Sergio Romano sui forestierismi

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bubu7
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Intervento di bubu7 » mar, 28 feb 2006 12:50

Infarinato ha scritto: ...Anch’io! Vede, questo è proprio quello cui accennava Fabbe: ognuno mette l’accento sui dati che maggiormente gl’interessano...
Non mi sembra che fosse questo il senso che si poteva trarre dalla frase iniziale di fabbe, anche se quest'ultimo ha poi accolto la sua interpretazione. Ma continuare questa polemica è sterile.

Mi sembra invece utile osservare che il vero spirito della ricerca non riesce a farsi strada in questa sede. E quindi si creano facilmente malintesi nell'interpretazione delle affermazioni delle persone.
Forse è difficile capire che i dati a cui si dovrebbe essere più interessati (e che mi hanno effettivamente più interessato), nell'articolo a cui rimandavo, sono quelli che contraddicono la propria posizione.

Avendo letto l'articolo e avendovi trovato argomenti contrari alle mie idee precedenti, li ho messi a disposizione dei miei contraddittori.

Questo è il vero spirito del ricercatore che non è interessato ad aver ragione bensì a cercare di capire come stanno le cose.

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Infarinato
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Intervento di Infarinato » mar, 28 feb 2006 13:02

bubu7 ha scritto:Forse è difficile capire che i dati a cui si dovrebbe essere più interessati (e che mi hanno effettivamente più interessato), nell'articolo a cui rimandavo, sono quelli che contraddicono la propria posizione.

Avendo letto l'articolo e avendovi trovato argomenti contrari alle mie idee precedenti, li ho messi a disposizione dei miei contraddittori.

Questo è il vero spirito del ricercatore che non è interessato ad aver ragione bensì a cercare di capire come stanno le cose.
Caro Bubu,

di ricerca scientifica credo di saperne qualcosina anch’io. Quello che dice è vero, ma uno, nell’analisi dei dati, non cerca solo smentite: cerca anche conferme… E poi Fabbe parlava piú semplicemente della «naturale tendenza» a considerare quel sottoinsieme di dati che avvalora la propria tesi (che atteggiamento scientifico certamente non è, ma neanche lo si affermava).

P.S. Tanto per continuare nelle mie «interpretazioni», credo anche che intendesse «preconcetti» in senso etimologico…

Raffaele Ruberto
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Intervento di Raffaele Ruberto » mer, 01 mar 2006 18:44

Federico ha scritto:Ah, Severgnini...
Sto leggendo Inglese-italiano 1 a 1 ed è citato spesso... Insomma, mi chiedo come possa essere "fischiato" nel sito Ipli...
L'ho fischiato (il sito ipli e' mio) perche' ha chiamato il suo forum "Italians" e perche', rispondendo alla mia domanda diretta, ha detto che "Italians" e' piu' inclusivo di "Italiani". E' mia esperienza che, almeno qui in California, gli americani che amano l'Italia si considerano "Italiani" e non "Italians".

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Federico
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Intervento di Federico » mer, 01 mar 2006 20:00

Raffaele Ruberto ha scritto:
Federico ha scritto:Ah, Severgnini...
Sto leggendo Inglese-italiano 1 a 1 ed è citato spesso... Insomma, mi chiedo come possa essere "fischiato" nel sito Ipli...
L'ho fischiato (il sito ipli e' mio) perche' ha chiamato il suo forum "Italians" e perche', rispondendo alla mia domanda diretta, ha detto che "Italians" e' piu' inclusivo di "Italiani". E' mia esperienza che, almeno qui in California, gli americani che amano l'Italia si considerano "Italiani" e non "Italians".
Lo so, ma non le sembra che il resto riscatti ampiamente questo (presunto) "peccatuccio"?

Raffaele Ruberto
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Intervento di Raffaele Ruberto » mer, 01 mar 2006 20:59

Lo so, ma non le sembra che il resto riscatti ampiamente questo
"peccatuccio"?
Per me questo e' il classico esempio del famoso predicatore che non applica quello che predica. Avrei potuto anche capire se Severgnini avesse usato anglismi qua e la', ma non il fatto che ha chiamato di proposito il suo sito "Italians", ne' la sua giustificazione, specialmente quando lui stesso dice altrove che non bisognerebbe usare anglismi inutili.

Severgnini e' un esponente importante dell'intellighenzia italiana, e questi "peccatucci" hanno una grande influenza sugli italiani.

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Intervento di Infarinato » mer, 01 mar 2006 21:08

Raffaele Ruberto ha scritto:Per me questo e' il classico esempio del famoso predicatore che non applica quello che predica.
Forse non ha còlto il riferimento. ;)

amicus_eius
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Intervento di amicus_eius » mer, 01 mar 2006 21:51

Mi ricollego alla risposta al mio intervento da parte di Bubu7, il quale scrive
amicus_eius ha scritto:
Dopo la crisi del latinorum, è venuta l'èra delle mode straniere figlie delle dominazioni. In Italia, dalla fine del rinascimento in poi, il centro è sempre stato altrove. L'italiano e i suoi dialetti sono sentiti come lingua di provincia, la letteratura, poi il giornalismo, poi la pubblicità, che è figlia della moda, esotizzano.

Dobbiamo ricordare che la stragrande maggioranza della popolazione, di quella che Metternich definiva “un’espressione geografica”, fino ad un centinaio di anni fa, parlava solo dialetto.
Che il latinorum non è mai stata lingua di popolo, anzi, il suo uso è servito, per lunghi secoli, a marcare la separazione tra i governanti e il gregge.
Che in quest’ultimo secolo, in particolare dal secondo dopoguerra, abbiamo assistito alla vera nascita di una lingua nazionale, l’italiano, parlato ormai dalla quasi totalità della popolazione.
Che il merito di questa diffusione della lingua va, oltre all’obbligo scolare, ai mezzi di comunicazione: giornale, radio e televisione.
Che altre lingue europee, hanno subito nel passato, a differenza dell’italiano, delle vere rivoluzioni. Basti pensare ai nostri cugini, ai ‘perfidi’ e ai tedeschi.
Naturalmente, io non mi riferivo alla lingua del popolo: è proprio l'assenza della lingua del popolo, che brilla in Italia. Se ci fosse stata una lingua del popolo, non avremmo grandi problemi, tanto per dirne una, con il "computiere" e il "norde" di Marco1971. Dal contesto del mio intervento si evinceva apertamente che al fondo del problema dell'esotismo, come ultima voce del marchio linguistico dell'élite nella lunga sequenza di linguaggi esoterici cominciati col latinorum, c'è la profonda e disonesta mancanza di democrazia nella società e dunque nel linguaggio, e più a monte nella storia, risalendo a quando la democrazia non esisteva come concetto, la totale assenza di un minimo di identità nazionale sentita e di iniziativa politica autonoma dell'Italia come tale (senza criminali pazzie fasciste, ovviamente). La differenza fra il latinorum e l'esotismo è che quest'ultimo, come malvezzo dell'imitazione dell' élite à la page, si diffonde nella società di massa. Il problema, lo ribadisco, a mio parere è proprio l'élite: il fatto che essa esista, ed esista in un certo modo, tanto per cominciare...

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