«Sbagliatamente»

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Ferdinand Bardamu
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«Sbagliatamente»

Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 03 dic 2012 16:43

Ho sentito qui, in un’intervista al professor Lobianco dell’università di Melbourne, l’avverbio sbagliatamente, pronunciato proprio dal professore (che, dall’accento, non è di madrelingua italiana).

D’acchito, mi suona strano, benché sia ben formato. Ma sappiamo bene che una lingua non satura tutte le sue valenze, e alcune parole, benché possibili, non sono di fatto usate. Su Google Libri ho trovato alcuni esempi di sbagliatamente:

Per riscoprirlo oggi, giacché l'esigenza è tuttora viva ed è doveroso soddisfarla, non va più ritratto con artistico compiacimento per l'esotico (di cui Levi non fu immune) o con razionale giudizio senz'appello (di cui Rosi sbagliatamente in alcune scene di fa portavoce) il magico, che è in gran parte una nostra fabbricazione di gusto aristocratico od operazione erudita[.] [FONTE]

Era solo una pesante tristezza, era come avesse sempre saputo che Paolo doveva finire così, inutilmente e sbagliatamente, come inutile e sbagliata era sempre stata la sua vita. [FONTE]

Nell’archivio della BibIt non c’è nulla. Mi chiedo dunque se si tratti di un errore e basta, oppure se in antico o in alcune regioni sia una parola d’uso comune.

Carnby
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Re: «Sbagliatamente»

Intervento di Carnby » lun, 03 dic 2012 19:09

Mi suona come un'espressione presa da Cetto La Qualunque, il personaggio di Antonio Albanese.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 03 dic 2012 19:30

Ha ragione. :D Infatti negli archivi di Corriere e Repubblica non ce n’è traccia.

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Intervento di Marco1971 » lun, 03 dic 2012 20:27

Non pare attestato tale avverbio (niente nel Battaglia, nulla nella BIZ[a]). Immagino sia una traduzione dall’inglese: right > rightly (giusto/giustamente e qui può funzionare); ma da wrong > wrongly in italiano non si fa sbagliato > *sbagliatamente.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 03 dic 2012 20:46

Grazie, Marco. Nel caso che ho riportato, è molto probabile il calco dall’inglese.

Il secondo esempio di sbagliatamente che ho tratto da Google Libri è di Scerbanenco, un autore la cui lingua talvolta non è proprio cristallina.

valerio_vanni
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Re: «Sbagliatamente»

Intervento di valerio_vanni » lun, 03 dic 2012 23:25

Carnby ha scritto:Mi suona come un'espressione presa da Cetto La Qualunque, il personaggio di Antonio Albanese.
Anchemente a me ;-)

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello » mar, 04 dic 2012 1:28

Marco1971 ha scritto:Non pare attestato tale avverbio (niente nel Battaglia, nulla nella BIZ[a]). Immagino sia una traduzione dall’inglese: right > rightly (giusto/giustamente e qui può funzionare); ma da wrong > wrongly in italiano non si fa sbagliato > *sbagliatamente.
Ma non mi è chiaro perché debba cercarsi l'influsso dell'inglese qui. Un madrelingua potrebbe senz'altro dire, applicando automaticamente il meccanismo di formazione degli avverbi, sbagliatamente anziché erroneamente. O no?

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Intervento di Marco1971 » mar, 04 dic 2012 1:44

Non direi, caro Roberto, perché a tutte le persone qui intervenute appare come una cosa strana (e pare che l’intervistato fosse australiano). Infatti, non tutte le formazioni regolari sono accettabili se non hanno riscontro nell’uso. Ci troviamo in un caso di conflitto tra logica e uso effettivo e duraturo. L’insieme delle possibilità formative di una lingua è in qualche modo ristretto da ciò che si dice o non si dice (ma ora non tiri in ballo le neoformazioni e gli adattamenti, il caso è diverso). :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Roberto Crivello » mar, 04 dic 2012 1:54

Sono d'accordo con lei, colpisce anche me. Ma magari fra cinquant'anni sarà diffuso. Quello che volevo dire è non solo che, almeno in teoria, non è sbagliato, ma che non vedo perché si debba subito pensare all'influsso dell'inglese.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » mar, 04 dic 2012 2:16

Perché il parlante in questione è anglofono e presumibilmente ha applicato una regola ben assimilata: gli avverbi in -mente si formano sulla base dell’aggettivo declinato al femminile. E l’esistenza di wrongly fa propendere per quest’influsso in maniera del tutto logica.

