/-f-/ estraneo all’italiano?

Spazio di discussione su questioni di fonetica, fonologia e ortoepia

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » mer, 21 mar 2018 21:11

Grazie. :)
Infarinato ha scritto:[L]e poche che sono passate in latino o direttamente in italiano risultano inevitabilmente un po’ [e]strane[e] e sono [state] quindi suscettibili di raddoppiamento.
Dunque, se non ho capito male, il raddoppiamento, sebbene sia in tal caso sporadico e asistematico, è un modo per rendere queste parole meno estranee? Tolti i casi in cui il rafforzamento risponde a ragioni fonotattiche (Affrica, buffalo, pròffero) o fonologiche (soffiare, graffio) e tolti i cultismi come offa, una geminazione «normalizzante» si può notare in baffo o riffa?

Mi rimane poi un dubbio su profenda. Normalmente, l’esito del suono /-b-/ latino è /-v-/ (cavallo, governare, nuvola): in questo caso si può trattare d’un incrocio con proferire?

Ivan92
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Intervento di Ivan92 » mar, 27 mar 2018 22:36

Da me si dice Affrica.

Carnby
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Intervento di Carnby » mer, 28 mar 2018 9:51

Ivan92 ha scritto:Da me si dice Affrica.
Forse in tutta l’Italia centrale.

Ivan92
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Intervento di Ivan92 » mer, 28 mar 2018 15:04

Qui la situazione è abbastanza eterogenea: nel maceratese, per esempio, si dice Africa.

Carnby
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Intervento di Carnby » gio, 29 mar 2018 10:25

Ivan92 ha scritto:Qui la situazione è abbastanza eterogenea: nel maceratese, per esempio, si dice Africa.
Mi rimangio quanto ho detto. :)

Ligure
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Geminazione anetimologica

Intervento di Ligure » ven, 30 mar 2018 16:47

Ferdinand Bardamu ha scritto:Grazie. :)
Infarinato ha scritto:[L]e poche che sono passate in latino o direttamente in italiano risultano inevitabilmente un po’ [e]strane[e] e sono [state] quindi suscettibili di raddoppiamento.
Dunque, se non ho capito male, il raddoppiamento, sebbene sia in tal caso sporadico e asistematico, è un modo per rendere queste parole meno estranee?
Ovviamente, mi sono sempre reso conto – come sottolinea anche il Rohlfs (Grammatica storica, pag. 320) – che molte voci italiane, ad es., femmina, macchina, attimo, collera, legittimo e molte altre “terzultimali”, presentano geminazione anetimologica.

Il Rohlfs, come, per altro, anche molti altri autori, tende a mantenersi a un livello descrittivo piuttosto che (interessantemente, se così fosse) esplicativo.

Ho sempre ritenuto – a livello personale e non essendo mai riuscito a leggere autori esaustivi in merito – che ciò fosse dovuto a un aspetto “allofonico”, cioè a una minore durata vocalica della sillaba accentata nelle voci terzultimali, rappresentata – senza che questo tipo di rappresentazione grafica sia mai riuscita a “scalzare” le grafie etimologiche per la maggioranza dei vocaboli “terzultimali” – mediante la geminazione della consonante immediatamente successiva.

Infatti, si scrive camera, rapido, amido, valido, pecora, manica ecc.

Ma non so se né quanti autori abbiano, eventualmente, trattato questi aspetti linguistici “allofonici”: la durata vocalica non risulta fonologicamente contrastiva in italiano, dove la contrastività è fondata sulla differenza della durata consonantica (con inevitabile conseguenza, per altro, sulla durata vocalica: fatte /'fatte/, p.p., - fate /'fa:te/, imp. e sost.). Né so se esistano altri tipi di spiegazione del fenomeno linguistico citato.

Un autore che conosco, il Loporcaro, scrive in merito (Vowel Length from Latin to Romance, pag. 213): “[…] Irregular application of this sound change (cioè del fatto che molti vocaboli italiani “terzultimali”, come, ad es., in medico, pecora ecc. non presentino “pseudodittongazione”, la quale, secondo lui, richiederebbe, invece, vocale “allofonicamente”, ma effettivamente “lunga”, a differenza di quanto si verifica, ad es., in tiepido, Fiesole, suocero, uomini ecc.) […] serves as a litmus test (cartina di tornasole) confirming that the stressed vowel of proparoxytones, in Tuscan, actually occupies an intermediate position, as for VL (vowel length), between vowels in open and those in closed stressed syllables…”.

