Attuali linee di tendenza del sistema linguistico italiano

Spazio di discussione su questioni di fonetica, fonologia e ortoepia

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Roberto Crivello
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Attuali linee di tendenza del sistema linguistico italiano

Intervento di Roberto Crivello » mar, 03 ott 2006 5:06

Come sa già chi ha seguito alcuni miei interventi sia in questo forum sia in quello dell’Accademia della Crusca, in Il linguaggio d’Italia – che risale al 1974 - Giacomo Devoto descrive l’evoluzione del sistema linguistico italiano mettendone in luce tre sistemi fonologici: in estrema sintesi, il primo è quello di base fiorentina come si era venuto configurando a partire dal IX secolo, il secondo è quello in cui si modificano le strutture consolidate nei secoli IX-XII a causa della fiumana di parole latine che vengono accolte, il terzo è quello attuale caratterizzato, principalmente, dall’accettazione delle finali consonantiche di parole straniere; questo è, nelle parole di Devoto, uno degli aspetti di un processo per il quale si tende a passare da un sistema linguistico “chiuso” a uno “aperto”.

Un aggiornamento, per così dire, a queste considerazioni le troviamo in L’italiano contemporaneo, di Paolo D’Achille, pubblicato nel 2003, che quindi fotografa la situazione 40 anni dopo quanto scritto da Devoto, nel modo seguente:
[...] Per quello che riguarda la struttura sillabica, la progressiva introduzione di forestierismi non adattati ha determinato anzitutto la crescita, nella lingua contemporanea, di parole con finale consonantica, nei secoli precedenti ammesse solo eccezionalmente e invece sempre più frequenti e acclimatata nel lessico comune. Compaiono in posizione finale di parola quasi tutte le consonanti: oltre a /n/ (foneticamente per lo più resa con [ŋ]: fon) /m/ (album), /l/ (alcool/), /r/ (bar) e /s/ (autobus), possiamo trovare anche le occlusive (stop, baobab, bancomat, sud, frac, smog), le affricate sorde /tʃ/ (swatch) /ts/ (quiz), la fricativa sorda /f/ (staff). La posizione è possibile, limitatamente a pochi nomi propri e a isolati prestiti anche per le altre palatali tranne /?/ (bridge, apache, design), per /dz/ e per /v/ (Oz, Vov). Notevole, sempre in questa posizione, la presenza di code “ramificate”, cioè costituite da due consonanti: est, nord, film, sport, golf, box, compact disc. Queste particolarità si riscontrano anche in sigle e acronimi italiani, come colf ‘collaboratrice (o collaboratore) familiare’ e gip ‘giudice per le indagini preliminari’, certo favoriti dal precedente accoglimento di golf e jeep. L’inserimento nel lessico italiano non solo di parole straniere non adattate, ma anche di voci di origine latina e greca, ha determinato inoltre la possibilità di avere sillabe chiuse da consonanti diverse da n, m, l, r, s e quindi, insieme agli attacchi delle sillabe seguenti, gruppi consonantici che l’italiano tradizionale [n.d.r.: ossia il modello basato sul fiorentino trecentesco] non ammetteva (ab-side, at-mosfera, ec-zema, ap-nea, cap-sula, ecc.); alcune di queste sequenze “impossibili” si trovano peraltro ormai, come si è visto, anche a inizio di parola (psicologo, pneumatico, xilofono), tanto che c’è chi andando a capo divide, per analogia, a-pnea, ca-psula. Code ramificate interne chiuse da /s/, infine, sono attestate in parole come ins-pirare; anche /z/ preconsonantica può chiudere la sillaba in alcuni grecismi, come prisma, fantasma.
L’accoglimento di sequenze consonantiche estranee al sistema linguistico originario ha portato anche all’abbandono, nello scritto, della i prostetica, che veniva tradizionalmente premessa alla s preconsonantica iniziale di parole in sequenza come in Ispagna, per isbaglio, ecc., e che sopravvive solo in per iscritto.
[...]
A proposito dei prestiti, andrà rilevato, per concludere, che il loro mancato adattamento, sempre più frequente, non sembra comportare modifiche nell’inventario dei fonemi italiani: da segnalare forse a tale riguardo solo la presenza della fricativa palatale sonora /Ʒ/ nella pronuncia di francesismi come garage, gigolot, abat-jour, ecc., perché presente anche, come allòfono dell’affricata palatale in posizione intervocalica nella varietà toscana, per esempio in fagioli. La crescente diffusione dei prestiti sembra piuttosto parzialmente intaccare quella corrispondenza tra grafia e pronuncia che abbiamo segnalato all’inizio come tipica dell’italiano, non solo perché a computer corrisponde [com'pjuter], a mouse ['maus], ecc., ma soprattutto perché possono sorgere problemi di pronuncia nei derivati italiani, che formalmente non sempre lasciano trasparire l’origine straniera, come nei casi, già citati nel capitolo II, 2-3, di newyorkese e di freudiano, o come in chattare ‘comunicare attraverso un chat-line’, sbudgettare ‘spendere più di quanto previsto nel budget (cioè nel bilancio preventivo)’, bluffare, jeanseria ‘negozio che vende blue-jeans’ (peraltro scritto talvolta anche ginseria), ecc.

