«Negro» o «nero»?

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rossosolodisera
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«Negro» o «nero»?

Intervento di rossosolodisera » lun, 02 lug 2018 10:08

Chiedo scusa. In un noto social sono stato ripreso per aver usato la parola negro: secondo alcuni dovevo scrivere nero, riferito al colore della pelle. Non sono razzista, per fortuna. Vi posso assicurare che a me insegnavano ad usare negro senza assolutamente alcuna implicita connotazione dispregiativa. Quando facevo le medie ci portarono ad una rappresentazione antirazzista che si intitolava "mio fratello negro" (ribadisco, negro): il che la dice tutta.
Voi cosa ne pensate?
Ultima modifica di rossosolodisera in data lun, 02 lug 2018 23:04, modificato 1 volta in totale.

Carnby
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Intervento di Carnby » lun, 02 lug 2018 10:33

Storicamente ha ragione lei; ma le parole hanno una loro storia e cambiano significato nel corso della storia. Per qualche motivo negro è stato associato all’inglese nigger (fortemente dispregiativo, e che si sarebbe dovuto tradurre piuttosto con ‘negraccio’) anziché al corretto negro (adottato in un primo tempo anche da associazioni afroamericane). E non vale citare le negre chiome di leopardiana memoria o l’uso di negro per definire l’antesignano di quello che oggi si chiama ghost writer. Oggi usare negro senza ulteriori specificazioni equivale a farsi bollare da razzista e andrebbe evitato per ragioni d’opportunità, specie in un momento così difficile. Aggiungo che mia madre usa correntemente negrotto senza nessun intento razzista e che la Crusca è riuscita a produrre questo delirio. Già, perché non solo negro è stato investito da questa polemica, ma tutto il comparto della «razza» e simili.

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Animo Grato
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Re: «Negro» o «nero»?

Intervento di Animo Grato » lun, 02 lug 2018 12:24

rossosolodisera ha scritto:Voi cosa ne pensate?
Negro è tanto spregiativo quanto ebreo: di volta in volta uomini e donne sono stati chiamati negri e ridotti in schiavitù, sono stati chiamati ebrei e deportati. In Europa, sede del secondo orrore, per fortuna si è stati abbastanza intelligenti da capire che il problema non era come venivano chiamati i deportati, ma il fatto che fossero deportati; negli Stati Uniti, culla di quell'idiozia nota come "correttezza politica", il "ragionamento" è stato: «Ti chiamavo negro quando ti mettevo in catene, ora godi perché ho deciso di chiamarti in un altro modo (anche se ti tratto sempre come una pezza da piedi)». Da qui la trafila nigger/negro, colored, black, Afro(/African)-American: ogni nuovo termine è venuto con una promessa di cambiamento, ma Rosa Parks era educatamente e "progressisticamente" apostrofata come colored quando le venne ricordato che il suo posto era in fondo al torpedone. Oggi continuano a friggerne una decina all'anno sulla sedia elettrica, ma rispettosamente.
Il termine più accettato è attualmente African-American (che da noi è diventato afroamericano, ma attenzione, perché il "pensiero politicamente corretto" ortodosso potrebbe storcere il naso di fronte all'irrispettosa abbreviazione del primo elemento in afro-), che, a rigor di termini, dovrebbe riferirsi a Charlize Theron (nata e cresciuta in Sudafrica e naturalizzata statunitense) piuttosto che a un qualsiasi negro di Cincinnati, figlio e nipote di negri di Cincinnati, mai uscito dagli Stati Uniti e convinto che Hong Kong e Congo siano la stessa cosa.
(Ci sarebbe molto da dire su questo afroamericano, a partire dal fatto che non si è mai sentito euroamericano per i bianchi - al massimo italoamericano per un'altra minoranza abbastanza spregevole - come a ricordare agli afro-, italo-, latino- ecc. che in America loro sono solo "turisti", mentre i veri americani, senza bisogno di ulteriori specificazioni, sono solo i W.A.S.P.)
Tornando a noi, è vero che l'opinione pubblica italiana ha importato in blocco tutto il discorso sulla presunta inaccettabilità di negro, come è stata solerte nell'adozione di tutti gli altri anglismi di cui si discute in queste pagine: io non accetto né l'uno né gli altri.

Spigolature:
- Dall'introduzione (1986) di un'edizione scolastica (e quindi particolarmente attenta all'aspetto educativo) del Buio oltre al siepe: "Nella lingua inglese esistono tre vocaboli per indicare i negri: nigger, negro, black. Nigger e negro sono usati dai bianchi dispregiativamente, black significa «di colore nero» ed è un vocabolo senza alcuna connotazione negativa [...] Nel corso [della traduzione] del romanzo sono stati utilizzati indifferentemente i termini negro e nero visto che nella nostra lingua nessuno dei due vocaboli ha connotazione negativa".

