[NAP] Il neutro in napoletano

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amicus_eius
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[NAP] Il neutro in napoletano

Intervento di amicus_eius » dom, 16 ott 2005 15:16

Il dialetto napoletano è per certi aspetti alquanto conservativo, dato che mostra sopravvivenze di una categoria della nozione del genere che nell'italiano ufficiale è estinta: il neutro. Il neutro è una categoria coperta e semisistematica nel dialetto partenopeo e nei dialetti campani, ed affiora indirettamente con il raddoppiamento fonosintattico innescato dall'articolo determinativo singolare e dall'aggettivo dimostrativo in espressioni come 'o bbene, 'o ppane, 'stu bbene , che rimontano ai pronomi e aggettivi dimostrativi neutri singolari nominativi e accusativi latini illud e istud. Sarebbe interessante sapere se fenomeni analoghi compaiono anche in altri dialetti italoromanzi. Attendo altrui illuminanti contributi.

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atticus
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Intervento di atticus » mer, 19 ott 2005 23:19

Altro esempio di neutro "napoletano":
'o bbeco (lo vedo=vedo lui) e 'o veco (lo vedo= vedo ciò).
Medesimo pronome, il primo maschile, il secondo neutro. O sbaglio?

PS
Se il messaggio appare due volte, chiedo scusa. Probabilmente ho pasticciato coi tasti.

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u merlu rucà
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Intervento di u merlu rucà » gio, 20 ott 2005 10:55

http://ludens.elte.hu/~gps/cikkek/persistence.rtf

1.1.1. Genere

Il sistema latino distingueva tre generi per tutte le categorie nominali: Maschile, Femminile e Neutro, come possiamo vedere nel caso dell’aggettivo albus (M) / alba (F) / album (N) 'bianco/-a'.
Le lingue romanze riducono questo sistema a un sistema binario che distingue solo un Genere maschile e un Genere femminile, come nell’es. italiano bianco (M) / bianca (F). I nomi neutri latini vengono ricategorizzati in genere come maschili: lat. mare (N) > it. mare (M), in qualche caso come femminili: lat. mare (N) > fr. mer (F).
Alcune forme neutre sono state conservate dalle lingue romanze, ma anche in questi casi non abbiamo in genere a che fare con tre categorie morfosintattiche, come in latino, ma con una distinzione ternaria di tipo semantico o anche puramente formale che si innesta su una distinzione morfosintattica di tipo binario che distingue solo un Genere maschile e un Genere femminile.

Il neutro nei sistemi pronominali. La forma del neutro è spesso conservata nel sistema pronominale, per es. nel sistema dei dimostrativi di spagnolo e portoghese (1a), nel sistema dell’articolo e dei pronomi personali dello spagnolo (1b) o nel sistema dei clitici di III pers sg. di catalano e occitanico (1c):

(1) a. port. este (M) / esta (F) / isto (N - < ISTUD)
b. sp. él (M) / ella (F) / ello (N - < ILLUD)
c. cat. el (M) / la (F) / ho (N - < HOC)

Queste forme di "neutro" si distinguono però dalle forme maschili corrispondenti solo per il tipo di referenti che possono identificare (stati di cose, oggetti a cui non ci si è ancora riferiti nel discorso con un nome maschile o femminile); dal punto di vista morfosintattico sono forme maschili, come possiamo vedere dai fenomeni di accordo:

(2) a. port. Aquilo é muito bonito (M)
b. sp. (Los manifestantes bloquearon el puente,) pero ello no fue impedido (M) por la policía
c. cat. Ho hem pagat car (M) 'Lo abbiamo pagato caro'


La conservazione delle forme di neutro plurale. La forma del neutro plurale (-a o, con rianalisi, -ora) è conservata con diversi gradi di fossilizzazione in varie lingue romanze, ma mai come categoria morfosintattica indipendente:

a) una forma di neutro plurale latino può essere conservata come forma lessicalizzata femminile singolare: lat. FOLIA (pl. di FOLIUM) > port. folha, sp. hoja, fr. feuille, it. foglia, rum. foaie;

b) forme di neutro plurale sono conservate, in maniera lessicalizzata, come femminile singolare (in sursilvano) o plurale (in italiano) con significato collettivo; questi femminili singolari/plurali sono in opposizione (semantica) con il plurale regolare di un nome maschile corrispondente:

(3) a. surs. il crap (Msg) / ils craps (Mpl - significato singolativo) / la crappa (Fsg - significato collettivo) 'il sasso/i sassi'
b. it. il braccio (Msg) / i bracci (Mpl - significato singolativo) / le braccia (Fpl - significato collettivo)

c) la forma di neutro plurale è conservata come femminile plurale in rumeno, dove funge da plurale di nomi maschili (nomi ambigeneri):

