIODO NUCLEARE

Intervento di Uri Burton » sab, 17 mar 2007 18:44

Ladim ha scritto:[...] la sintassi – mi passi la battuta – anche da noi si è 'nuclearizzata' [...]
Lo immaginavo, se non altro per la spinta analogica delle basi militari... Scherzi a parte, ancora grazie, carissimo Ladim: una risposta completa e interessante, e come al solito, paziente.
Uri Burton

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