Il filone dello sfogo: quali pronunce non sopportate punto?

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Souchou-sama
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Il filone dello sfogo: quali pronunce non sopportate punto?

Intervento di Souchou-sama » sab, 07 lug 2012 3:48

Vi propongo questo filone per almeno due motivi:
1) Ormai, alla tivvú, alla radio e persino al cinema càpita sempre piú spesso d’udire strafalcioni ortoepici in grado di farci tremar le vene e i polsi; sicché mi pare ci sia l’urgente necessità d’un bel «filone di sfogo». :D Dite: quali errori/orrori ortoepici v’è capitato di sentire di recente? Segnalàteli senz’alcuna pietà!
2) Giacché nei «dizionari di pronunzia» non v’è spazio per il gusto personale, mi sembrava interessante condivider le nostre pronunce preferite cosí come quelle che, per un motivo o per l’altro, non riusciamo proprio a farci piacere. (Mi riferisco, chiaramente, a quei –piuttosto numerosi– casi in cui si può scegliere tra una /e/ e una /ɛ/, tra una /o/ e una /ɔ/, tra una /ʦ/ e una /ʣ/… e, perché no, tra una geminazione in piú e una in meno; nonché, ovviamente, tra varie posizioni dell’accento.)

Per quanto riguarda il primo punto, vi cito un *«liquòre» sentito in un doppiaggio cinematografico (!) e un *«trè» (!!) sentito nel doppiaggio d’un cartone animato. Per non parlare, poi, dei frequenti «qualsia/z/i»… Inoltre, non mi càpita quasi mai di sentir un doppiatore romano cogeminare la «b», per ipercorrettismo: *[vaˈbɛːne]. O, al contrario, son capaci di ripetere *[labˈbaŋːka] quattro volte di fila… Infine, quant’è fastidioso *«pèrformans»?

Riguardo al secondo punto, la lista sarebbe infinita. Personalmente, non sopporto la pronuncia sdrucciola di «edile», «pudico», «rubrica», «scandinavo», «zaffiro» &c; m’infastidisce che quasi nessuno sappia dire «saspèns»; non mi piace affatto la /*ʣ/ in «zampa», «zio», «zucchero» &c; adoro la /ʣʣ/ in «brezza», «olezzo» e simili; mi piace la pregeminazione di «dio», «dèi»; sono affezionato al vecchio «guaína»; mi rifiuto di dire «leccòrnia»; preferisco l’etimologico e appagante «intèro» –non me ne vogliate– al toscano «intéro»; detesto la /ʣ/ in «menzogna», «nazismo» e «razzismo»; non mi piace «pran/ʦ/o»; mi spiace che stia sparendo la pronuncia «tèschio»; eccetera, eccetera…

Passando agli errori veri e propri, per me i peggiori «pugni in un orecchio» sono, tra gli altri: i monosillabi *, *pèr, *, *; *quèsto e *quèllo; *mèttere e derivati; il diminutivo *–ètto/a; il “nordico” *[vaˈbeːne]; la pronuncia chiusa di /-jɛ-/; il *frèsco e il *frèddo… Insomma, chi piú ne ha piú ne metta.

E voi? Quali pronunce vi raggelano? Quali, invece, accendono il vostro cuore d’italofoni? :D

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » sab, 07 lug 2012 11:11

Non ho ben capito se la pronuncia etimologica che lei propone vuole stabilire una norma in competizione con quella toscana, oppure se è valida solo per lei. Insomma: sarebbe bello sentire in tivvú intèro per intéro oppure si accontenta di dirlo lei? Peraltro, il ricorso all'etimo rischia di generare contraddizioni: lenticchia in latino (classico) è lentĭcŭla, con i breve, perciò, secondo lo sviluppo normale, dovremmo avere *lentécchia. Chiusa la nota digressiva. :)

Alcune delle pronunce che lei mette sotto il secondo punto («pronunce alternative ma equivalenti», per cosí dire), son per me – e per il DOP – errate, checché ne dica il DiPi. Consapevole che questa potrebbe diventare una moderna Appendix Probi, affermo che si dice leccornía, e non leccòrnia; pudíco, e non púdico; edíle, e non èdile. Esistono queste pronunce errate – si sentono sovente anche in tivvú e per radio – e occorre prenderne atto, ma io non ne farei materia di preferenza personale.

Comunque, rispondendole nel merito (e finendola con questo brontolare :D ), amo certe pronunce alla latina, come èlevo per elèvo, e l'occlu-costrittiva dentale sorda in principio di parola, come negli esempi da lei riportati, cioè zio /ˈʦio/, zucchero /ˈʦukkero/, ecc.