(4) a. rum. braţ (Msg) / braţe (Fpl) (-e < -A) 'braccio/-a'
b. rum. lucru (Msg) / lucruri (Fpl) (-uri < -ORA) 'cosa/-e'

Il genere maschile(sg) e femminile(pl) dei sostantivi ambigeneri è rivelato chiaramente dai fenomeni di accordo (negli ess. il trattino che separa la forma dell’articolo è stato introdotto per chiarezza e non compare nella grafia corrente):

(5) a. rum. braţ-ul (art. Msg) tău (poss. Msg) frumos (agg Msg) 'il tuo bel braccio'
b. rum. braţe-le (art. Fpl) tale (poss. Fpl) frumoase (agg Fpl) 'le tue belle braccia'

In rumeno la classe dei nomi ambigeneri è una classe aperta e produttiva, che accoglie quindi anche neologismi (exemplu 'esempio' [< lat.], birou 'ufficio scrivania' [< fr.], meci 'partita' [< ingl.]); si tratta di una classe formale come quella dei nomi maschili e quella dei nomi femminili nelle lingue romanze in generale (in parte semantizzata, perché non vi figurano nomi di animati — cf. Manoliu Manea 1989). Non può però essere considerata una conservazione del Genere neutro latino come categoria morfosintattica: i nomi ambigeneri, infatti, si comportano sempre come i maschili al singolare e come i femminili al plurale e non hanno mai caratteristiche di accordo indipendenti rispetto a quelle del maschile e del femminile. La classe dei nomi ambigeneri continua quindi il neutro latino solo formalmente, anche se questo rapporto etimologico determina sostanzialmente le caratteristiche formali della classe: i nomi ambigeneri sono sempre maschili al sg e femminili al pl, e mai viceversa - e questo perché in latino volgare i neutri al sg sono stati fusi con i maschili, mentre i pl sono stati reinterpretati come femminili; inoltre la desinenza del pl continua nella stragrande maggioranza dei casi quella del neutro (con qualche sbavatura: alcuni nomi ambigeneri hanno il plurale -i: studiu (Msg) / studii (Fpl), per analogia con i femminili (Rothe 1957, §152); per contro la desinenza -uri si ha anche con vari nomi femminili: vreme (Fsg) / vremuri (Fpl)).

Il neutro di materia. In molte varietà della Spagna settentrionale e in molti dialetti dell’Italia centro-meridionale si ha una conservazione particolare della forma del neutro singolare (Lüdtke 1987). Questa conservazione è dovuta probabilmente al diverso esito nell’evoluzione delle desinenze -UM (AccM) e -UD (Nom/AccN) dei dimostrativi latini: questa differenza si conserva o come distinzione tra -u e -o (nei territori metafonetici si aggiunge anche l’effetto metafonetico nei casi di -UM - Spagna, Italia centrale) o come assenza/presenza del raddoppiamento fonosintattico (causato dalla -D di -UD - Italia meridionale). La distinzione, dai determinanti, si è in parte diffusa anche a nomi e aggettivi; essa non ha però mantenuto il valore di classe formale che aveva in latino, ma si è semantizzata venendo a distinguere, all’interno di uno stesso lessema, un significato di massa rispetto a un significato numerabile (Maiden 1998, p. 253):

(6) a. Borgorose (Lazio) lu férru (M: -u + chiusura metafonetica di -è- a -é) 'l’arnese di ferro' / lo fèrro 'il ferro' (N: -o + assenza di metafonesi)
b. Napoli ·kiSt´ ·fjerr´ (M: chiusura metafonetica di -e- a -i- nel determinante + assenza di raddoppiamento fonosintattico) 'questo ferro (da stiro)' / ·keSt´ ·ffjerr´ (N: assenza di metafonesi nel determinante + presenza del raddoppiamento fonosintattico) 'questo ferro'