Il Loporcaro riferisce, infatti, ricerche strumentali di altri in cui si può notare come, in italiano, la durata della vocale accentata in fate /'fa:te/ duri, mediamente, 0.19 sec, mentre, ad es., fatevele /'fa:tevele/ e fatte /'fatte/ avrebbero una durata assai simile, intorno agli 0.13 sec., con fatele /'fa:tele/ di durata eguale a circa 0.14 sec.

Non è casuale che la trascrizione tra // nei casi in esame, in particolare, il cronema che indica lunghezza vada intesa come fonologica e non come "oggettivamente" fonetica.

Al momento, invece, non ricordo nel Loporcaro una trattazione esplicita per quanto riguarda l'italiano della geminazione consonantica anetimologica in voci, ad es., penultimali.

Ciò, per altro, risulta particolarmente evidente nei dialetti italiani e nelle pronunce regionali/locali “marcate”.

A Roma ascolto continuamente roba /'rɔbba/ e regione /re'ʤʤone/ anche in persone di buona cultura. Evidentemente, in loco, /-b-/ e /-ʤ-/ anticamente non si erano conservati come tali e, quando sono stati “ripristinati”, ci si è avvalsi del fonema geminato /-bb-/ (o /-ʤʤ-/), che il sistema linguistico locale aveva conservato.

Si verifica lo stesso fenomeno anche in varietà linguistiche settentrionali.

A Genova, ad es., l'esito evolutivo regolare di /-t-/ e /-d-/ etimologici è stato /-0-/ e, infatti, l'esito regolare di GRADU(M), corrispondente all'italiano grado, è stato grou /'grɔu/. Ma come indicano i testi già verso la metà del '700 si provò pudore per una pronuncia così lontana da quella italiana. E, dal momento che /-dd-/ non era andato soggetto a lenizione e rimaneva nell'inventario fonetico del sistema linguistico locale, s'incominciò a dire graddu /'graddu/, così come fratte /'fratte/ = frate o libbru /'libbru/ = libro o quaddru /'kwaddru/ = quadro e infiniti altri, che mostrano geminazione anetimologica spiegabile unicamente mediante le considerazioni fatte, mentre le forme “regolari” sono attestate negli autori antichi, ma, ormai, non più vive in quanto troppo difformi rispetto alle corrispondenti strutture della lingua nazionale italiana.
Ultima modifica di Ligure in data mar, 03 apr 2018 11:51, modificato 2 volte in totale.

Ligure
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Geminazione anetimologica

Intervento di Ligure » ven, 30 mar 2018 19:16

P.S.: In una nota a pag. 180 dell'opera citata il Loporcaro scrive:

"It is normally the case that Italian loans (gli "italianismi") with intervocalic voiceless singleton consonants (dotati di consonanti intervocaliche non sonore e non geminate) are borrowed into Italian northern dialects with a short stressed vowel and, in dialects with geminates (che costituiscono "eccezioni" arcaiche nel panorama linguistico settentrionale italiano) with a voiceless geminate consonant …".

Nella nota citata il Loporcaro riporta due "italianismi" assunti in dialetti "marginali" "italiani": quello della Val Calanca e quello della Val Bregaglia, in cui si hanno, ad es., le voci /sa'latta/ e /'vitta/ per, rispettivamente, insalata e vita.

Il Loporcaro non sembra rendersi conto, almeno in questa nota, che il fenomeno si verifica anche se la consonante in esame è "sonora" come dimostrano gli esempi genovesi riferiti nel messaggio precedente: graddu /'graddu/ ecc.

Ovviamente, gli esempi della Svizzera italiana citati, ma anche molti altri delle stesse valli di confine non citati nella nota, valgono, ad es., anche per Genova.

Dove, nel dialetto locale, si dice attualmente, in modo del tutto analogo, insalatta /ˌiɳsa'latta/ = insalata e vitta /'vitta/ = vita.

