La donna negli «uffici»

Spazio di discussione su questioni che non rientrano nelle altre categorie, o che ne coinvolgono piú d’una

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atticus
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Intervento di atticus » gio, 14 lug 2005 21:43

A me è sempre parso, da un bel po' di tempo in qua, che foste voi donne a voler "femminilizzare" a tutti i costi.
Se sbaglio, gentile Giulia, mi corregga.
Personalmente non uso mai l'articolo davanti al cognome femminile (preferisco, nei casi dubbi, ricorrere a nome e cognome); nè mai dico avvocata, ministra, insegnantessa o vattelappesca che cosa.

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giulia tonelli
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Intervento di giulia tonelli » ven, 15 lug 2005 9:26

atticus ha scritto:A me è sempre parso, da un bel po' di tempo in qua, che foste voi donne a voler "femminilizzare" a tutti i costi.
Premesso che non mi sento la portavoce di "noi donne", credo di capire a cosa si riferisce. Uno dei filoni del femminismo americano si è seriamente occupato di de-mascolinizzare i libri di scuola, le leggi, e tutti gli scritti ufficiali di qualche importanza. Quest'azione era assolutamente necessaria in una lingua come l'inglese, dove non esiste il genere delle parole, e quindi qualunque riferimento al maschile suona esattamente per quello che è: un riferimento agli uomini e non alle donne. E quindi via Chairman sostituito con Chairperson, e quindi l'introduzione di tutti gli his/her, he/she, in ogni legge o documento, e così via.
Tutto ciò in italiano non ha senso, perché nella nostra lingua le parole hanno tutte un genere, e quindi il genere maschile non è percepito così fortemente come un riferimento agli uomini e non alle donne. Credo però che, sull'onda delle rivendicazioni linguistiche (giuste e legittime) delle femministe americane, si sia anche da noi andati un po' in questa direzione, cercando di introdurre parole al femminile dove non ce ne erano.
La mia personale posizione è che vorrei tanto che si facesse un po' meno caso, in generale, a se una persona è uomo o donna, negro o bianco, abile o disabile, omosessuale o eterosessuale, cattolico o ateo, a meno che non sia necessario ai fini del momento. Questo scopo, dal punto di vista delle innovazioni linguistiche, secondo me si ottiene in inglese de-mascolinizzando la lingua, in italiano in certi casi lasciando le parole come sono sempre state.

Una chiccha: nel loro furore iconoclasta, i de-mascolinizzatori della lingua inglese hanno anche proposto di sostituire la parola history con herstory. Giuro che è vero.

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Intervento di Incarcato » ven, 15 lug 2005 14:27

Ma scusi, ma non le stridono le orecchie quando un presentatore si rivolge a (:wink:) Moratti, dicendo: «Signor Ministro... » ?

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giulia tonelli
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Intervento di giulia tonelli » ven, 15 lug 2005 17:11

D'accordo, "Signor Ministro" quando ci si rivolge a una donna dà fastidio anche a me. Però sentir dire "Il ministro Moratti ha proposto una riforma blah blah" non mi dà fastidio per niente, anzi.
Io se mi rivolgessi alla Moratti la chiamerei "Signora Brichetto Arnaboldi" (è dal nuovo diritto di famiglia del 1975 che in Italia non si chiamano le donne col cognome del marito) oppure "Ministro".

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » mer, 13 dic 2006 19:15

Torno brevemente sull’argomento per citare (oggi fo il citatore :D) Luca Serianni, a proposito del femminile avvocata (che, ricordo, era propugnato dal Gabrielli):
Di qui le oscillazioni nell’indicare ad esempio una donna che perori una causa in tribunale: l’avvocato Maria Rossi, l’avvocatessa Maria Rossi o, in casi particolari, la donna avvocato o l’avvocato donna. Proprio in casi del genere, di fronte a un uso incerto e instabile, può essere opportuno che le principali “fonti della lingua” (pubblici amministratori, direttori di giornali, insegnanti ecc.) aderiscano alla campagna “per le pari opportunità tra uomo e donna”, accettando nella fattispecie la forma proposta nel citato opuscolo, cioè avvocata.

(La Crusca risponde, Firenze, Le Lettere, 1995, p. 186)
È la forma che preferisco anch’io.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

CarloB
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Intervento di CarloB » gio, 14 dic 2006 23:54

La Madonna viene definita, mi pare di ricordare, advocata nostra. Avvocata è una chiara derivazione dal latino. Bene.

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso » ven, 15 dic 2006 0:34

Chiedo scusa: non è piú semplice rifarsi a una regola secondo la quale i sostantivi in -o nella forma femminile mutano tale desinenza in "a": sarto, sarta; cuoco, cuoca, operaio, operaia? Avremo quindi: ministra, deputata, sindaca, avvocata, ecc. La stessa regola per i sostantivi in -e: camerire, cameriera, cancelliere, cancelliera, assessore, assessora. Fatte salve, naturalmente, le eccezioni consolidate dall'uso nel corso dei secoli.
Dimenticavo: io non "femminilizzerei" i participi presenti sostantivizzati.
Abbiamo il cantante e la cantante. Perché, dunque, lo studente e la studentessa?
Per non parlare, anche se non rientra nel caso sú citato, dell'orribile presidentessa.
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

Bue
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Intervento di Bue » ven, 15 dic 2006 13:33

E dell'altrettanto orribile vigilessa...

Non e` ben chiaro quali siano le "eccezioni consolidate":
professoressa si` ma *assessoressa no, dottoressa si` ma *pastoressa no, pittrice si` ma *pittoressa e *pittora no...

