Il "piú acerrimo" nemico

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Il "piú acerrimo" nemico

Intervento di Fausto Raso » dom, 13 mag 2007 18:51

Sentito al tg1 delle 13.30: "...il suo piú acerrimo nemico...". Da far drizzare i capelli a uno scolaretto di III elementare. È possibile che ancora ci sia "gente" che non sa riconoscere se un aggettivo è già di grado superlativo assoluto?
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
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Intervento di Marco1971 » dom, 13 mag 2007 19:20

Il Gabrielli, nel suo dizionario bivolume, dice questo:
Essendo nell’uso di molto attenuato il valore di superl., si incontra a volte anche il superl. relativo il piú acèrrimo: Il mio piú acerrimo nemico (Pirandello); ma non si direbbe mai ‘il piú acríssimo’.
Un altro esempio letterario:

Ognuno sa che il conte Guicciardi fu il più acerrimo impugnatore del progetto del duca Melzi... (Rovani, Cento anni, Libro 17, 3.)

Né Pirandello né Rovani ignoravano la grammatica; ma, come dice il Gabrielli, s’è indebolita la coscienza del valore originario di superlativo (anche perché quelli in -èrrimo sono pochi). Non griderei l’anatema... ;)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Federico
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Intervento di Federico » dom, 13 mag 2007 21:46

Sí, Fausto: possibilissimo.
Non è molto diffusa la conoscenza dell'uso di questo -errimo; ultimamente anzi sento usarlo nel linguaggio giovanile – per scherzo, ma è sintomatico – con parole che non c'entrano nulla: «figherrimo!».

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