[NAP] Origine e diffusione di «'ntramente»

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[NAP] Origine e diffusione di «'ntramente»

Intervento di Millermann » mar, 23 feb 2016 20:12

Nei vari dialetti ci sono sempre delle parole un po' particolari, che tendono a essere dimenticate, e sostituite da "surrogati" ripresi dall'italiano. Nel mio dialetto una di queste parole è «antramènti» («'ntraménte» in napoletano) che significa "intanto, frattanto, mentre, nel frattempo".
Una parola così è percepita come "antica" e il risultato è che ormai quasi nessuno la usa più, tranne forse qualche anziano. I giovani usano, anche parlando in dialetto, dei banali sinonimi copiati pari pari dall'italiano.

Incuriosito da questa parola, stavo cercando di capire quale fosse la sua origine e, digitandola su Google secondo piú trascrizioni plausibili, mi sono imbattuto, con mia sorpresa, in siti scritti in lingua piemontese! Il significato, anche in questo caso, mi sembrava lo stesso: non si trattava, insomma, d'un "falso amico". :)
Allora sono andato a consultare le mappe dell'AIS alla ricerca dell'effettiva diffusione di questa espressione, e ho trovato alcuni riscontri nel foglio 1536 "Mentre che lavorava".
In breve, sono riportati 3 esempi simili a questa parola nel Piemonte orientale e meridionale:
167: «antramént»; 176: «'ntramént» e 149: «'ntarmént».

A parte questi, la parola in questione sembra assente nel resto del settentrione e del centro. Al meridione, invece, ricompare in Puglia e Molise («tramìnda», «traménda»), in Campania («pəttraméndə»), in Basilicata («ndraméndi») avvicinandosi via via alla forma assunta nel mio dialetto, non disponibile sulla mappa («antramènti», spesso pronunciata con una piú o meno evidente sonorizzazione post-nasale), che è poi quella più vicina alle trascrizioni in piemontese!

Allora la mia domanda è stata: come si spiega questa somiglianza? L'origine è la stessa? E come mai, a parte il Piemonte, la parola non si è diffusa in altre zone?
L'idea piú plausibile è che l'origine possa essere la stessa di «mentre», e cioè il latino dum interim ("mentre intanto"), attraverso l'italiano antico domentre. In pratica, da domentre si sarebbe passati, per metatesi, a *dromente o *in dromente, secondo le zone. Mi chiedo, però, se il passaggio non sia potuto avvenire direttamente dal latino: dum interim > *druminti (o qualcosa di simile :wink:).

Quest'ipotesi sembra condivisa anche dall'autore di questo bloggo, che scrive:
lellobrak.blogspot ha scritto:PE TRAMENTE – ‘NTRAMENTE
Si tratta di due avverbi napoletani di tempo che rendono il toscano “mentre” anzi “nel mentre che” ed anche “nel tempo in cui, intanto che” e sono ambedue di derivazione latina: dum interim: mentre, frattanto; il dum interim produsse l’antico italiano domentre ed il partenopeo tramente rafforzato o dalla preposizione pe (per) o dall’in reso proclitico con procope della i
Non è invece dello stesso avviso la Guichipedia in lingua partenopea che, alla voce Ntramente, afferma perentoriamente: "Vene d'ò latino Intra Momentum".
Chi avrà ragione? :?

Quello che invece nessuno spiega è perché questa espressione si sia diffusa, oltre che nell'area alto-meridionale, anche in Piemonte e da nessun'altra parte. Che ne pensano i nostri esperti di dialetti? Ci sono espressioni simili anche nel vostro? :)
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Intervento di Carnby » mar, 23 feb 2016 20:29

Non credo che ci possano essere dubbi sul fatto che derivi da dum interim, come l'italiano (toscano) mentre; semmai si può ipotizzare, per l'area di diffusione, un influsso galloromanzo (provenzale?).

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Intervento di Ferdinand Bardamu » mar, 23 feb 2016 20:55

Da me il derivato di DŬM ĬNTĔRIM è doménti (con metafonia, ormai in declino, dominti), e significa ‹per poco›, ‹a momenti›: es. «Domenti cascava», ossia «Per poco non cadevo».

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Intervento di Sixie » mer, 24 feb 2016 18:17

Anche in Veneto al tipo 'mentre' , si preferisce usare 'intanto che' : intanto che te sì cuà mi fàso on salto botéga.
Va bene anche fin che : fin che te sì cuà...; a volte entrambe le forme : fin che intanto lavo, ti sparécia.
Tuttavia, 'mentre' non è storicamente sconosciuto all'area veneta. La base latina DUM INTERIM, come afferma G.Marcato nella sua Grammatica e storia dei Dialetti veneti, è individuabile nell'antico veneziano demente che, forma attestata anche nell'antico genovese e nell'antico lombardo.

