Esperanto

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Moderatore: Cruscanti

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Marco1971
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Esperanto

Intervento di Marco1971 »

C’è chi vorrebbe che si adottasse l’esperanto come lingua universale (senza con questo abbandonare la propria lingua materna, preciso), cioè come «lingua-ponte». Di solito i fautori dell’esperanto adducono l’argomento che è una lingua neutra (non appartiene a nessun popolo) e che la sua adozione come lingua internazionale ovvierebbe all’egemonia dell’inglese.

Sebbene io sia d’accordo col principio, non mi piace molto l’idea di lingua artificiale in sé, poiché è priva d’una storia formativa e non esiste, per la pronuncia, alcun modello di riferimento (grafia fonetica, sí, accento tonico sempre sulla penultima sillaba, bene; ma come la mettiamo con l’intonazione?). Inoltre, l’esperanto è davvero la lingua artificiale migliore da tutti i punti di vista? Ne esistono altre, come l’interlingua o il volapük, per esempio.

Se è vero che l’apprendimento d’una lingua precostituita è piú facile (perché piú regolare), ciò non toglie che non riesco a concepire una lingua senza cultura, senza storia, senz’anima. E voi?

Bue
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perfettamente d'accordo

Intervento di Bue »

Una lingua inventata NON può avere sfumature, connotazioni, echi, rimandi, suggestioni....

marcri
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Iscritto in data: ven, 05 nov 2004 22:06

Intervento di marcri »

D'accordo sia con Marco sia con Bue, vorrei fare un'ulteriore riflessione e porgerla come spunto a qualcuno che conosca meglio l'esperanto - io non lo conosco per nulla -, o a chi voglia discuterne:
Perché contrastare l'egemonia della cultura anglosassone? E si può fare semplicemente sostituendo l'inglese nella comunicazione universale?
In esperanto si può sottilmente disquisire di filosofia, o della felicità, o scrivere una poesia che dia qualcosa anche ai sensi, e non solo alla mera comprensione del significato delle parole infilate una dopo l'altra?
Tutto qui, ma sono incuriosita.

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arianna
Interventi: 234
Iscritto in data: lun, 06 dic 2004 15:08

Intervento di arianna »

D'accordissimo con voi, inoltre, come proponeva macri, perche' non proporre l'inglese come lingua universale? se pensiamo che si tratta di una lingua d'apprendimento partendo gia' dalle scuole elemetari, non sarebbe piu' semplice? E non sarebbe nemmeno una lingua"vuota" come l'esperanto..
Ultima modifica di arianna in data mer, 19 ott 2005 15:52, modificato 1 volta in totale.

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miku
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Intervento di miku »

Riguardo all'esperanto, si potrebbe obbiettare che in fondo cominciare un cammino significa dare inizio a un percorso storico; c'è stato addirittura chi ha tracciato le linee di un esperanto "arcaico", predecessore della lingvo internacia "semplificata" di Zamenov: una sorta di divertissement curioso, magari un po' fine a se stesso, però... Per giunta, dietro il termine esperanto si nasconde un'evoluzione storica piuttosto articolata, dato che le lingvoj internaciaj che vanno sotto il nome di esperanto identificano ormai una pluralità di proposte, all'interno di un acceso dibattito. Non sempre le lingue artificiali sono poi così regolari e analogiche: la summentovata Interlingua (intendendo con questo termine non il vecchio latino sine flexione di Peano, ma l'idioma artificiale, frutto di un lavoro di collazione decennale opera di un'équipe linguistica di cui si fa promotrice, anche su internet, la Union mundial pro Interlingua), eredita dalle lingue romanze le cosiddette forme supinali, ovvero i supini e i participi perfetti anomali comuni alle lingue romanze ed è costruita con criteri anomalisti.

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Efilzeo
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Intervento di Efilzeo »

Io invece son stato rapito dai proponimenti dell'esperanto sicché lo sto studiando con molta passione. Lo considero l'unica vera possibilità di salvare le lingue dall'inglese, a patto che le politiche dei paesi vittime si mettan d'accordo per salvaguardarsi a vicenda, e già nei paesi dell'est Europa si stan muovendo in merito.

Per i problemi riguardo la storia/cultura dell'esperanto e la sua intonazione, non so se son d'accordo. L'inventore disse che per quanto riguarda il suono, ogni pronuncia è ritenuta valida. Sulle "sfumature" non sono affatto concorde, anzi l'esperanto coi suoi numerosi affissi dà tantissime possibilità combinatorie, molte più delle lingue nazionali e per di più tutte regolari. Certo, se parliamo di poesia e di bellezze che nascono proprio dalle irregolarità l'esperanto è indubbiamente inferiore, ma è un bene che sia così. Esso non ha lo scopo di sostituire le lingue nazionali bensì di affiancarle, se si sviluppasse così tanto da produrre le proprie irregolarità, perderebbe la sua causa di comunicazione.