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Re: Attuali linee di tendenza del sistema linguistico italia

Intervento di Infarinato » mar, 03 ott 2006 9:37

…oltre a /n/ (foneticamente per lo più resa con [ŋ]: fon)
Non nella pronuncia modello, solo in quella settentrionale (o per coarticolazione davanti a velare): cfr., e.g., Canepari (2005), §3.2.1. Fon (in italiano) è /fOn/ [fOn:].
…anche per le altre palatali tranne /?/ (bridge, apache, design)
Tranne…? (Ho ripristinato i caratteri che ho potuto, ma qui non riesco proprio a capire a cosa si alluda... /ʎ/?)

In design (/dI'zaIn/, pr. adatt. /de'zain/) non c’è nessuna «palatale». ;)

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Intervento di Marco1971 » mar, 03 ott 2006 12:11

Corrotta favella! Accidiose genti! :evil: La controtendenza è l’arma dei cuori puri, e coll’igníto vessillo della libertà io pugnerò pella gloria della nostra Cultura! :D

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Re: Attuali linee di tendenza del sistema linguistico italia

Intervento di Roberto Crivello » mar, 03 ott 2006 16:03

Infarinato ha scritto:
…anche per le altre palatali tranne /?/ (bridge, apache, design)
Tranne…? (Ho ripristinato i caratteri che ho potuto, ma qui non riesco proprio a capire a cosa si alluda... /ʎ/?)
È il simbolo della lambda speculare. Purtroppo copiando il testo da Word alla casella, certi caratteri si perdono e non conosco il codice necessario per inserirli direttamente.

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Re: Attuali linee di tendenza del sistema linguistico italia

Intervento di Infarinato » mar, 03 ott 2006 16:23

Roberto Crivello ha scritto:Purtroppo copiando il testo da Word alla casella, certi caratteri si perdono e non conosco il codice necessario per inserirli direttamente.
E allora ci ho azzeccato (se visualizza l’intervento con Firefox, Safari o qualsiasi altro navigatore decente [:twisted:], se ne accorge).

In ogni caso, qui D’Achille crede di aver dato un esempio di nasale palatale (design), ma prende un abbaglio.

Inoltre, sarà bene chiarire che il fatto che non si diano esempi di parole uscenti in laterale palatale (il simbolo fonetico di cui sopra) non è imputabile a un’intrinseca caratteristica del «nuovo sistema», ma semplicemente alla circostanza che non esistono forestierismi di quel tipo, in quanto nessuna lingua straniera [nota al parlante italofono medio] prevede questo tipo d’uscita consonantica.

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Re: Attuali linee di tendenza del sistema linguistico italia

Intervento di Roberto Crivello » mar, 03 ott 2006 16:56

Infarinato ha scritto:
Roberto Crivello ha scritto:Purtroppo copiando il testo da Word alla casella, certi caratteri si perdono e non conosco il codice necessario per inserirli direttamente.
E allora ci ho azzeccato (se visualizza l’intervento con Firefox, Safari o qualsiasi altro navigatore decente [:twisted:], se ne accorge).

In ogni caso, qui D’Achille crede di aver dato un esempio di nasale palatale (design), ma prende un abbaglio.

