Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

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Carnby
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Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

Intervento di Carnby »

Vi segnalo questo articolo, sul quale mi astengo da ogni commento. E se volete proprio arrabbiarvi, ecco l’articolo precedente da cui è scaturito il dibattito.
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Ferdinand Bardamu
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Re: Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Avrei due domandine di poco conto: le discriminazioni si combattono proponendo cambiamenti linguistici del tutto arbitrari? ci sono precedenti in cui la modifica a tavolino di una delle colonne portanti della lingua, il sistema dei generi, ha avuto successo? So che la dottoressa Gheno ci legge: sarei curioso di conoscere la sua opinione sulle mie obiezioncelle.
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Millermann
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Re: Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

Intervento di Millermann »

A me, invece, a parte le argomentazioni (su cui ci sarebbe tanto da discutere), quello che fa davvero indignare è un'altra cosa: l'idea stessa che, per inserire in una lingua un suono vocalico nuovo (quindi estraneo) si debba ricorrere addirittura al simbolo dell'AFI! :shock:

Mi si indichi una lingua, tra quelle che adoperano lo scevà, che abbia dovuto far ricorso alla «e capovolta»! Chi tira fuori simili "pensate" –e si tratta di esperti (ed esperte :mrgreen:) della lingua!– non ha mai visto che il suono dello scevà è reso, nelle varie lingue in cui è presente, con normali caratteri dell'alfabeto modificati da semplici diacritici? Boh! :roll:
Un po' come se, in un normale testo italiano, fosse possibile scrivere le vocali semiaperte coi simboli ɛ e ɔ! :P
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Ferdinand Bardamu
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Re: Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Millermann ha scritto: mar, 25 ago 2020 23:00Un po' come se, in un normale testo italiano, fosse possibile scrivere le vocali semiaperte coi simboli ɛ e ɔ! :P
Il Trissino propose qualcosa del genere introducendo le lettere greche ε e ω per indicare le vocali medie aperte. Ma si trattava di una mera innovazione grafica: qui invece si discute dell’introduzione di un nuovo genere contrassegnato da un suono sconosciuto all’italiano. :!:
Carnby
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Re: Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

Intervento di Carnby »

Se proprio devo dare una risposta, tanto vale usare -u sia per il singolare sia per il plurale. Qualche volta l’ho usato scherzosamente anch'io. Certo la fonotattica tradizionale dell'italiano di base toscana vieta /u/ finale atono, ma è pur sempre meglio di /ə/ che non è un fonema dell’italiano.
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G.B.
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Re: Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

Intervento di G.B. »

Qualche osservazione sparsa:

Il titolo è chiaramente «sensazionalistico»: qui è la Gheno contro tutti (Crusca compresa). Nessuna «minore indignazione per gli asterischi» da parte della comunità scientifica o dell'opinione pubblica generale.

Se davvero si vuole rimandare a Wikipedia si rimandi almeno correttamente: scevà, non schwa.

Forse valeva per i futuristi, ma per Dante non c'erano presupposti ideologici dietro ai suoi conî parasintetici, solo stilistici.
Vera Gheno ha scritto: [...] Decidere “a tavolino” che questo disagio non esista o non sia degno di attenzione è, a mio avviso, un atteggiamento superficiale.
Non piú «superficiale» dell'atteggiamento di un'esperta che afferma (sott. mia):
Vera Gheno ha scritto: Ora, per quanto mi riguarda, queste soluzioni sono interessanti in quanto tentativi, esperimenti, usi il cui valore è più identitario/sociale che non linguistico; non so in che misura possano mai avere un impatto sull’impianto della norma dell’italiano[,]
che ricordiamo costituire «le regole necessarie affinché il codice funzioni».

Ultime due cose: liquidare come grammar-nazi chi sostiene la correttezza grammaticale non è un atteggiamento «scientifico»; una sociolinguista, tra l'altro cosí attenta alle discriminazioni, dovrebbe avvedersene. Infine, questo è l'ennesimo tassello di quel mosaico moderno che si chiama «svalutazione della figura dell'esperto». Meglio? Peggio? È certamente qualcosa su cui riflettere.
«[...] o italici segni / rivendicarvi io seppi / nella vostra vergine gloria!» (G. D'Annunzio, Laus Vitae, vv. 7979-81).
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marcocurreli
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Re: Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

Intervento di marcocurreli »

Ci sarebbe anche un altro piccolo problema: un testo con asterischi, scevà e segni vari, come si dovrebbe leggere ad alta voce?
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Marco1971
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Re: Il Post: «Meno indignazione per gli asterischi»

Intervento di Marco1971 »

Tutto questo mi ricorda il caso della «scrittura inclusiva», che imperversa nei paesi francofoni. Non si può piú dire gli insegnanti, occorre dire le insegnanti e gli insegnanti, buongiorno a tutte e a tutti, quelle e quelli che, ognuna e ognuno, ecc. Nella scrittura, ciò si presenta in forme illeggibili ad alta voce, come tou-te-s les élèves, seul-e-s les enseignant-e-s, e simili.

Una tale volontà di distorcere il senso preciso delle parole e di applicare alle parole asessuate il principio sessuato degli esseri viventi dimostra, mi sembra, una visione epidermica dei problemi legati alla parità tra i sessi. Tutti, quelli che, nessuno, ecc. sono pronomi indefiniti, grammaticalmente al maschile (che rappresenta il neutro, la forma non marcata), ma semanticamente equivalenti a tutte le persone, la persona che, nessuna persona, ecc.: sono incluse le persone di sesso femminile e di sesso maschile.

Né dicendo Da quando la donna e l’uomo hanno camminato sulla Luna o rendere donnaggio si farà un passo avanti, tentando di dividere invece di unire. L’uguaglianza effettiva, concreta, non passa attraverso lo stravolgimento del genio della lingua.

Se una donna prova disagio nel sentirsi definire un genio o un uomo una guida, soffre probabilmente di qualche oscuro male, per il quale, tuttavia, esistono certamente specialisti.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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