Accentazioni snob

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Accentazioni snob

Intervento di rossosolodisera » gio, 09 gen 2014 12:25

Nell'adolescenza mi capitò di cambiare scuola e ricordo che fui scioccato da come i miei nuovi compagni pronunciavano nomi come Odísseo e Giàsone: secondo voi gli accenti dove li ho messi io ora (e dove li mettevano i miei compagni) sono giusti? E perché, visto che il 90 % delle persone li pronuncia nel modo più ovvio?

Ancora: avete mai sentito qualche conferenza di filosofia? Se sì vi è mai capitato di sentire l'espressione "si sépara", con l'accento dove l'ho messo io? Come mai in filosofia accentano diversamente il verbo separare?

E infine arrivo ad un termine assai più comune: gratùito. Ho incontrato soltanto due persone che pronunciano con l'accento sulla i "gratuìto". Lo pronunciano così per poca cultura, tuttavia cosa ne pensate della risposta che mi fu data da un professore che interpellai in merito, ovvero che da un punto di vista etimologico sia più snob quella che ci sembra sbagliata con l'accento sulla i?

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Intervento di Ferdinand Bardamu » gio, 09 gen 2014 19:20

Odissèo è la pronuncia alla greca; Odísseo quella alla latina. Giàsone è conforme all’accentazione latina e greca; Giasóne forse è dovuto all’attrazione paretimologica del suffisso accrescitivo -one (ma potrei dire una sciocchezza).

Ancora: sèparo è conforme all’accentazione originaria in latino, che è lecita in quanto separare è un cultismo (la forma di tradizione ininterrotta è sceverare, derivata tuttavia da un *EXSĒPĔRARE). Gratuíto, benché l’abbia personalmente sentito spesso detto da persone incolte, è l’accentazione alla latina (< GRĀTŬĪTUS).

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Intervento di Luca86 » gio, 09 gen 2014 19:51

Ferdinand Bardamu ha scritto:Giasóne forse è dovuto all’attrazione paretimologica del suffisso accrescitivo -one (ma potrei dire una sciocchezza).
No, dice bene: nello stesso DOP, alla voce Esone, si legge (sott. mia): «pn. sdrucciola conforme al greco e al latino, pn. piana per analogia coi più dei nomi in -one (così come per Giasone, di cui il mitico Esone fu padre)».
Ultima modifica di Luca86 in data ven, 10 gen 2014 17:22, modificato 1 volta in totale.

rossosolodisera
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Intervento di rossosolodisera » ven, 10 gen 2014 16:30

Ferdinand Bardamu ha scritto:Gratuíto, benché l’abbia personalmente sentito spesso detto da persone incolte, è l’accentazione alla latina (< GRĀTŬĪTUS)
Bellissima ed esauriente risposta, ma non conosco quel simbolismo che usa per le pronunce: vorrebbe dire anche lei che gratuìto è tutt'altro che errato?

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Intervento di Ferdinand Bardamu » ven, 10 gen 2014 17:27

rossosolodisera ha scritto:Bellissima ed esauriente risposta, ma non conosco quel simbolismo che usa per le pronunce: vorrebbe dire anche lei che gratuìto è tutt'altro che errato?
Il nostro lessico accoglie un gran numero di parole prese in prestito, direttamente (per ricupero cólto), dal latino e dal greco: i «cultismi».

Alcune di queste parole hanno assunto, in italiano, una forma parzialmente diversa dall’originaria, per via dell’adattamento fonomorfologico e, qualche volta, anche per una diversa accentazione. Quest’ultimo è il caso di gratúito, che ha un’accentazione diversa dall’originale GRĀTŬĪTUS: detto banalmente, la penultima sillaba è lunga, cioè ha quella lineetta sopra, perciò l’accento cade lí.

Queste pronunce sono adottate oggi «per dare uno ‹sfoggio› di cultura» oppure «per certi testi letterari o arcaici» (cit. della Guida del DiPI in linea). Copio la voce «gratuito» del DiPI:

Immagine

La prima pronuncia è quella moderna, la piú consigliabile. Dopo il punto e virgola, c’è un altr’accentazione, gratuíto appunto, marcata come trascurata (simbolo «↓») e come aulica (simbolo «↕»). È trascurata perché realizzata spontaneamente da molti parlanti incolti; è aulica perché realizzata intenzionalmente da alcuni parlanti cólti. Ritengo però che il timore d’apparire ignoranti faccia adeguare alla pronuncia comune gran parte di quelli che pur sanno di latino.

Se GRĀTŬĪTUS ci fosse giunto attraverso l’uso ininterrotto dei parlanti, probabilmente sarebbe diventato qualcosa come *gratovíto, con [v] epentetica che evita l’incontro di due vocali in iato, come in manovàle da MĂNŬĀLIS. (Quest’ultima è una mia supposizione: gli esperti di fonetica storica mi correggano liberamente.)

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