Inoltre, sarà bene chiarire che il fatto che non si diano esempi di parole uscenti in laterale palatale (il simbolo fonetico di cui sopra) non è imputabile a un’intrinseca caratteristica del «nuovo sistema», ma semplicemente alla circostanza che non esistono forestierismi di quel tipo, in quanto nessuna lingua straniera [nota al parlante italofono medio] prevede questo tipo d’uscita consonantica.
Chi non ha mai preso un abbaglio - sia pure professore - scagli la prima pietra. Riportando qualche brano del libro di D'Achille non mi interessa focalizzarmi su dettagli, per quanto interessanti; bensì cercare di portare all'attenzione di chi si interessa di fatti di lingua che, come sembra Devoto avesse già capito - è in corso un mutamento strutturale che, trattandosi di lingua, non può avvenire da un giorno all'altro ma si misura nell'arco dei decenni come minimo e quindi richiede analisi a lunga gittata, senza stracciarsi le vesti per ciò che si vede.
Quando Devoto e Migliorini fondarono Lingua Nostra, prese corpo, come dicono "Gianfranco Folena e Ghino Ghinassi, "...quell'atteggiamento inconsueto nel panorama degli studi della lingua italiana, per cui di fronte a fenomeni innovativi si badò a capire, e a capire a fondo, prima di approvare o condannare; un atteggiamento che Migliorini aveva già collaudato, fin dai primi anni '30, negli studi che misero capo ai due preziosi volumetti Lingua contemporanea (1938) e Saggi sulla lingua del Novecento (1941)."

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Re: Attuali linee di tendenza del sistema linguistico italia

Intervento di Infarinato » mar, 03 ott 2006 17:12

Roberto Crivello ha scritto:Riportando qualche brano del libro di D'Achille non mi interessa focalizzarmi su dettagli, per quanto interessanti; bensì cercare di portare all'attenzione di chi si interessa di fatti di lingua che, come sembra Devoto avesse già capito - è in corso un mutamento strutturale…
È proprio su questo che non siamo d’accordo: non di «mutamento [fonologico] strutturale» si tratta, ma semmai «sociolinguistico» (come cercherò di dimostrare a breve), but more about this later

P.S. Di abbagli (chiamiamole «imprecisioni»), comunque, ne prende due in poche righe, e questo è abbastanza significativo.

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Intervento di Federico » mar, 03 ott 2006 18:56

Una nota incidentale che non riesco a trattenere: ma che orrore il burocratese colf! Non basta domestica? Forse sa troppo di stantio, di maggiordomo incipriato?

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Intervento di Marco1971 » mar, 03 ott 2006 22:43

È certamente burocratese, ma volendo, visto che si tratta di col[laboratrice] f[amiliare], si poteva e si può sempre ricavarne colfa (che è piú logico). ;)

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Intervento di Roberto Crivello » mar, 03 ott 2006 22:52

Marco1971 ha scritto:È certamente burocratese, ma volendo, visto che si tratta di col[laboratrice] f[amiliare], si poteva e si può sempre ricavarne colfa (che è piú logico). ;)
E cosa le suggerisce il fatto che gli italiani ne abbiano invece ricavato colf, agendo su materiale interamente italiano, senza traccia di anglismi?

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Intervento di Marco1971 » mar, 03 ott 2006 22:58

Roberto Crivello ha scritto:
Marco1971 ha scritto:È certamente burocratese, ma volendo, visto che si tratta di col[laboratrice] f[amiliare], si poteva e si può sempre ricavarne colfa (che è piú logico). ;)
E cosa le suggerisce il fatto che gli italiani ne abbiano invece ricavato colf, agendo su materiale interamente italiano, senza traccia di anglismi?
Non gl’italiani, ma quegl’italiani burocrati che lavorano con le sigle e che non conoscono la differenza tra una parola macedonia e, appunto, una sigla.

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Intervento di Roberto Crivello » mar, 03 ott 2006 23:10

Marco1971 ha scritto:
Roberto Crivello ha scritto:
Marco1971 ha scritto:È certamente burocratese, ma volendo, visto che si tratta di col[laboratrice] f[amiliare], si poteva e si può sempre ricavarne colfa (che è piú logico). ;)
E cosa le suggerisce il fatto che gli italiani ne abbiano invece ricavato colf, agendo su materiale interamente italiano, senza traccia di anglismi?
Non gl’italiani, ma quegl’italiani burocrati che lavorano con le sigle e che non conoscono la differenza tra una parola macedonia e, appunto, una sigla.
Non importa chi l'abbia creato per prima. Si tratta di parlanti nativi, che quindi hanno una competenza intrinseca della lingua pari alla sua (tralasciamo il grado di istruzione e la vastità delle letture, certamente inferiori ai suoi). In quanto parlanti nativi, applicano automaticamente i meccanismi della lingua e hanno creato una sigla - o meglio, hanno fatto una contrazione - anziché una parola macedonia. Ma non si sono messi a rabbrividire di disgusto perché termina in f. E gli italiani accettano tranquillamente questa parola. Questo non le suggerisce niente?