Ma nell'antico polesano siamo più bravi :D
che abbiamo conservato un doméntre, idiotismo di Mentre e...
taméntre, Mentre, Intanto.
Ruzzante : Taméntre a n'he squasso male che no me staghe ben.
(e intanto non c'è malanno che non mi meriti).
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Intervento di Millermann » ven, 26 feb 2016 19:51

Un bell'esempio di antrament(e) in piemontese (tratto da una poesia su Alessandria):

«A u liceo Plana prova ad laten
antrament che da la strà el
prufum ad glicine
e la vus ad Sinatra i rendivu
cumplicà la tradusion Ad Giovenale.»

E se ne trovano degli altri, anche nei testi della Guichipedia scritti in piemontese. Pare che il termine sia ancor oggi in uso, dunque. :)

Carnby: l'influsso provenzale mi pare un motivo plausibile. Si riferisce a domentre, giusto? :? Su Google Libri ho trovato un testo (ottocentesco) di V.Nannucci che afferma, in proposito:
«Questa voce, corrotta dal lat. dum interea, vale mentre, ed è presa di netto dalla lingua provenzale.»

Sixie: interessante il polesano taméntre! Si tratta però d'un termine cinquecentesco, se ho ben capito, o è ancora in uso (o almeno comprensibile?)

E anche doménti, citato da Ferdinand, s'usa ancora? Perché dalle mie parti, come dicevo, credo che quasi nessuno usi piú antramenti. Io stesso mi trattengo dall'impiegare un simile vocabolo, ché mi sembrerebbe di parlare "strano" (e non tanto per paura di non essere compreso). :)
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Intervento di Ferdinand Bardamu » ven, 26 feb 2016 19:59

Millermann ha scritto:E anche doménti, citato da Ferdinand, s'usa ancora? Perché dalle mie parti, come dicevo, credo che quasi nessuno usi piú antramenti. Io stesso mi trattengo dall'impiegare un simile vocabolo, ché mi sembrerebbe di parlare "strano" (e non tanto per paura di non essere compreso). :)
Si usa, sí, senza particolari riserve. Entra anzi in una sorta di linguaggio dei segni scherzoso: domenti si indica facendo due con la mano e indicandosi il mento; anca (=anche) indicandosi l’anca; dito? (=dici?) alzando l’indice. (Forse c’era qualcos’altro, ma al momento non mi viene in mente.)

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Intervento di Sixie » ven, 26 feb 2016 20:38

No, caro Millermann, taméntre non si usa più da cinque secoli almeno ( nel pavàno) e doméntre non si sente più dagli anni ... non so in che anni il dottor Romagnolo, farmacista di Pontecchio Polesine, abbia raccolto questa voce per inserirla nel suo vocabolario.
Io però continuo a dire duminti :D
(Anche se ho il dubbio che altro non sia se non muminti, 'a momenti').
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Intervento di Ferdinand Bardamu » ven, 26 feb 2016 21:05

Sixie ha scritto:(Anche se ho il dubbio che altro non sia se non muminti, 'a momenti').
Cara Sixie, possiamo trovare somiglianze di qualunque parola con qualunque altra, ma, per avere la certezza di ciò che si sostiene, occorre trovare una giustificazione di tali corrispondenze. Come si giustificherebbe il passaggio da [m] a [d]? In piú, momento mi pare estraneo al lessico genuino del veneto: è un italianismo. O no?

Tornando in tema, riporto la trattazione del Rohlfs (Grammatica storica dell’italiano e dei suoi dialetti, vol. III. Sintassi e formazione delle parole, Torino: «Einaudi», 1969, § 771):
  • Nell’Italia meridionale mentre s’è incrociato con i n t r a, cfr. l’abruzzese tramində, ntramenti, tramèndə, napoletano pəttramèndə, calabrese ntramente, ntramente che, cfr. il calabrese ntramente s’inne jia, unu le disse (Papanti, 155), nel Cosentino attramente, per esempio attramente chiuvíadi ‘mentre pioveva’.

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Intervento di Millermann » ven, 26 feb 2016 23:15

La ringrazio tantissimo, caro Ferdinand, per aver cercato e riportato la trattazione del Rohlfs! :D
Mi ha, in un certo qual modo, confermato quella che era soltanto una sensazione: l'influenza di «intra» nella formazione di questo avverbio, che ne modificherebbe leggermente il significato.
Mi spiego meglio: antramenti (continuo a usare la "mia" variante, per comodità) non corrisponde esattamente all'italiano mentre, ma piuttosto a nel mentre/nel frattempo.
Infatti, almeno al mio orecchio, la frase in 'cosentino' da lei riportata, «attramente chiuvíadi» suonerebbe come "nel frattempo pioveva". Per avere il significato di "mentre pioveva", occorrerebbe aggiungere "che": «attramente ca chiuvíadi», cioè, appunto, "nel frattempo che pioveva". :)

Da queste parti, poi, la preposizione in deriva direttamente da intra, ed è «ntra» (in altre zone della Calabria, «nta»). Perciò «ntra ment(r)e» potrebbe voler dire semplicemente (e letteralmente) "nel mentre", quindi con un'origine (e un significato) leggermente differente rispetto alla versione piemontese.
Potrebbe essere cosí? :?
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