Pistorius atleta "paralitico"

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amoralizzatore
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Pistorius atleta "paralitico"

Intervento di amoralizzatore »

Ultimamente noto che diversi telegiornali e testate giornalistiche di chiara fama fanno riferimento al suddetto atleta definendolo "paralitico".

Ora, dato che paralitico significa "affetto da paralisi" mi sembra un termine assolutamente scorretto riferito a pistorius.


Meglio sarebbe disabile; "atleta paralitico" sembra un ossimoro.

Trovo anzichenò inquietante il fatto che non si tratti di un errore isolato ma quasi di una consuetudine.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Un pressapochismo inaudito. Pistorius non può essere che un atleta amputato (qui i risultati del Corriere; qui quelli della Repubblica).

domna charola
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Intervento di domna charola »

Sì... ma "paralimpico" per la sciura Maria di turno diventa facilmente "paralitico"... :)


...E a questo punto mi vien in mente:

in origine si parlava di "para-Olimpiadi", cioè "olimpiadi parallele" - senza alcun riferimento a paralisi o paralitici), o di giochi "para-olimpici", poi si è avuta l'elisione della o iniziale... a parte che genera confusione facendo perdere di vista l'origine ed enfatizzando invece l'idea di "paralisi", il procedimento è corretto dal punto di vista linguistico?
Ultima modifica di domna charola in data lun, 25 feb 2013 9:12, modificato 1 volta in totale.

Carnby
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Intervento di Carnby »

Si dice paratleta.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Carnby ha scritto:Si dice paratleta.
Verissimo. In questo caso, se si vuole evidenziare la disabilità – cioè, se proprio è necessario farlo, perché magari si parla dei progressi nel campo delle protesi – non si può non riconoscere che Pistorius è amputato, non paralitico.

amoralizzatore
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Intervento di amoralizzatore »

Colgo l'occasione per chiedere lumi sui mutamenti linguistici dovuti al principio del "politicamente corretto".

I termini inerenti alle disabilità subiscono periodicamente delle revisioni.Correggetemi se sbaglio, tempo fa era molto in voga il termine handicappato. A parte le polemiche sul forestierismo, il termine sembrava assolvere egregiamente il compito di descrivere una condizione sfavorevole senza alcuna connotazione negativa.
Eppure sembra che col tempo esso sia diventato in qualche modo scomodo, cedendo il passo al più gradevole "disabile".

Lo stesso dicasi per "cieco" con "non vedente".

Secondo voi, anche il termine disabile potrebbe subire lo stesso destino del suo predecessore?

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

L’applicazione del politicamente corretto a cieco è dovuta al fatto che l’aggettivo ha una fortissima connotazione negativa, come dimostrano molte espressioni figurate (cieco d’ira, obbedienza cieca, ecc.). D’altro canto, alcune persone affette da cecità potrebbero ritenere ipocrita l’uso di una litote come non vedente.

Per quanto riguarda andicappato (senz’acca: meglio sbarazzarsi di elementi grafici che non trovano riscontro nella pronuncia, quando si può), c’è da dire che, nel tempo, s’è trasformato in un insulto.

Dubito che disabile si possa prestare a un consimile impiego. Andicappato è un aggettivo creatosi spontaneamente, per un processo di derivazione molto naturale e immediato; al contrario disabile ha l’aria d’una coniazione dotta e, se esaminiamo i singoli componenti, certamente è cosí.

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato »

amoralizzatore ha scritto:I termini inerenti alle disabilità subiscono periodicamente delle revisioni.Correggetemi se sbaglio, tempo fa era molto in voga il termine handicappato. [...] Eppure sembra che col tempo esso sia diventato in qualche modo scomodo, cedendo il passo al più gradevole "disabile".

Lo stesso dicasi per "cieco" con "non vedente".