Ma vorrei continuare, perché la cosa è interessante (mi viene in mente che esiste anche in francese faussement). Il fatto è, credo, che per i concetti per cosí dire atavici, se non se n’è mai sentita la necessità, è difficile che prenda piede una parola nuova o potenziale. Un avverbio come sbagliatamente ha scarse probabilità di successo proprio perché a tutti viene da dire erroneamente, ed è questa la parola deputata a esprimere questo concetto (finché non si dirà wrongly).

A chi introduce tutte queste variazioni o pseudonovità nella lingua, vorrei dire che prima d’andare a tentoni, brancolando nel buio pesto, non sarebbe male riflettere sul significato storico e culturale della lingua, oggi vista solo come puro mezzo per raggiungere un fine, per ottenere qualcosa, il piú delle volte concreto. E se il fine almeno si raggiungesse, sarebbe ottimo; ma esso perlopiú non varca la soglia di casa perché il messaggio o è espresso male, o è espresso troppo bene (e allora può sfuggire). Siamo dunque nell’... come si dice? empasse o impasse? Per chi esiti, consiglio Siamo in un vicolo cieco. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Jonathan
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Intervento di Jonathan » mar, 04 dic 2012 5:31

Io penso invece che sbagliatamente abbia buone possibilità di successo: in rete se ne trovano alcune migliaia d'occorrenze (tutt'altro che autorevoli, comunque), di cui una almeno del 2004 [per la cronaca, il personaggio Cetto La Qualunque fece il suo debutto in televisione nel 2003]. Dato poi il metodo di selezione descrittivo alla 'ndo cojo cojo di molti linguisti d'oggi, non mi sorprenderei di vederlo presto su qualche prestigioso dizionario, magari segnalato come voce non comune o d'uso popolare.

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Re: «Sbagliatamente»

Intervento di Fausto Raso » mar, 21 mag 2019 18:42

Riapro questo filone perché nel sito della Crusca, in "risposte ai quesiti", c'è un articolo del prof. Salvatore Claudio Sgroi inerente all'argomento.
Ultima modifica di Infarinato in data mar, 21 mag 2019 19:06, modificato 1 volta in totale.
Motivazione: Corretto collegamento
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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Re: «Sbagliatamente»

Intervento di Ferdinand Bardamu » mer, 22 mag 2019 10:41

Salvatore Claudio Sgroi ha scritto:Per conto nostro, fermo restando che l'uso è limitato, ristretto, quasi “bloccato” dal concorrente erroneamente (ed erratamente), in considerazione degli usi illustri su ricordati e presenti all'inizio del '900, si tratta di una forma normativamente corretta, che sarebbe quindi sbagliato giudicare "errata" nell'uso altrui, solo perché soggettivamente valutata brutta.
Bisognerebbe aggiungere che sí, non è una forma errata, ma essendo nettamente minoritaria e assente nei maggiori corpora letterari, sarebbe opportuno evitare di usarla. Le alternative non mancano: se erroneamente è forse troppo formale per adattarsi a contesti piú rilassati (almeno per la mia competenza), si può ricorrere alle naturalissime perifrasi in modo sbagliato, in maniera sbagliata.

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Re: «Sbagliatamente»

Intervento di Marco1971 » mer, 22 mag 2019 18:25

È interessante vedere le diverse valutazioni di questo avverbio: qui si constata semplicemente che, «per qualche ragione» (I would have said «for some obscure reason»), non è d’uso molto comune; qui invece è posto sullo stesso piano di una forma verbale come vadi

Aíta! :D
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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