Sempre sulla questione dei generi, e` interessante osservare (o e` solo una mia impressione?) che l'uso del maschile come neutro, reso famoso dalla celebre dichiarazione di Irene Pivetti che si defini` "un cattolico", sembra essere usata preferenzialmente con questo attributo. Mi capita infatti raramente di sentire usare una forma del genere; tuttavia qualche giorno fa in TV Giuliano Ferrara si e` rivolto alla senatrice (senatora?) Binetti dicendole "lei e` un cattolico".

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » lun, 19 feb 2007 21:15

Esiste anche la pittora, sebbene sia caduta in disuso. Generalmente, i femminili in -ora sono forme popolari (si pensi a traditora, invasora, professora, ecc.), accanto alle forme non marcate traditrice, invaditrice, professoressa.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

CarloB
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Il/la sindaco

Intervento di CarloB » mar, 20 feb 2007 18:26

Tra qualche mese a Genova avremo con ogni probabilità per la prima volta una donna a capo dell'amministrazione civica. Da concorrente nelle primarie della coalizione che si suppone destinata a vincere la gentile signora ha tappezzato la città di manifesti nei quali a sovrastare una foto di lei sorridente sta la scritta:
Il (cancellato e sostituito da) La sindaco di tutti.
Un suo sfortunato competitore, già illustre docente di letteratura italiana, ha bonariamente ironizzato: «Perché si vergogna a usare La sindaca
In effetti, o si lascia il maschile o si volge tutto al femminile: la sindaco non finisce di sembrarmi un pasticcio cacofonico, anche se si è rivelato, stando ai commentatori, un abile ed elettoralmente redditizio espediente propagandistico.

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Intervento di Marco1971 » mar, 20 feb 2007 18:42

Concordo: o si lascia maschile o si usa la sindaca (meglio, a parer mio, di sindachessa), ma l’ibrido *la sindaco è una sgrammaticatura.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Roberto Crivello
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Re: Il/la sindaco

Intervento di Roberto Crivello » mar, 20 feb 2007 19:23

CarloB ha scritto:Tra qualche mese a Genova avremo con ogni probabilità per la prima volta una donna a capo dell'amministrazione civica. Da concorrente nelle primarie della coalizione che si suppone destinata a vincere la gentile signora ha tappezzato la città di manifesti nei quali a sovrastare una foto di lei sorridente sta la scritta:
Il (cancellato e sostituito da) La sindaco di tutti.
Un suo sfortunato competitore, già illustre docente di letteratura italiana, ha bonariamente ironizzato: «Perché si vergogna a usare La sindaca
In effetti, o si lascia il maschile o si volge tutto al femminile: la sindaco non finisce di sembrarmi un pasticcio cacofonico, anche se si è rivelato, stando ai commentatori, un abile ed elettoralmente redditizio espediente propagandistico.
Qui si gioca con la lingua, è ovvio. Se avesse scritto La sindaca l'effetto sarebbe mancato, la frase avrebbe avuto solo il significato letterale, invece in quel modo viene veicolata anche la contrapposizione con il sindaco precedente, facendo leva sul proprio sesso. Discutibile naturalmente perché dovrebbero contare solo l'esperienza e le capacità. Sperare poi che chi scrive con intenti pubblicitari, mediatici segua la norma linguistica perché altrimenti potrebbe influenzare negativamente i lettori sprovveduti, significa non sapere che uno degli scopi della lingua pubblicitaria è proprio infrangere la norma per colpire il lettore e richiamare l'attenzione. Ma penso che queste cose le sappiamo tutti.

CarloB
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Intervento di CarloB » mar, 20 feb 2007 23:05

D'accordo con Roberto Crivello. Infatti la gentile candidata ha adottato come parola chiave del suo programma "discontinuità".
Però temo che quello che è nato come accortissimo messaggio pubblicitario diventerà il tormentone giornalistico del quinquennio (o decennio) della probabile neoeletta. Ho il forte sospetto che la sindaco si imporrà come il modo di dire comune, qui da noi.
Niente di male, per carità. C'è di peggio, nella vita. Però personalmente farò obiezione di coscienza linguistica.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » mar, 20 feb 2007 23:38

Io invece non sono d’accordo: la lingua della pubblicità è sempre rispettosa della grammatica, anche quando conia l’aggettivo viaggiosa. E per far leva sul sesso d’una persona non c’è alcun bisogno di creare mostri come *la sindaco, bastava la sindaca, sufficientemente raro per sconvolgere il cittadino comune.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

CarloB
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Intervento di CarloB » gio, 22 feb 2007 18:16

Infatti, caro Marco, non mi piace quel che vedo prospettarsi: una felice trovata della pubblicità elettorale che minaccia di avviare una voga. Spero che il giorno dopo l'elezione qualche giornalista solleciti la gentile signora a definirsi: la sindaco o la sindaca o la sindachessa? Che cosa preferisce?
Edoardo Sanguineti, uno dei competitori sconfitti alle primarie, aveva ragione, secondo me, di ironizzare.
Perché questa ossessione delle donne (di certe donne, dovrei dir meglio) di cancellare l'identificazione di genere? E' un elemento di semplice chiarezza. Se leggo Rossi polemizza con Bianchi vorrei sapere (io, magari a tutti gli altri non importa nulla) se si tratta di Maria Rossi che polemizza con Luisa Bianchi o di un'altra delle diverse combinazioni possibili. E' più preciso; dà un'informazione aggiuntiva. Perché no?

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