Mentre le voci di derivazione diretta, cioè non prestiti dall'italiano, mantengono regolarmente il grado -0-: dîu /'di:to>'di:du>'di:δu>'di:u/ = dito, come anche nel caso di fonema sonoro crűu /'kru:do>'kry:du>'kry:δu>'kry:u/ = crudo, per quanto si usi esclusivamente la pronuncia geminata tipica degli "italianismi" in voci quali stradda /'stradda/ = strada o veddru /'veddru/ = vetro, di cui, in città, non esistono ormai più le voci di derivazione diretta.

Ritengo che l'esempio della pronuncia romana marcata, quotidianamente riscontrabile nei canali televisivi, come quelli riferiti a realtà linguistiche ormai marginali, illustrino adeguatamente un fenomeno linguistico molto semplice, ma di cui gli autori spesso non si sono resi conto adeguatamente e di cui spesso non sono riusciti a fornire banali risposte di tipo generale, descrivendo una miriade di esempi, che altro non sono che i casi singoli dello stesso processo di ripristino di fonemi "annullati", come nel genovese, o "modificati", come in altre realtà linguistiche, dagli effetti della "lenizione consonantica".

Sulla "lenizione consonantica" non mi soffermo: esistono, in merito,"biblioteche" immense.

Riscontrare tutto quanto illustrato in varietà dialettali italiane settentrionali che abbiano, ormai, perduto la distintività della geminazione risulta meno immediato, ma certamente possibile.

In molte di esse, infatti, gli esiti "ripristinati", che, cioè, assunsero struttura geminata anetimologica, si distinguono tuttora perché l'esito della voce, ad es. nel trattamento delle vocali, corrisponde a quello dei termini originariamente geminati e non a quello dei vocaboli che, conformemente all'etimo, non presentarono mai geminazione consonantica.

Ligure
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Geminazione anetimologica

Intervento di Ligure » gio, 05 apr 2018 14:57

Dal paradigma esplicativo proposto dal Loporcaro, e che per altro non risulta in conflitto con nessuno degli approcci più tradizionali in materia, emerge come, nel panorama italiano, la geminazione consonantica anetimologica in contesti diversi (voci terzultimali o penultimali) implichi motivazioni diverse.

Nella geminazione anetimologica, come in collera, di voci terzultimali della lingua italiana a base fiorentina, si tratta di un fenomeno diacronico evolutivo, allofonico in italiano – l'allungamento vocalico in sillaba libera – che, nel caso di termini terzultimali, non avrebbe mai raggiunto la stessa durata temporale delle vocali accentate appartenenti a parole penultimali (fate /'fa:te/).

Nella geminazione altrettanto anetimologica, ma relativa a voci penultimali di pronunce regionali e/o dialettali avrebbe operato il fenomeno della lenizione consonantica, modificando o, addirittura, riducendo allo "zero fonico" come nei dialetti di tipo genovese il fonema consonantico originario interessato.

In questo caso, dal momento che l'inventario dei fonemi relativo a quella parlata, non prevedeva più in quella posizione il fonema originario, bensì uno diverso o lo "zero fonico", quando motivazioni di tipo "sociolinguistico" condussero al ripristino del fonema stesso, il ripristino avvenne utilizzando, però, la versione geminata del fonema stesso, semplicemente perché ancora presente nell'inventario dei fonemi.

Infatti, il fonema in versione geminata non era andato incontro alle modificazioni subite dal fonema non geminato a causa della lenizione.

Quindi, la geminazione anetimologica di collera dipende da vicende evolutive relative alla vocale della sillaba accentata, che non riuscì mai a raggiungere la stessa durata di, ad es., cosa, mentre la geminazione udibile distintamente, ad es., nella pronuncia romana marcata di regione /re'ʤʤone/ dipende dalle vicende evolutive della consonante localmente "lenita".

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Re: Geminazione anetimologica

Intervento di Infarinato » dom, 15 apr 2018 2:21

Ligure ha scritto:Ho sempre ritenuto – a livello personale e non essendo mai riuscito a leggere autori esaustivi in merito – che ciò fosse dovuto a un aspetto “allofonico”, cioè a una minore durata vocalica della sillaba accentata nelle voci terzultimali, rappresentata – senza che questo tipo di rappresentazione grafica sia mai riuscita a “scalzare” le grafie etimologiche per la maggioranza dei vocaboli “terzultimali” – mediante la geminazione della consonante immediatamente successiva.