Rispetto alle altre lingue artificiali mi pare la migliore, assai regolare e assai logica, i correlativi e gli affissi che all'inizio sembrano troppo simili per essere ricordati e ancor di più per divenire automatismi, dopo poco tempo divengono naturali e li ritrovi dappertutto. Conoscendo solo i correlativi puoi capire benissimo tantissime particelle, tantissimi verbi ec. ec.

L'unica pecca che ha, secondo me, è che per la troppa correttezza politica (Zamenhof era un utopista estremo), si è voluto inserire le lettere slave: ĉ, ĵ, ŭ, ĝ, ĥ ed ŝ, che oltre a portare qualche (piccola) difficoltà di pronuncia, costringono a dover imparare a memoria l'ortografia di molte parole. A mio dire un grande errore di Zamenhof, ma d'altra parte era convinto di portare la pace nel mondo con pensate come questa e quella della religione universale; fosse stato un po' più pragmatico avrebbe avuto più successo.

Brazilian dude
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Intervento di Brazilian dude »

si è voluto inserire le lettere slave: ĉ, ĵ, ŭ, ĝ, ĥ ed ŝ,
Nessuna di queste lettere si usa in nessuna lingua slava.

Se si riferisce ai suoni, questi sono presenti oltre alle lingue slave. Tutti i fonemi qui elencati si trovano in portoghese e la maggioranza anche in italiano, per fare solo due esempi.

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Infarinato
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Intervento di Infarinato »

Efilzeo ha scritto:Per i problemi riguardo la storia/cultura dell'esperanto e la sua intonazione…
Caro Efilzeo, perdoni la pedanteria, ma si dice riguardo a: in questo fòro non si transige. :D

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Efilzeo
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Intervento di Efilzeo »

Brazilian dude ha scritto:
si è voluto inserire le lettere slave: ĉ, ĵ, ŭ, ĝ, ĥ ed ŝ,
Nessuna di queste lettere si usa in nessuna lingua slava.

Se si riferisce ai suoni, questi sono presenti oltre alle lingue slave. Tutti i fonemi qui elencati si trovano in portoghese e la maggioranza anche in italiano, per fare solo due esempi.
I diacritici vengono dalla Slovacchia e il breve dal lettone ricordo. Sbaglio?

Infarinato ha scritto:Caro Efilzeo, perdoni la pedanteria, ma si dice riguardo a: in questo fòro non si transige. :D
Macché macché, grazie :)

Brazilian dude
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Intervento di Brazilian dude »

Sì, sbaglia. In islovacco, ceco, croato, ecc, si usa il háćek (letteralmente gancetto, uncino), che ha questa forma: ˇ, allora č, š, ď, ť, ň.

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Luca86
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Intervento di Luca86 »

In italiano si chiama pipa o (accento) circonflesso rovesciato.

Carnby
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Intervento di Carnby »

Efilzeo ha scritto:I diacritici vengono dalla Slovacchia e il breve dal lettone ricordo.
Le consonanti con il circonflesso si trovano solo in esperanto; sembra che Zamehof ritenesse che fossero più facili da battere con una macchina da scrivere francese. La u con il segno di breve non è lettone bensì bielorussa (con alfabeto łacinka).

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u merlu rucà
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Intervento di u merlu rucà »

Una lingua franca internazionale ha fondamentalmente il compito di permettere la comunicazione, non quello di essere usata per comporre poesie. La regolarità dell'esperanto e la mancanza di eccezioni favoriscono il suo apprendimento. Appresa una regola, quella si segue senza il terrore delle eccezioni.

marmaluott
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Intervento di marmaluott »

Mi dispiace per l’esperanto, ma la LINGUA FRANCA INTERNAZIONALE dev’essere

l’ITALIANO.

1) Il lessico ha già le carte in regola per essere adottato internazionalmente, dal momento che latino e greco sono penetrati in tutto il mondo.
2) La pronuncia non è difficile, non produce facili equivoci, è perfettamente scandita e chiara.
3) Il rapporto grafia/pronuncia è ottimale.
4) Considerato l’uso che dovrebbe farsene, le difficoltà grammaticali non sono mostruose per nessuno.
5) È molto conservativo e dunque abbastanza stabile nel tempo, anche visivamente: alé!
6) È una lingua naturale e ha una storia.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Una lingua franca internazionale, adoperata e compresa da tutti gli uomini di cultura, dotata di profondità e storia, conservativa e stabile, esisteva già: era il latino. Se lo fosse ancora, se n’avvantaggerebbero tutti: noi, gli spagnoli, i portoghesi e (fino a un certo punto) i francesi, che giocheremmo in casa; e gli inglesi, che hanno già accolto una sterminata schiera di parole latine, sinceri o falsi amici nostri. Ma questa riflessione assomiglia un po’ troppo al famoso detto «Se mio nonno aveva le ruote, era una carriola». :)

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