"No" e "non"

Spazio di discussione su questioni di lessico e semantica

Moderatore: Cruscanti

Fausto Raso
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"No" e "non"

Intervento di Fausto Raso »

Luca Serianni ammette l’uso del non in luogo del “più corretto” no in frasi tipo: vieni o non? Molti altri autorevoli linguisti considerano, invece, errato quest’uso, si deve dire no: vieni o no?. Inutile dire come la pensa in proposito il linguista Aldo Gabrielli. Riporto, ora, il pensiero di un altro filologo, Franco Fochi.
“No e non, benché uniti nell’origine, sono due voci diverse, ciascuna con un proprio uso. (…) Non sa, invece, d’essere altrettanto in errore, per l’abuso contrario, chi dice, ad esempio: ‘Il mio discorso potrà piacerti o non mentre deve dire o no. Benché cosí chiaro e semplice, o no è proprio poco fortunato: chi lo fa diventare o meno (…) e chi o non. Ma dei due modi scorretti, questo mi sembra ancora peggiore (…).”


«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Per la posizione di Luca Serianni, si veda qui.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Però su un testo “più ufficiale”, come la sua Grammatica, il Serianni ammette entrambi i costrutti, senz’alcun giudizio negativo sull’uso del costrutto con non (cap. XII, par. 53, punto b):
Talvolta ci si limita all'ellissi del sostantivo o del verbo da ripetere: «dimmi se ti piace o non (ti piace)», «confessioni di preti sposati e non»…
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Mah, “piú ufficiale”, forse... Nella Grammatica non ha voluto sbilanciarsi, mentre sembra abbastanza chiara la sua posizione nell’intervento scelto dalla Redazione del sito della Crusca.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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bubu7
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Intervento di bubu7 »

Marco1971 ha scritto: ... mentre sembra abbastanza chiara la sua posizione nell’intervento scelto dalla Redazione del sito della Crusca.
Certo.
Secondo me avrebbe dovuto sbilanciarsi un po’ di più anche nella Grammatica. Senza lanciare anatemi, ma consigliando sì: quest’equidistanza può disorientare anche i consultatori meno sprovveduti.
Riporto la nota presente sul DISC in calce alla voce non:
--- DISC 2002 Dizionario Italiano Sabatini Coletti ---

• È piuttosto diffuso l’uso del non in espressioni del tipo studenti e non, abbonati e non, che fanno pensare a un’ellissi dello stesso sostantivo dopo il non: l’uso più corretto richiede invece il no, che può corrispondere a un’intera frase (e coloro che non lo sono), come accade in vero o no, ti piaccia o no
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič
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Federico
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Intervento di Federico »

Anche perché l'ellissi, se giustifica questi usi del non, tuttavia provoca un appesantimento, come se ci fosse sempre una palla di ferro parentetica, che il no invece assorbe: «studenti e non» per me resta sempre «studenti e non (studenti)».
Freya51
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Grazie!

Intervento di Freya51 »

Ma che bello! Finalmente ho trovato conferma ad una regola che ricordavo di aver imparato in un lontano passato, ma di cui non trovavo conferma da nessuna parte, tanto che incominciavo a dubitare della mia memoria.
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Luca86
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Intervento di Luca86 »

Riesumo questo vecchio filone per riportare la posizione del Canepàri (Manuale di pronuncia italiana [MaPI], aggiunte e correzioni alla versione emendata del 2004):

Ugualmente improponibile è l'uso di non dopo congiunzione, col deviato pretesto che si sottintende la ripetizione d'un termine già espresso, come in *italiani e non, *esperto o non, per i sacrosanti italiani e no, esperto o no. Infatti, abbiamo: Uomini e no, Vieni o no? È inutile dire che la lingua s'evolve per cercare di giustificare simili corbellerie… Non è bello «esser liberi d'essere schiavi»! Eppure, tutto questo succede ancora troppo spesso, come non mancano di dimostrarci i troppi avvocati e amministratori di mezza tacca e disonesti.
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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Grazie mille, Luca, per aver copiato quest'ottimo intervento.