Non sopporto la pronuncia con «elle evanescente» dell'italiano, tipica di gran parte del Veneto; però devo imparare a conviverci, perché anche la mia elle, spesso, «evanesce». :mrgreen: Danno i brividi anche a me certe pronunce lombardeggianti, come -ètto, quèsto, e compagnia. E poi c'è la corposa lista dei difetti dei doppiatori romani: epentesi della dentale nel nesso -rs- (es. borza), caduta del tratto dentale nelle occlu-costrittive scempie intervocaliche, e via dicendo (ma questi tratti che ho elencato, se non erro, sono comuni anche in Toscana).

Andrea Russo
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Intervento di Andrea Russo » sab, 07 lug 2012 11:28

Ferdinand Bardamu ha scritto: epentesi della dentale nel nesso -rs- (es. borza) [...] (ma questi tratti che ho elencato, se non erro, sono comuni anche in Toscana).
Questo sicuramente, almeno a Pisa: è comune sentire ['bortsa], [il'tsole] ("il sole"), ecc.

PersOnLine
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Perché tutto quel lavoro non vada perso...

Intervento di PersOnLine » sab, 07 lug 2012 11:50

Segnalo questa lista, che compilai mesi fa quando ancora credevo in Wikipedia, con le parole (italiane) indicate sul DiPI con doppia accentazione. Se qualcuno vuole riutilizzarla è libero di farlo, tanto la licenza è libera; avverto solo che non ho avuto modo di ricontrollarla e che gli accenti su e ed o non sono fonetici.

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Souchou-sama
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Intervento di Souchou-sama » sab, 07 lug 2012 16:43

Ferdinand Bardamu ha scritto:Non ho ben capito se la pronuncia etimologica che lei propone vuole stabilire una norma in competizione con quella toscana, oppure se è valida solo per lei. Insomma: sarebbe bello sentire in tivvú intèro per intéro oppure si accontenta di dirlo lei?
Diciamo un po’ l’una e un po’ l’altra: m’accontento di dirlo io, ma non mi dispiacerebbe se prevalessero pronunce come «cóppa», «fórmula» o «scèndere»… (Ciò non toglie ch’io le pronunci quasi sempre con /ɔ, ɔ, e/: non intendo certo buttar via la pronuncia «piú neutra»!) Dopotutto, Le faccio notare che quasi tutte le pronunce ritenute «accettabili» dal Canepàri –nonché molte di quelle «moderne» che hanno “scalzato” quelle «tradizionali»– sono giustificabili proprio su base etimologica. Sicché non si tratta certo d’un mio vezzo personale! :) Infine, sappia che la pronuncia «intèro» è già diffusa in tivvú tanto quanto «intéro» — non a caso, il DiPI dà «inˈtɛro. -e- [T e/ɛ, UMLR ɛ/e]»! (Mi tolga una curiosità: dalle Sue parti si dice «intèro», giusto? o a Verona non c’è la tendenza di molte zone del Veneto a presentar sistematicamente «-er-» /-ɛr-/ & «-re-» /-rɛ-/?)
Ferdinand Bardamu ha scritto:Peraltro, il ricorso all'etimo rischia di generare contraddizioni: lenticchia in latino (classico) è lentĭcŭla, con i breve, perciò, secondo lo sviluppo normale, dovremmo avere *lentécchia.
Come ho già scritto altrove, mi riferisco ovviamente soltanto a quei casi in cui la pronuncia «etimologica» è già esistente, nonché (almeno) «accettabile»! :)
Ferdinand Bardamu ha scritto:amo certe pronunce alla latina, come èlevo per elèvo
Che cosa curiosa: il DiPI la segnala come pronuncia «aulica» ma «frequente»! Che sia particolarmente diffusa in Veneto? ché io non l’ho mai sentita…
Ferdinand Bardamu ha scritto:Non sopporto la pronuncia con «elle evanescente» dell'italiano, tipica di gran parte del Veneto; però devo imparare a conviverci, perché anche la mia elle, spesso, «evanesce». :mrgreen:
Si riferisce alle approssimanti prepalatale (veneta) e prevelare (veneziana)?
Ferdinand Bardamu ha scritto:epentesi della dentale nel nesso -rs- (es. borza)
Similmente, /-ns-/ [-nʦ-]. A questo proposito, persino la lettura della Commedia fatta da Sermonti era parecchio deludente: la selva che nel penzier rinova la paura
PersOnLine ha scritto:Segnalo questa lista, che compilai mesi fa quando ancora credevo in Wikipedia, con le parole (italiane) indicate sul DiPI con doppia accentazione. Se qualcuno vuole riutilizzarla è libero di farlo, tanto la licenza è libera; avverto solo che non ho avuto modo di ricontrollarla e che gli accenti su e ed o non sono fonetici.
La ringrazio: è sempre comodo averli tutti sottocchio in un’unica pagina. (Una volta provai a compilar una lista simile per le parole che oscillano tra /e ~ ɛ, o ~ ɔ, s ~ z, ʦ ~ ʣ, * ~ °/, ma è un’impresa piuttosto onerosa…)

