Accenti tonici «sbagliati»

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Intervento di Infarinato » dom, 28 dic 2014 14:04

Carnby ha scritto:
Infarinato ha scritto:In ogni caso, non illudiamoci: non è che i suddetti pronuncino le parole in questione sdrucciole per una consapevole dottissima scelta, bensí per quel [moderno] fenomeno che va sotto il nome di «baritonèsi» (Serianni 1989:I.189), che si aggiunge al miglioriniano «vocale incerta, vocale aperta» e al [«mio»] «consonante che s’ignora, consonante sonora», e che potremmo riassumere in «accento senza indizio, accento all’inizio».
Questo non vale però per diatrìba invece del corretto diàtriba. :)
Certo che vale, ché lí, un «indizio», c’è! ;)

Carnby
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Intervento di Carnby » dom, 28 dic 2014 15:40

Infarinato ha scritto:Certo che vale, ché lí, un «indizio», c’è!
Basta davvero il prefisso dia-?

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Zabob
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Intervento di Zabob » dom, 28 dic 2014 16:06

Infarinato ha scritto:Certo, i dizionari [ortoepici] si dovrebbero basare, soprattutto per quanto riguarda l’accentazione dei termini tecnico-scientifici e, in generale, di tutte le voci poco usuali, sulla pronuncia dei parlanti «di cultura medio-superiore» (per dirla col Canepàri —oltreché appartenenti alle regioni linguisticamente centrali), e tra questi troviamo certamente gli «addetti ai lavori» (i medici, in questo caso), che però non sono mai la maggioranza.
Però sono la maggioranza di coloro che adoperano queste parole.
Infarinato ha scritto:In ogni caso, non illudiamoci: non è che i suddetti pronuncino le parole in questione sdrucciole per una consapevole dottissima scelta...
C'è un altro fattore da considerare: studenti che apprendono questi termini pronunciati così continueranno a pronunciarli così, spesso ignorando "l'alternativa". E in un ambiente che parla sempre meno italiano (stroke al posto di ictus, l'acronimo AIDS...), e quel poco lo parla male ("severità" di una malattia, inutili neologismi come "elicitare"...), non si può pretendere granché.
Ultima modifica di Zabob in data dom, 28 dic 2014 21:05, modificato 1 volta in totale.
Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)

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Intervento di Infarinato » dom, 28 dic 2014 19:51

Zabob ha scritto:
Infarinato ha scritto:[G]li «addetti ai lavori» (i medici, in questo caso) […] però non sono mai la maggioranza.
Però sono la maggioranza di coloro che adoperano queste parole.
D’accordo, ma dal numero totale delle occorrenze bisogna sempre sottrarre tutte quelle pronunciate all’interno degli ambienti settoriali [medici] stessi: finché, infatti, tali pronunce non riescano a imporsi anche al di fuori di detti ambienti, esse rimangono «pronunce [prevalentemente] gergali».
Zabob ha scritto:C'è un altro fattore da considerare: studenti che apprendono questi termini pronunciati così continueranno a pronunciarli così, spesso ignorando "l'alternativa". E in un ambiente che parla sempre meno italiano (stroke al posto di ictus, l'acronimo AIDS...), e quel poco lo parla male (severità di una malattia, inutili neologismi come "elicitare"...), non si può pretendere granché.
Su questo mi trova, ahimè, totalmente d’accordo. :(

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Zabob
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Intervento di Zabob » dom, 28 dic 2014 21:10

Un termine riguardante lo strumentario medico che non ho mai sentito pronunciare correttamente è catetère; persino lo Zingarelli (sottolin. mia) dà catetère o, più diffuso ma meno corretto, catètere.
Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)

Carnby
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Intervento di Carnby » mer, 09 dic 2015 14:23

Avete mai sentito dire «una lavatrice /ʦop'pas/?» :)

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