Quelle di Canepàri sono parole molto franche e dirette, di cui si sentiva davvero il bisogno. Io, per me, considero il non dopo congiunzione copulativa o disgiuntiva un malvezzo al pari di piuttosto che col significato di oppure.
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Luca86
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Intervento di Luca86 »

Ferdinand Bardamu ha scritto:[…] sono parole […] di cui si sentiva davvero il bisogno.
Concordo. :wink:
Andrea Russo
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Intervento di Andrea Russo »

M'è venuto un piccolo dubbio. Qual è la forma corretta (o consigliabile/preferibile) tra no come e non come? Faccio un esempio:
1) Fai i compiti come t'ha detto il professore, no come consiglia il tuo amico.
2) Fai i compiti come t'ha detto il professore, non come consiglia il tuo amico.

Io propenderei per la prima frase, anche alla luce di quanto detto in questo filone. Nella seconda frase si tratterebbe sempre d'ellissi (non [fare i compiti] come...)?

Grazie a chi vorrà rispondere! :D
Ultima modifica di Andrea Russo in data sab, 03 mar 2012 13:41, modificato 1 volta in totale.
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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

In dialetto veneto non è no, e cosí anche nelle realizzazioni piú trascurate del nostro italiano regionale. Per questo, qualche volta il dubbio viene pure a me. Nel nostro caso, la versione con il no a me suona dialettale / sciatta.

Questo perché l'avverbio negativo nella frase da lei citata, a mio parere, non è olofrastico: il verbo è soltanto sottinteso, pertanto la forma corretta dovrebbe essere non e non no (perdonate il bisticcio). Non ne sono sicuro, però, ed è meglio aspettare il parere di altri piú esperti.
Fausto Raso
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Iscritto in data: mar, 19 set 2006 15:25

Intervento di Fausto Raso »

A mio avviso la sola forma corretta è non come. La negazione no si adopera solo in posizione enclitica: vieni o no? Il non, invece, in posizione proclitica: vieni o non vieni? Nell'esempio proposto la sola forma corretta è la seconda (non come consiglia il tuo amico), dunque.
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
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Andrea Russo
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Iscritto in data: dom, 23 ott 2011 22:37

Intervento di Andrea Russo »

Propendevo male allora! Grazie mille delle risposte e delle relative spiegazioni. :wink:
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Zabob
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Intervento di Zabob »

Trovo sconcertante quest'articolo della Grammatica italiana Treccani in linea (sottolineature mie).
La grammatica italiana (2012) ha scritto:Per esprimere la negazione dopo la congiunzione ➔disgiuntiva o esistono tre diverse soluzioni, tutte corrette, ma con vari gradi di accettabilità.
Se Fochi (citato in precedenza da Fausto Raso) scrive che "o non" gli pare peggiore di "o meno" (fermo restando che entrambi sarebbero modi scorretti), l'estensore dell'articolo sembra di opposto parere: dopo aver affermato che o no è «soluzione preferibile», sostiene che o non, «meno diffusa, si usa soprattutto in presenza di un sostantivo, un aggettivo, un participio», mentre o meno è forma «tipica soprattutto del parlato e dunque sconsigliabile nello scritto».
Ma quello che più colpisce son gli esempi:
  • Sono calciatori o non
  • Hanno preso impegni precisi o non?
Se infatti «vieni o non?» sottintenderebbe solo una parola («vieni o non [vieni]?», il "non detto" di «Hanno preso impegni precisi o non?» è di ben 4 vocaboli – o al limite 3: «Hanno preso impegni precisi o non [li hanno presi]?»! Lo tollererei solo in bocca a un francofono che sta cercando d'imparare l'italiano («Alors... ils ont pris des empegnì presisì ou non?».
    Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)
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