L'"erre moscia" di Parma

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L'"erre moscia" di Parma

Intervento di Animo Grato » sab, 27 apr 2013 15:04

Forse la sezione più adatta per questo filone sarebbe stata "Pronunce locali" ma, in mancanza di meglio, "Dialetti" costituisce un'accettabile approssimazione.
Qualcuno può gentilmente illuminarmi sulle ragioni dell'endemica presenza dell'"erre moscia" nella parlata di Parma? Me lo sono sempre chiesto, e non ho mai trovato una risposta soddisfacente. La spiegazione più popolare (in tutti i sensi) fa risalire questa anomalia alla dominazione francese del Ducato, ma sinceramente mi è sempre parsa un'argomentazione piuttosto debole. C'è qualcuno a conoscenza di ragioni più stringenti?

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Intervento di Zabob » sab, 27 apr 2013 16:03

Non saprei dirle nulla, ma segnalo soltanto che anche nell'Alessandrino-Novese molti pronunciano l'"r moscia", sebbene suoni un po' diversa da quella di Parma.
Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)

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Intervento di Souchou-sama » sab, 27 apr 2013 16:08

Zabob ha scritto:anche nell'Alessandrino
In effetti viene súbito in mente Umbevto Eco… :D

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Intervento di u merlu rucà » sab, 27 apr 2013 16:16

Cosa si intende per r moscia in questo caso?
La pronuncia della r come in francese?

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Intervento di Animo Grato » sab, 27 apr 2013 16:47

Il passero solitario mi ha subito beccato! :lol:
Sono stato vago perché non so assolutamente districarmi nel ginepraio di "alveolare, uvulare, fricativa, barricata ecc.", comunque sì, a occhio e croce diciamo "alla francese".

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Intervento di Souchou-sama » sab, 27 apr 2013 17:39

Animo Grato ha scritto:a occhio e croce diciamo "alla francese"
Ovverosía, in ogni caso, uvulare. :) (Mentre il modo d’articolazione può variare.)

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Intervento di u merlu rucà » sab, 27 apr 2013 18:54

La r uvulare, generalmente, in italiano è un allofono, ma in vari dialetti è la regola, come in francese e nello svedese meridionale per esempio.
Dalle mie parti c'è un piccolo paese, Verdeggia, frazione del comune di Triora, in cui la r uvulare è molto forte e anche a Trucco, frazione del comune di Ventimiglia, tanto da essere presi in giro per questa caratteristica. Non si tratta di influsso francese ma di evoluzione fonetica.

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Intervento di Zabob » sab, 27 apr 2013 20:07

u merlu rucà ha scritto:Dalle mie parti c'è un piccolo paese, Verdeggia, frazione del comune di Triora, in cui la r uvulare è molto forte e anche a Trucco, frazione del comune di Ventimiglia
Mentre a Buggio, fraz. di Pigna, c'è la 'r' palatale: v. qui.
Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)

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Intervento di Carnby » sab, 27 apr 2013 20:36

Souchou-sama ha scritto:Ovverosía, in ogni caso, uvulare. (Mentre il modo d’articolazione può variare.)
L'«erre moscia» può essere anche una semplice approssimante labiodentale (parlare con l'evve) ['ʋa:ʋo] (cfr. § 3.9.1 del DiPI).
u merlu rucà ha scritto:La r uvulare, generalmente, in italiano è un allofono
Si può definire correttamente allofono? Lo chiedo perché non sono sicuro nemmeno io, dato che l'«erre moscia» dipende da caratteristiche idiolettali, geografiche e socioculturali e non dall'essere una «normale» variante contestuale del fonema /r/.

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Intervento di valerio_vanni » sab, 27 apr 2013 21:32

Carnby ha scritto:
Souchou-sama ha scritto:Ovverosía, in ogni caso, uvulare. (Mentre il modo d’articolazione può variare.)
L'«erre moscia» può essere anche una semplice approssimante labiodentale (parlare con l'evve) ['ʋa:ʋo] (cfr. § 3.9.1 del DiPI).
A me però il termine "moscia" pare appropriato solo quando è un'approssimante. Quando è una vibrante uvulare il suono mi pare aspro, più aspro di quanto sia la /r/ normale. A volte ho sentito definire quella /r/ come "arrotata".

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Intervento di Carnby » sab, 27 apr 2013 22:08

valerio_vanni ha scritto:Quando è una vibrante uvulare il suono mi pare aspro, più aspro di quanto sia la /r/ normale. A volte ho sentito definire quella /r/ come "arrotata".
Strano, in francese la [r] alveolare («normale» in italiano) è detta roulée; la «r» uvulare è detta [ʁ] guttural o, quando è [ʀ] (Canepari la trascrive capovolta), grasseyé.

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Intervento di u merlu rucà » sab, 27 apr 2013 22:58

Qui potete farvi un'idea della r di Verdeggia. Il dialetto è di tipo brigasco e faccio un po' di fatica pure io a capirlo. Ci sono inoltre filastrocche, favole e canti in vari dialetti del ponente ligure.
http://www.descurundu.it/filastrocche.htm

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Intervento di u merlu rucà » sab, 27 apr 2013 23:01

Devo fare una correzione, la frazione di Ventimiglia con la r uvulare è Torri e non Trucco.

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Intervento di Souchou-sama » dom, 28 apr 2013 0:34

Carnby ha scritto:L'«erre moscia» può essere anche una semplice approssimante labiodentale (parlare con l'evve) ['ʋa:ʋo]
Sí, certo. (È cosí anche nell’inglese britannico, per esempio.) Ma io stavo esclusivamente riferendomi all’erre «alla francese». :) Poi non so quale sia piú diffusa nel parmense, sinceramente…

Quanto al concetto d’allofono, per chiarirsi le idee basta distinguerne i 3 tipi: individuale, contestuale e geografico. :wink:

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Intervento di Carnby » dom, 28 apr 2013 15:45

Souchou-sama ha scritto:Poi non so quale sia piú diffusa nel parmense, sinceramente…
Sul DiPI (§ 10.4.2) Canepari parla di [ʀ ʁ] (e la «sua» [ʀ] rovesciata) come realizzazioni del fonema /r/ molto frequenti specie nella zona di Fidenza.
Souchou-sama ha scritto:Quanto al concetto d’allofono, per chiarirsi le idee basta distinguerne i 3 tipi: individuale, contestuale e geografico.
In questo caso si tratterebbe dunque di un allofono individuale o geografico, (non contestuale).

Tornando all'«r francese», ritenete che questa cartina sia attendibile? Secondo me, no (e non solo per quanto riguarda l'Italia).

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