Secondo voi, anche il termine disabile potrebbe subire lo stesso destino del suo predecessore?
Un aspetto curioso delle vicissitudini cui vanno incontro queste parole "scomode" è che a volte lasciano indifferenti proprio coloro la cui sensibilità si cerca di non urtare: l'Unione Italiana Ciechi, tanto per fare un esempio, è rimasta Unione Italiana Ciechi a dispetto degli scrupoli di alcuni parlanti.
Chiusa la parentesi, direi che sì, anche "disabile" potrebbe subire la stessa censura; anzi, è già successo, visto che in alcuni contesti particolarmente "attenti" gli si preferisce la definizione "diversamente abile". Per spiegare questo fenomeno, lo studioso Steven Pinker (linguistica, scienze cognitive) ha introdotto il concetto di euphemism treadmill (tradotto in italiano con "macinaeufemismi"), per il quale rimando qui (il discorso comincia qualche paragrafo prima, ma non sono capace di creare un collegamento più preciso).
Ne riporto per esteso la parte conclusiva (sottolineatura mia):
Il macinaeufemismi dimostra che la mente ospita innanzitutto concetti, non parole. Date a un concetto un nuovo nome, e il nome acquisterà le connotazioni del concetto, non il concetto la freschezza del nome, o almeno non a lungo. I termini che indicano le minoranze continueranno a cambiare finché le persone avranno atteggiamenti negativi verso le minoranze. Sapremo di aver raggiunto il rispetto reciproco quando smetteranno di cambiare.

PersOnLine
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Intervento di PersOnLine »

C'è da dire che, mentre la litote non vedente si trova comunque impiegata anche in contesti ufficiali (e spesso in parallelo a ipovedente), diversamente abile sa proprio di presa in giro e, infatti, diversamente XXX viene usata spesso come locuzione sarcastica.

amoralizzatore
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Intervento di amoralizzatore »

Animo Grato ha scritto:
Il macinaeufemismi dimostra che la mente ospita innanzitutto concetti, non parole. Date a un concetto un nuovo nome, e il nome acquisterà le connotazioni del concetto, non il concetto la freschezza del nome, o almeno non a lungo. I termini che indicano le minoranze continueranno a cambiare finché le persone avranno atteggiamenti negativi verso le minoranze. Sapremo di aver raggiunto il rispetto reciproco quando smetteranno di cambiare.
Questo è proprio ciò che pensavo.

Anche le definizioni prive di ogni valenza negativa sono condannate nel tempo a subire variazioni.

Nella speranza di non sembrare troppo insensibile o provocatorio vorrei porre alla vostra attenzione alcune mie riflessioni.

Per restare nell'ambito della patologia, come accennava PersOnLine, l'eufemizzazione selvaggia di alcune definizioni potrebbe portare a esiti opposti, ovvero ad una ridicolizzazione del termine in uso.

Se addirittura un personaggio del calibro di Obama utilizza incautamente le paraolimpiadi per un suo lazzo, nessun termine sarà esente da future censure.

Posso condividere, ad esempio, la sostituzione del termine lebbroso - carico di connotazioni negative anche morali - con "affetto dalla malattia di Hansen"; ma un'eufemizzazione selvaggia potrebbe condurre ad esiti grotteschi.

Cambiando l'ambito di riferimento un altro caso, a mio avviso curioso, è stata la scelta della definizione "persona di colore" come rimpiazzo per "negro".

Fermo restando che il termine originario è, per le ben note ragioni storico sociali, da bandire, il suo moderno sostituto sembra, ai miei occhi, una scelta infelice.

In primo luogo credo sia linguisticamente improprio (perché "di colore" non implica necessariamente "di colore nero").

In secondo luogo, se l'intento era anche quello epurare il termine da riferimenti a una sorta di diversità, la reiterata enfasi sul concetto di colore non si presta molto.

Avatara utente
Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

amoralizzatore ha scritto:[S]e l'intento era anche quello epurare il termine da riferimenti a una sorta di diversità, la reiterata enfasi sul concetto di colore non si presta molto.
Sono d’accordo. :)

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