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » sab, 07 lug 2012 17:17

Souchou-sama ha scritto:Infine, sappia che la pronuncia «intèro» è già diffusa in tivvú tanto quanto «intéro» — non a caso, il DiPI dà «inˈtɛro. -e- [T e/ɛ, UMLR ɛ/e]»!
Sinceramente, non ho mai sentito intèro in tivvú, ma se saperlo deggio, lo saprò. :mrgreen: A parte gli scherzi, dice questo per una sua personale statistica, o ha compulsato qualche corpus particolare?
(Mi tolga una curiosità: dalle Sue parti si dice «intèro», giusto?
In dialetto, dico addirittura intièro! Il massimo della letterarietà. In italiano, però, dico intéro, bicchiére (dial. bicère), véro (dial. vèro), ecc.
Souchou-sama ha scritto:Come ho già scritto altrove, mi riferisco ovviamente soltanto a quei casi in cui la pronuncia «etimologica» è già esistente, nonché (almeno) «accettabile»! :)
Uhm, e qual è il criterio di accettabilità?
Souchou-sama ha scritto:Che cosa curiosa: il DiPI la segnala come pronuncia «aulica» ma «frequente»! Che sia particolarmente diffusa in Veneto? ché io non l’ho mai sentita…
Non saprei dirle: esponevo semplicemente la mia preferenza per il ricupero classico.
Souchou-sama ha scritto:Si riferisce alle approssimanti prepalatale (veneta) e prevelare (veneziana)?
Bravo, proprio a quelle, volgarmente dette «elle evanescente». :D La mia è piú prepalatale che prevelare (non svanisce del tutto).

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Intervento di Souchou-sama » sab, 07 lug 2012 18:23

Tornando all’argomento del filone, dimenticavo di segnalar i fastidiosissimi *còn (e i “pericolosi” derivati: *còlla, *còllo…), *dèl, *nèl, e soprattutto *perchè (tanto a leggersi quanto a udirsi).
Ferdinand Bardamu ha scritto:Sinceramente, non ho mai sentito intèro in tivvú, ma se saperlo deggio, lo saprò. :mrgreen: A parte gli scherzi, dice questo per una sua personale statistica, o ha compulsato qualche corpus particolare?
Purtroppo, ch’io sappia, non ci sono «statistiche» ufficiali intorno alla pronuncia di doppiatori & altri «professionisti della voce» (o presunti tali), sicché devo giocoforza basarmi su quant’ho sentito nel tempo con queste mie orecchie :D — e Le garantisco d’aver ripetutamente sentito «intèro», per es. nel doppiaggio d’alcuni documentari scientifici in cui si ripetevano spesso locuzioni come «il mondo intero», «l’intero pianeta», «l’intero universo» &c. «Intéro», comunque, resiste in numerosi doppiatori, essendo –a(h)imè/é ;)– l’unica pronuncia prescritta dal DOP.
Ferdinand Bardamu ha scritto:In dialetto, dico addirittura intièro! Il massimo della letterarietà.
Fantastico! :D
Ferdinand Bardamu ha scritto:In italiano, però, dico intéro, bicchiére
Ah, peccato: molti veneti possono sfruttar il loro «-èr-» per pronunciar correttamente i suffissi /-jɛre, -jɛro/.
Ferdinand Bardamu ha scritto:Uhm, e qual è il criterio di accettabilità?
Caro Ferdinand, non ho certo usato le virgolette a casaccio: mi riferisco ovviamente alle categorie del DiPI («accettabile», «tollerata» &c).
Ferdinand Bardamu ha scritto:Non saprei dirle: esponevo semplicemente la mia preferenza per il ricupero classico.
Lo chiedevo perché, appunto, il Canepàri –che è veneziano– segnala un’alta frequenza della pronuncia «èlevo», che tuttavia –qui in Lombardia o altrove– non ho mai sentito.
Ferdinand Bardamu ha scritto:Bravo, proprio a quelle, volgarmente dette «elle evanescente». :D
Grazie, ma il merito non è certo mio: senza il MaPI, non riuscirei mai a muovermi agevolmente tra le 10 o piú varianti regionali di /l/! :)

Andrea Russo
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Intervento di Andrea Russo » sab, 07 lug 2012 22:29