- L'inglese slave (schiavo) deriva (come il corrispondente italiano, ma in modo più trasparente) dall'etnonimo Slav (slavo). Quando il solito avvocato del politically correct se ne accorgerà, proporrà (imporrà) un nuovo nome ai popoli slavi, per tutelarne la dignità, o censurerà slave in quanto viziato dallo stimma dell'odio razziale?
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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 02 lug 2018 13:51

Ne avevamo già parlato.

Per quanto io faccia mia la considerazione di Animo Grato e la sua invettiva contro l’ipocrisia del politicamente corretto come pulizia e polizia della lingua, occorre costatare come la connotazione spregiativa prevalga, purtroppo, su tutto.

Basti pensare all’uso che si fa di andicappato come insulto: chi, parlando seriamente, adopererebbe oggi andicappato per parlare di una persona invalida?

Se queste osservazioni valgono come regola di condotta (evitiamo negro e andicappato se non vogliamo, o non siamo preparati a essere oggetto di riprovazione sociale), è opportuno d’altra parte notare come ci si stia istradando su una china scivolosa.

Quando diversamente abile (locuzione tanto involuta da generare fin da subito la sua parodia, basti pensare ai tanti diversamente + aggettivo coniati polemicamente o ironicamente) e afroamericano saranno usati a loro volta come insulti o saranno giudicati insufficienti dalla bizantina sensibilità politicamente corretta, sorgerà il bisogno di trovare un nuovo termine «pulito», e cosí via, all’infinito…

rossosolodisera
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Intervento di rossosolodisera » lun, 02 lug 2018 16:04

Ferdinand Bardamu ha scritto:Basti pensare all’uso che si fa di andicappato
…e anche di mongoloide.
Le posso chiedere il motivo per cui lo scrive così, contrariamente a quanto fanno i più?

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Ferdinand Bardamu
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FT «Andicappato» ~ «handicappato»

Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 02 lug 2018 21:38

Andicappato è un banalissimo adattamento grafico, peraltro minimo: si elimina una lettera corrispondente a un suono che noi italiani non realizziamo.

domna charola
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Intervento di domna charola » mar, 03 lug 2018 9:23

Intanto le quattro staffettiste italiane vincitrici dell'oro vengono definite "di pelle nera": ultima conquista del politicamente corretto. È solo un involucro del tutto casuale, l'interno acromatico è uguale per tutti… fondamentale differenza rispetto a negro/nero, che coinvolge l'intera persona tridimensionale?
Insomma, comunque si giri la frittata, resta la necessità del dato descrittivo di superficie, anche solo per negare la differenza. In questo caso, la stampa ha sottolineato la valenza "politica" di questo cromatismo, come a dire "sono italiane comunque, indipendentemente da…". Però per dirlo, ha dovuto in qualche modo ricorrere al termine aborrito, costringendosi ad acrobazie linguistiche che via via diverranno più estreme man mano che si sposterà il limite lessicale. Chiaro esempio che non solo eliminando il termine non si elimina il problema, ma addirittura che il termine serve: se una cosa esiste, deve avere un nome, anche solo per poterla condannare.
Paradossalmente, in un mondo in cui non esistesse la parola "ladro", potrei rubare liberamente, perché nessuno è in grado di dare l'allarme "al ladro!".

rossosolodisera
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Intervento di rossosolodisera » mar, 03 lug 2018 11:47

Osservazione acuta. Certo mi dispiacerebbe un po' sapere che qui ci fossero persone, lei compresa, con pregiudizi verso tipologie etniche diverse (non c'è solo il colore della pelle di variabile): capisco che chi ruba nuoce e il nome che merita gli va dato, ma chi ha la pelle nera non nuoce in quanto tale (a meno che non delinqua anche) anzi, ci fa vincere medaglie in qualche caso e magari chissà... il prossimo Europeo di calcio.
Trovo anche tanta ipocrisia in termini come OSS (ausiliaria o inserviente non erano offensivi) o colf (se serva effettivamente era troppo forte bastava anche domestica).
Giusto invece secondo me a limitare la crudezza di termini indicanti la menomazione delle persone (cosa che la pelle nera non è); le persone down, i non vedenti ecc.

Avatara utente
Animo Grato
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Intervento di Animo Grato » mar, 03 lug 2018 12:22