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Intervento di Marco1971 » mar, 03 ott 2006 23:28

Non si tratta d’una sigla, è una parola macedonia (come cantautore, per intenderci).

Lei apre una vasta questione parlando di competenza linguistica (che certamente non è uguale in tutti i parlanti nativi), questione di cui si potrebbe discutere piú approfonditamente aprendo un filone nella sezione Generale.

Nel caso specifico, dovrei dedurne che i meccanismi naturali della lingua per i parlanti nativi sono di formare spontaneamente parole terminanti in nesso consonantico? L’esempio non è felice, perché colf non è parola molto adoperata nella lingua di tutti i giorni, e origina comunque da un ambiente linguisticamente sospetto, non spontaneo.

Tutto questo mi suggerisce soltanto tutto quello che abbiamo già detto mille volte (mancanza di coscienza e conoscenza linguistica, ecc.). E ciò non vuol dire che, facendo notare per esempio che sarebbe meglio colfa, la gente lo rifiuti dicendo «non me ne giovo»; vuol dire soltanto che nessuno mai l’ha fatto notare, e che c’è in giro, come ho detto piú sopra nella mia frase antiquata, molta indifferenza nei riguardi della lingua.

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Intervento di Roberto Crivello » mar, 03 ott 2006 23:52

Marco1971 ha scritto:Non si tratta d’una sigla, è una parola macedonia (come cantautore, per intenderci).
So cos'è una parola macedonia, ma la differenza è sfumata. Per colf, ad esempio, il Treccani parla di sigla, il Devoto-Oli di contrazione. Ma direi di non interstardici sulla terminologia in questo caso.
Marco1971 ha scritto:Nel caso specifico, dovrei dedurne che i meccanismi naturali della lingua per i parlanti nativi sono di formare spontaneamente parole terminanti in nesso consonantico? L’esempio non è felice, perché colf non è parola molto adoperata nella lingua di tutti i giorni, e origina comunque da un ambiente linguisticamente sospetto, non spontaneo.

Tutto questo mi suggerisce soltanto tutto quello che abbiamo già detto mille volte (mancanza di coscienza e conoscenza linguistica, ecc.). E ciò non vuol dire che, facendo notare per esempio che sarebbe meglio colfa, la gente lo rifiuti dicendo «non me ne giovo»; vuol dire soltanto che nessuno mai l’ha fatto notare, e che c’è in giro, come ho detto piú sopra nella mia frase antiquata, molta indifferenza nei riguardi della lingua.
Non sostengo che i parlanti nativi italiani formano sempre automaticamente parole terminati in consonante, per carità! bensì che in certi casi lo fanno e che comunque non rimangono sconvolti vedendole, in quanto immersi in un mutamento delle strutture fonologiche (e qui aspetto l'intervento di Infarinato) che influenzano e dal quale la loro competenza intrinseca è influenzata - e che anche se gli si facesse notare la possibilità di un adattamento secondo l'italiano fiorentino del trecento lo rifiuterebbero come lo rifiutano in tanti altri casi - a meno che lei non voglia sostenere che un indottrinamento scolastico fatto dalla più tenera età secondo i canoni del primo sistema fonologico, avulso dalla realtà in cui viviamo, gli farebbe accogliere con piacere tale adattamento; ma qui sconfiniamo, penso, nell'irrealtà per l'appunto.

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Intervento di Marco1971 » mer, 04 ott 2006 0:24

Ma, caro Roberto, donde viene codesta teoria del rifiuto? I parlanti coi quali ho parlato non rifiutano un bel nulla. Semplicemente prendono per buone le cose che gli vengono propinate e ci si abituano (nella maggioranza dei casi). E allora propiniamogli delle belle parole di fattura italiana.

La cosa che piú mi fa rabbrividire è che lei sembra difendere una tendenza (di cui non nego l’esistenza in certi ambienti, ma che riprovo) e che trovi naturale la terminazione uni- o biconsonantica. Sarà dovuto al fatto che lei parla perfettamente inglese piú che alle sue origini.

(Competenza intrinseca non vuol dir nulla: esiste forse una competenza estrinseca?)

Macché italiano fiorentino del Trecento! Tautologia! A ogni modo, solo negli ultimi cinquant’anni s’è cominciato piano piano a adottare (e oggi a un ritmo folle!) termini marziani. E cinquant’anni, sulla scala della storia, sono picciol cosa.

Non v’è alcuna irrealtà nella mia visione delle cose; è solo diversa dalla sua: io credo nelle rivoluzioni, lei nell’irreversibilità.

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