Souchou-sama ha scritto:
Ferdinand Bardamu ha scritto:amo certe pronunce alla latina, come èlevo per elèvo
Che cosa curiosa: il DiPI la segnala come pronuncia «aulica» ma «frequente»! Che sia particolarmente diffusa in Veneto? ché io non l’ho mai sentita…
Mi vergogno come un ladro ad ammetterlo, ma non conoscevo l'esistenza della pronuncia elèvo! :oops: Per me è sempre stato solo e soltanto èlevo: perlomeno farà piacere a Ferdinand! :wink:
Ma stiamo parlando d'una differenziazione regionale o d'altro? :roll:

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Souchou-sama
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Intervento di Souchou-sama » sab, 07 lug 2012 23:10

Andrea Russo ha scritto:Mi vergogno come un ladro ad ammetterlo, ma non conoscevo l'esistenza della pronuncia elèvo! :oops: Per me è sempre stato solo e soltanto èlevo: perlomeno farà piacere a Ferdinand! :wink:
Ma stiamo parlando d'una differenziazione regionale o d'altro? :roll:
Bella domanda. Per quel che vale, «guglando» un po’ ho trovato un altro veneto che dice di pronunciare èlevo. Sicché comincio seriamente a pensare che sia particolarmente diffusa in quella regione… In ogni caso, l’Accademia della Crusca sconsiglia d’usare la pronuncia latina. In effetti, cozza abbastanza coll’inesistenza di pronunce quali *àllevo, *prèlevo, *rílevo, *sóllevo… (Comunque, vi ringrazio per avermi informato d’una possibile pronuncia di cui, specularmente, non conoscevo l’esistenza! :wink:)

Andrea Russo
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Intervento di Andrea Russo » sab, 07 lug 2012 23:14

Di nulla! :wink:
Adesso chiederò a familiari e amici della mia zona (Pisa) per sapere se sono un alieno o se magari anche qualcun altro pronuncia come me!
Certo sarebbe un'impresa ormai, per me, smettere di dire èlevo.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » dom, 08 lug 2012 0:14

Pronunce che non sopporto (oltre a quelle già menzionate): íncavo, guàina, facòcero. Per ora non me ne vengono in mente altre.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso » dom, 08 lug 2012 0:56

Pronunce che mi danno i brividi (che mi sono venute alla mente in questo momento):

Rúbrica, gratuíto, léccornia, àmaca, sàlubre, èdile, utènsile, zàffiro, viòla (verbo violare), circuíto (corto circúito), persuàdere, zàffiro, cosmopòlita, púdico, càduco, àdulo (verbo adulare), mòllica, aerostàto, areopàgo, àvito.
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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Luca86
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Intervento di Luca86 » dom, 08 lug 2012 1:21

Queste sono le pronunce che mi fanno storcere il naso: dòccia, -ògn- (vergògna, sògno, Bològna, bisògno, ecc.), bósco, crósta, cósto, spórco, mòllica, sòno (v. essere), vèndere, mèttere, dèvio (v. deviare), pòsto (part. pass. di porre), Frìuli, alòe («pianta»), incùbo, eurèka/eù-, òmega, bàule, francóne (etn.), sassóne (etn.), allègro e qualsiasi (con s sonora). Tutto qui per ora.
Ultima modifica di Luca86 in data dom, 08 lug 2012 19:47, modificato 2 volte in totale.

Andrea Russo
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Intervento di Andrea Russo » dom, 08 lug 2012 8:39

Fausto, è sicuro che sia léccornia? :roll: In genere l'errore che fanno in tanti è leccòrnia...

Luca, per fortuna deve soltanto leggere i miei interventi e non ascoltarli, altrimenti si spaventerebbe dai miei mèttere! :mrgreen:
Anche se non è la pronuncia stàndara il DOP mi "rassicura" spiegando che la e aperta è tipica della pronuncia pisana e senese.

A ogni modo, anche se può sembrar strano dopo quello che ho detto, rabbrividisco a ogni parola pronunciata con l'apertura vocalica sbagliata (chiusa invece d'aperta e viceversa): i già ricordati perchè, bósco, ecc.

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Intervento di u merlu rucà » dom, 08 lug 2012 10:44

Sono abbastanza tollerante, anche perché appartengo alla fazione di quelli che accettano il fatto che l'italiano è diventato una lingua nazionale, patrimonio di tanti e non più di una ristretta cerchia. Non riuscirò mai a dire tsio/tsucca/tsucchero, se non per prendere benevolmente in giro qualche amico toscano :D . L'unica cosa che mi può dare un certo fastidio sono alcune accentazioni come rùbrica e simili.

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