domna charola ha scritto:È solo un involucro del tutto casuale, l'interno acromatico è uguale per tutti…
Mi verrebbe da dire che no, anche l'interno è diverso, perché - e qui riporto malamente informazioni che ho orecchiato durante qualche telecronaca sportiva e che non mi sono mai preso la briga di approfondire - mediamente i negri avrebbero una maggior quantità di fibre muscolari bianche, che li avvantaggerebbero nelle discipline "esplosive" (velocità). Anche se non è una considerazione strettamente linguistica, la delicatezza dell'argomento mi impone di sottolineare una cosa: il discrimine tra un atteggiamento razzista e uno non razzista sta tutto in quell'avverbio ("mediamente"). Da un punto di vista accademico si possono fare tutte le osservazioni e le distinzioni del mondo e ordinarle in ricerche e tabelle statistiche; il razzismo nasce quando il fantasma del modello statistico soppianta la concretezza del singolo: nella vita di tutti i giorni noi incontriamo persone in carne e ossa che non necessariamente (per non dire mai) rispecchiano quel modello astratto. Anche quando il pregiudizio è positivo («i negri hanno il ritmo nel sangue»), sempre di pregiudizio si tratta, e, quand'anche fosse basato su un vastissimo campione statistico, non implicherebbe che quella specifica persona che ho conosciuto ieri debba uniformarsi a quella pura astrazione matematica.
A proposito di velocisti, qualche giorno fa si è verificato un episodio che, ab contrario [si dice così?], rivela un atteggiamento razzista identico ma inconsapevole, e quindi "socialmente accettato". Filippo Tortu, brianzolo di origini sarde e bianco come il latte, ha stabilito il nuovo primato italiano dei 100 metri col tempo di 9 secondi e 99 centesimi. La stampa ha dato grande risalto al fatto che è uno dei pochissimi (tre, mi pare) atleti «non neri» ad essere sceso sotto il muro dei dieci secondi. Il che, implicitamente (e goffamente, visto che tali considerazioni non sarebbero ammesse dal galateo dell'informazione), significa - nel migliore dei casi - che in certe circostanze (ma questo apre la porta a domande dalle implicazioni potenzialmente devastanti: quali circostanze? e chi le stabilisce?) è legittimo fare delle distinzioni razziali tra esseri umani e - nel peggiore - che sì, tra i «non bianchi» fare quei tempi non è poi una cosa tanto eccezionale, ma quelli sono appunto «non bianchi» (forse nemmeno uomini a tutti gli effetti...), e solo i bianchi contano.
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FT «A contrario»

Intervento di Ferdinand Bardamu » mar, 03 lug 2018 13:07

Animo Grato ha scritto:ab contrario [si dice così?]
A contrario. :)

domna charola
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Intervento di domna charola » mar, 03 lug 2018 15:56

rossosolodisera ha scritto:Osservazione acuta. Certo mi dispiacerebbe un po' sapere che qui ci fossero persone, lei compresa, con pregiudizi verso tipologie etniche diverse (non c'è solo il colore della pelle di variabile): capisco che chi ruba nuoce e il nome che merita gli va dato, ma chi ha la pelle nera non nuoce in quanto tale (a meno che non delinqua anche) anzi, ci fa vincere medaglie in qualche caso e magari chissà... il prossimo Europeo di calcio…
Associazione del tutto involontaria. Credo che inconsciamente abbia lavorato l'associazione di idee fra il condannare qualcuno che usa il termine in senso spregiativo (personaggio /azione deprecabile) e qualcuno che faccia un'azione chiaramente deprecabile (il furto). Cioè - mmmm, come sono contorta... - se voglio dire:
non chiamare nero (dispregiativo) una persona di col... cioè pell... cioè...
beh, come lo dico? come indico tale "misfatto"? in questo senso mi si è associato al "ladro".
Mi serve comunque il termine per condannare l'uso che qualcuno ne fa.

Carnby
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Intervento di Carnby » mar, 03 lug 2018 17:22

domna charola ha scritto:Intanto le quattro staffettiste italiane vincitrici dell'oro vengono definite "di pelle nera"
Che poi, a volere spaccare il capello in quattro, almeno due non sono neppure «nere»: la Chigbolu è figlia di un nigeriano e di una romana, quindi è mulatta; la Grenot è cubana ma è chiaramente meticcia (forse europea-amerindia-africana);
la Foluronso e la Lukudo sono invece «nere»: la prima è figlia di due nigeriani, la seconda di due sudanesi.

rossosolodisera
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Intervento di rossosolodisera » mar, 03 lug 2018 20:49

Suggerendole di stare attenta (vista le mia recente esperienza su Facebook) a usare in pubblico la parola meticcio (immeticciare è termone veterinario e meticcio è anche un cane incrociato), mi dice la differenza tra mulatto e meticcio?

Carnby
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Intervento di Carnby » mer, 04 lug 2018 8:45

rossosolodisera ha scritto:Suggerendole di stare attenta
Attento. :wink:
rossosolodisera ha scritto: (vista le mia recente esperienza su Facebook) a usare in pubblico la parola meticcio (immeticciare è termone veterinario e meticcio è anche un cane incrociato), mi dice la differenza tra mulatto e meticcio?

Ho usato meticcio per tradurre lo spagnolo mestizo, ovvero ‘persona con genitori europei e amerindi’.

domna charola
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Intervento di domna charola » mer, 04 lug 2018 10:53

Intanto l'altro giorno mi sono sorpresa a correggere al volo una frase, in un raptus di "politicamente corretto":
"Che bel cane, signora... che razz... ehm... che varietà è?"

:)

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