[VEC] Forme analogiche di «stare», «dare» rifatte su «fare»

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[VEC] Forme analogiche di «stare», «dare» rifatte su «fare»

Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 24 apr 2017 17:34

Nel mio dialetto alcune forme della coniugazione dei verbi stare, dare e nare (=andare) sono rifatte in analogia con la coniugazione di fare. Prendiamo, ad esempio, stare:
  • Indicativo presente: (vualtri) staxí (=voi state) come faxí (=fate).
    Indicativo imperfetto: mi staxea (=stavo), ti te staxei (=stavi), lu el staxea (=stava), vualtri staxívi (=stavate), luri i staxea (=stavano), come faxea, faxei, faxívi.
    Congiuntivo presente: che mi staga (=che io stia) come che mi faga.
Lo stesso vale per le coniugazioni di nare e dare. L’analogia, per quanto riguarda il verbo dare, si estende talvolta anche al participio passato: go dato (=gli/le ho dato) accanto a go dà.

Le forme che ho elencato — a eccezione dei congiuntivi (daga, staga, vaga) — non sono obbligatorie e si alternano con le regolari: (vualtri) stè, davi, stavi, mi stava, dava, ecc.

Esistono, nei vostri dialetti, forme analogiche simili?

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Re: [VEC] Forme analogiche di «stare», «dare» rifatte su «fa

Intervento di Infarinato » lun, 24 apr 2017 18:33

Certo! Per esempio, andiedi etc. per andai etc., quasi che andare fosse un composto di dare. :D

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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 24 apr 2017 18:37

Caspita, è vero! Avevo aperto io stesso un filone al riguardo. :D

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Re: [VEC] Forme analogiche di «stare», «dare» rifatte su «fa

Intervento di Millermann » lun, 24 apr 2017 20:42

Ferdinand Bardamu ha scritto:Nel mio dialetto alcune forme della coniugazione dei verbi stare, dare e nare (=andare) sono rifatte in analogia con la coniugazione di fare.
[…]
Esistono, nei vostri dialetti, forme analogiche simili?
Non precisamente nel mio dialetto (almeno non mi pare d'averlo mai notato), ma in diversi altri dialetti calabresi ho spesso sentito la versione di [alcune voci di] stare rifatta sul modello di fare.
In altre parole, queste voci (tipicamente nella quarta e quinta persona del presente indicativo) contengono la sillaba «ce» del latino facere, come se derivassero da un presunto *stacere. Dunque si ha qualcosa del tipo «(nui) stacímu, (vui) stacíti» come «(nui) facímu, (vui) facíti», al posto del "regolare" «(nui) stamu, (vui) stati».

Presento un esempio preso dalla Rete, evidentemente in un dialetto calabrese centro-meridionale (visto il "passato remoto"):

«Ma stacitivi queti ca ni rumpistivu i….timpani e jati facitilu… a n'atra parta ssu concertu…»

(Ma state(vi) quieti ché ci avete rotto i... timpani e andate a farlo... da un'altra parte sto concerto...)

Si nota qui chiaramente «staciti» rifatto come «faciti». Tra l'altro, mi pare che stacere per stare si ritrovi anche nel napoletano. :)
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini

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