Un articolo di Andrea Camilleri su anglismi e dialetti

Spazio di discussione su questioni che non rientrano nelle altre categorie, o che ne coinvolgono piú d’una

Moderatore: Cruscanti

Carnby
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Intervento di Carnby » ven, 10 giu 2016 19:35

GFR ha scritto:Mentre leggevo il filone, senza pensarci troppo, m'è venuto in mente che l'Italia ha sempre ceduto alle invasioni, eccetto la disperata difesa sul Piave nel '17.
Non è vero che solo in quell'occasione si è opposta a un invasore. In ogni caso non è corretto applicare categorie politiche o di storia militare alla linguistica.

sempervirens
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Intervento di sempervirens » sab, 11 giu 2016 0:46

Carnby ha scritto:
GFR ha scritto:Mentre leggevo il filone, senza pensarci troppo, m'è venuto in mente che l'Italia ha sempre ceduto alle invasioni, eccetto la disperata difesa sul Piave nel '17.
Non è vero che solo in quell'occasione si è opposta a un invasore. In ogni caso non è corretto applicare categorie politiche o di storia militare alla linguistica.
Per tagliar corto la penso anch'io come Lei. Una precisazione: aggiungerei al commento "In questo forum no" (Fintanto l'amministratore non decide diversamente).
Il nesso lingua-potere è secondo me materia di studio da non prender troppo sottogamba. Inutile dire che l'approfondimento di questo aspetto della realtà necessiterebbe la presenza di attori competenti e motivati. Io non sono competente , ma sono motivato. Mia moglie è dislessica epperò
riesce a leggere l'italiano senza problemi, mentre non può farlo con altre lingue opache.
Nella vita di tutti i giorni, quando parlarne con chi lo desidera, al di fuori di questo forum, laddove le discussioni sono meno regolamentate, potrebbe essere invece un ulteriore aiuto alla comprensione dei tanti "come e perché" della lingua e delle mode attuali.

Quindi, caro GFR, la prego di continuare a seguire le proprie idee qui, ma seguendo uno schema più consono, come giustamente Carnby ci fa osservare, e più esplicitamente, se lo vorrà, quando è " in libera uscita" :D
Io nella mia lingua ci credo.

Avatara utente
GFR
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Intervento di GFR » sab, 11 giu 2016 11:13

Non volevo fare nessun commento di stampo neanche lontanamente “politico”. Sono ricorso a un esempio che mi sembrava facile e condivisibile da tutti.

Il mio rilievo, fatto al volo, continuo a non trovarlo infondato in un filone che inizia con l’articolo: Non definitemi un autarchico ma la nostra lingua sta scomparendo.
Mi sono limitato a indagare il perché di questo deprecabile fatto, e ho trovato una risposta (a mio esclusivo consumo, anche se l’ho condivisa) in un ambito esterno alla lingua.

Sono dell’idea che se si vuole capire l’invasione dell’inglese dobbiamo cercare il motivo fuori dai vocabolari; va bene: non in questo forum, però anche qui ci si lamenta dell’italiano che viene imbastardito. Mi sono permesso, magari sbagliando, di indicare una possibile direzione per le ricerche.

Quanto alla lingua, in generale, penso che sia meglio, se non proprio necessario, considerarla in rapporto ai fatti storici in cui ha preso la sua forma. Dopotutto la lingua non nasce nei laboratori, ma nella società.

Questo il mio pensiero, spero di non offendere nessuno. E nemmeno pretendo di trascinare la discussione chissà fin dove, avendo il solo scopo di scambiare delle opinioni in tono amichevole. Un caro saluto. :)

sempervirens
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Intervento di sempervirens » sab, 11 giu 2016 12:02

Sono d'accordo con Lei. Mi creda! È un pezzo ormai che ripeto convinto più o meno le stesse cose che dice Lei. Sarebbe interessante se si riuscisse a dedicare alla Lingua Italiana anche un apposito spazio per discutere con competenza e con tranquillità delle vicende belliche e politiche ad essa associate. Dubito però della fattibilità. :)
Io nella mia lingua ci credo.

Carnby
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Intervento di Carnby » dom, 12 giu 2016 0:43

Su ruolo dell'inglese come «lingua di potere» (prima britannica, poi americana, ora anche cinese e indiana, ché in questi Paesi i commerci internazionali sono svolti in quell'idioma) sono state sprecate vagonate d'inchiostro. C'è sicuramente del vero. Però il punto debole dell'italiano, a mio avviso, non è di carattere commerciale o politico. L'inglese ha imposto a sé una specializzazione semantica che ben si adatta allo spirito dei tempi. Raccattando da varie lingue, riesce a distinguere sfumature di significato abolendo di fatto la categoria dei sinonimi. L'inglese può distinguere tra revenge, vengeance e vendetta (tutti d'origine romanza) e feud, laddove l'italiano ha il solo vendetta. In un modo simile, non avendo un termine per descrivere la formazione di ghiaccio in presenza di nebbia, ha ritirato fuori rime, fino a un secolo fa termine di uso quasi esclusivamente poetico e considerato equivalente al comune (hoar) frost. L'osservazione di Eliot, riportata da Traina a proposito dei modi verbali, secondo cui le lingue classiche avrebbero come caratteristica l'«espressione esatta di più sottili gradazione di sentimenti e di pensieri» non si applica alle lingue moderne (e soprattutto all'inglese), nella quale la precisione scientifica del significato univoco passa sopra a tutto (cosa importantissima nella nostra società dominata da scienza e tecnica). L'italiano, pur avendo un lessico storicamente vastissimo e avendo contribuito grandemente allo stesso sviluppo del lessico scientifico con Galileo, è ancora molto indietro in questa sistemazione.

sempervirens
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Intervento di sempervirens » dom, 12 giu 2016 12:06

Carnby, sono del parere che uno spazio dedicato a questo tipo di discussioni non farebbe male. Se non altro per sfogarsi. :)
Io nella mia lingua ci credo.

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