La reinterpretazione semantica a cui è stata sottoposta la desinenza neutra deve essere attribuita al fatto che i nomi di massa del latino erano spesso neutri, ed è questa caratteristica che è stata individuata dai parlanti come caratteristica essenziale del neutro che stava scomparendo come Genere grammaticale.
Dall’es. (6b) appare anche chiaro che il neutro di materia non rappresenta un Genere morfosintattico in napoletano: il nome ·fjerr´ ha sempre la stessa forma (< FERRUM) nei due casi - quello che cambia è solo il determinante (anche la presenza del raddoppiamento sintattico dipende dalla forma del determinante). Possiamo quindi dire che in napoletano abbiamo due tipi di determinante che impongono due interpretazioni diverse al nome che segue. Naturalmente l’uso dei due determinanti è possibile solo davanti a nomi maschili, e questo riflette il fatto che questa distinzione si basa etimologicamente sulle forme del neutro latino.
La situazione è ancora più chiara nei dialetti delle Asturie centrali (Cano González 1992, 4.3.1) dove il neutro di materia si realizza solo nella forma dell’aggettivo posposto, indipendentemente dal Genere del nome che lo precede (genere che determina anche la forma dei determinanti) - il neutro di materia si è cioè liberato qui dal rapporto etimologico che lo limitava ai nomi maschili:

(7) a. ast. el vasu fríu (M) 'il vaso freddo' / el maíz (M) guapo (N) 'il mais bello'
b. ast. la xarra fría (F) 'la caraffa fredda' / la xente (F) rico (N) 'la gente ricca'
(8) ast. El camín ta enllenu fueya seco (N - massa) 'La strada è piena di foglie secche' / Cueye una fueya seca (F - numerabile) 'Raccoglie una foglia secca'

(Anche il napoletano sembra essersi messo su questa via: il raddoppiameno sintattico, portatore del significato di massa, caratterizza oggi anche almeno un nome femminile: a rrobba - cf. De Blasi-Imperatore 1998, c. 10.)
Più problematico sembra il caso rappresentato in (6a), dove le caratteristiche del neutro sono state trasferite anche al nome. Questo sembra però piuttosto il risultato di un accordo "superficiale": esso non sembra estendersi agli aggettivi predicativi (9a) (Moretti 1987, p. 95) e spesso la desinenza -o si accompagna alla presenza della metafonesi, che presuppone quindi una -u finale originaria (9b) (Maiden 1991, 7.6.6):

(9) a. Spoleto (Umbria) lo vino (N) stanno è ccaru (M) 'il vino quest’anno è caro'
b. Servigliano (Marche) véllu (M - -u + metafonesi)) / vèlla (F) / véllo (N - -o + metafonesi) 'bello'

E anche il tipo esemplificato in (6a) non è regolare all’interno del dialetto (Maiden 1997). Sembra quindi che più che di fenomeni di accordo in Genere si tratti piuttosto di fenomeni di armonizzazione all’interno del Sintagma Nominale.
Anche se però avessimo un sistema coerente di accordo al neutro, non potremmo parlare neanche in questo caso della sopravvivenza del Genere neutro come categoria morfosintattica, perché il neutro di materia non individua una classe di parole indipendente: tutti i nomi che possono essere usati al "neutro" (interpretazione di massa) possono anche essere usati al maschile (interpretazione numerabile).

Gerarchia dei Generi. Come in latino, nell’accordo al plurale con più nomi di Genere diverso, il maschile prevale sul femminile:

(10) a. lat Pater (M) et mater (F) profecti (Mpl) sunt 'Il padre e la madre sono partiti'
b. it. Papà (M) e mamma (F) sono partiti (Mpl)

Ma in rumeno, nel caso di non animati, l’accordo è al femminile:

(11) rum. Poarta (F) şi peretele (M) sînt însorite (Fpl) 'La porta e la parete sono soleggiate'

In questo caso il femminile plurale continua la funzione del neutro plurale latino che si usava appunto nel caso di più nomi di genere diverso indicanti non animati:

(12) lat. Secundae res (F), honores (M), imperia (N) fortuita (Npl) sunt (Sall.)
«La fortuna, gli onori, il comando sono frutti del caso
Mi sembra interessante.

Brazilian dude
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Intervento di Brazilian dude » gio, 20 ott 2005 15:20

Interessantissimo, u merlu rucà. Un'altra cosa che vorrei segnalare è che c'è anche l'articolo neutro (lo) dello spagnolo, che si può usare, per esempio, in costrutti con aggettivi come: Lo bello de esta ciudad son sus mujeres - Il bello di questa città sono le sue donne. Qui l'articolo maschile el sarebbe sbagliato.

Brazilian dude

amicus_eius
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Intervento di amicus_eius » sab, 22 ott 2005 17:42

Una sola parola per l'intervento di U merlu rucà: meraviglioso.

Interessante soprattutto, ai fini del discorso sul napoletano, il problema del neutro di materia nei dialetti spagnoli. Molti neutri del napoletano sono neutri di materia; è probabile che il fenomeno di spontanea conservazione del neutro sia stato favorito anche da un fattore di superstrato linguistico, nella fattispecie la dominazione spagnola.

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