Infatti, si scrive camera, rapido, amido, valido, pecora, manica ecc.
A dire il vero, rapido, amido (< lat. mediev. amidum), valido e (piú sotto) medico sono voci dotte, ergo vanno come sempre prese cum grano salis. Inoltre, di camera esistono le varianti antiche (anche toscane) cammera, cammora, cambera, cambora; di pecora la variante antica peccora; di manica almeno un manneche in un documento aretino del XIV sec.
Ligure ha scritto:Un autore che conosco, il Loporcaro, scrive in merito (Vowel Length from Latin to Romance, pag. 213): “[…] Irregular application of this sound change (cioè del fatto che molti vocaboli italiani “terzultimali”, come, ad es., in medico, pecora ecc. non presentino “pseudodittongazione”, la quale, secondo lui, richiederebbe, invece, vocale “allofonicamente”, ma effettivamente “lunga”, a differenza di quanto si verifica, ad es., in tiepido, Fiesole, suocero, uomini ecc.) […] serves as a litmus test (cartina di tornasole) confirming that the stressed vowel of proparoxytones, in Tuscan, actually occupies an intermediate position, as for VL (vowel length), between vowels in open and those in closed stressed syllables…”.
In realtà, tutto ciò era già ben noto al Castellani: si veda, ad esempio, la seconda citazione alla nota n. 7 di questa mia vecchia «recensione» a un precedente lavoro del Loporcaro (p. 5). ;)

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Intervento di Carnby » mer, 25 apr 2018 11:21

Non mi torna il titolo del filone: «estraneo all’italiano» e «non di tradizione latina» sono due cose ben differenti. In Toscana esistono toponimi come Cafaggio e Tófori, vogliamo considerarli «estranei all’italiano»?

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Intervento di valerio_vanni » mer, 25 apr 2018 11:35

Carnby ha scritto:Non mi torna il titolo del filone: «estraneo all’italiano» e «non di tradizione latina» sono due cose ben differenti. In Toscana esistono toponimi come Cafaggio e Tófori, vogliamo considerarli «dall’italiano»?
Tra S. Piero a Sieve e Barberino c'è anche Cafaggiolo.

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Intervento di Infarinato » mer, 25 apr 2018 11:42

Carnby ha scritto:Non mi torna il titolo del filone: «estraneo all’italiano» e «non di tradizione latina» sono due cose ben differenti.
Ferdinand Bardamu ha scritto:Con tutto il rispetto per il professor Nocentini, la sua spiegazione non è allora chiarissima: /f/ intervocalica è estranea alla tradizione latina, non al lessico italiano.
Di qui anche il punto interrogativo nel titolo del filone. ;)

Ligure
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Re: Geminazione anetimologica

Intervento di Ligure » mer, 25 apr 2018 12:12

Infarinato ha scritto:In realtà, tutto ciò era già ben noto al Castellani: si veda, ad esempio, la seconda citazione alla nota n. 7 di questa mia vecchia «recensione» a un precedente lavoro del Loporcaro (p. 5). ;)
Ringrazio Infarinato per le preziose indicazioni e citazioni di voci antiche. Chiedo una cortesia: è possibile far funzionare – o reinserire – il collegamento alla "recensione" a un precedente lavoro del Loporcaro? Grazie.

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Re: Geminazione anetimologica

Intervento di Infarinato » mer, 25 apr 2018 12:45

Non c’è di che. :)

Quanto al collegamento alla recensione, mi piacerebbe poterla aiutare, ma non so proprio cosa fare. :? A me funziona con tutt’i navigatori di tutt’i miei dispositivi sia su Windows sia su macOS/iOS: si tratta di un documento PDF, quindi bisogna ovviamente disporre di un qualche lettore PDF per visualizzarlo.

L’unica cosa che non funziona con tutt’i lettori PDF è il rimando alla pagina («#page=5»), ma il collegamento al documento dovrebbe funzionare sempre.

Semmai, sono i collegamenti ai risultati di ricerca nella banca dati dell’OVI che potrebbero non funzionare, se prima non si è eseguito l’accesso.

Ligure
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Re: Geminazione anetimologica

Intervento di Ligure » mer, 25 apr 2018 13:04

Grazie comunque. Riproverò in un "contesto tecnologico" più adeguato. :)

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