Sergio Romano sui forestierismi

Spazio di discussione su prestiti e forestierismi

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Re: Sergio Romano sui forestierismi (II)

Intervento di Infarinato » mer, 25 gen 2006 11:27

bubu7 ha scritto:Dal Corriere della Sera di oggi, rubrica Lettere al Corriere.
Grazie, Bubu.
…Mentre i francesi hanno una ambizione nazionale, noi abbiamo una sola ambizione: quella del particulare.
Sergio Romano
Proprio per questo nessuna «lista» potrebbe mai prefiggersi di «correggere» ciò…

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Intervento di Federico » mer, 25 gen 2006 18:58

Brr... Se non conoscessi la questione Romano mi avrebbe quasi convinto a usare tranquillamente i termini stranieri... :x
Vabbè, sarà risultato convincente per i lettori "normali" del Corriere... :roll:
Comunque c'è veramente da rallegrarsi che se ne parli un po'. :)

Raffaele Ruberto
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Re: Sergio Romano sui forestierismi (II)

Intervento di Raffaele Ruberto » lun, 20 feb 2006 9:14

Vorrei fare notare che la domanda iniziale era "perche' si usano tante parole inglesi e cosa si potrebbe fare per limitare tale uso" e vorrei dare il mio modesto contributo a questo argomento. Il mio intervento non e' diretto a nessuno in particolare, ma vorrei far notare che a volte gli interventi si allontanano dall'argomento originale e quindi hanno solo un fine a se stessi.
Non ho nessun problema con la lista di Cruscate, anzi penso che sia molto utile, ma la questione non e' la lista bensi' i termini stranieri.
Personalmente non sono contrario all'uso di forestierismi se non esistono corrispondenti termini italiani. Sono contrario all'uso di quelli inutili, cioe' a quelli che non servono perche' ci sono parole italiane che hanno lo stesso significato. Se si vuole limitare tale uso non sono necessari fondi, ma solo iniziativa individuale, volonta' di farlo, ed un piccolo sforzo personale. Ho pubblicato un sito personale che riguarda esclusivamente questo problema, in cosa consiste, e cosa possiamo fare se veramente vogliamo limitare l'uso di forestierismi inutili. Il mio contributo quindi si trova sul mio sito, pero' non ne indico l'indirizzo perche' non so se sia lecito farlo qui. Daro' l'indirizzo appena qualcuno mi dira' che posso farlo.
(Faccio notare che uso apostrofi invece di accenti perche' scrivo dagli USA con una tastiera americana e non e' facile usare gli accenti.)

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Re: Sergio Romano sui forestierismi (II)

Intervento di Infarinato » lun, 20 feb 2006 12:38

Raffaele Ruberto ha scritto:Personalmente non sono contrario all'uso di forestierismi se non esistono corrispondenti termini italiani. Sono contrario all'uso di quelli inutili, cioe' a quelli che non servono perche' ci sono parole italiane che hanno lo stesso significato.
Il problema è che, a ben guardare, sono quasi tutti inutili… In ogni caso, l’argomento è stato oggetto di lunghissime discussioni sia qui sia sul forum dell’Accademia della Crusca, e non mi pare il caso di riaprire il dibattito.
Raffaele Ruberto ha scritto:Se si vuole limitare tale uso non sono necessari fondi, ma solo iniziativa individuale, volonta' di farlo, ed un piccolo sforzo personale.
Verissimo, teoricamente. Ma senza un’opera di sensibilizzazione su vasta scala, mi pare ingenuo pensare di poter ottenere alcunché (se mai è possibile), e per questa ci vogliono fondi.
Raffaele Ruberto ha scritto:Ho pubblicato un sito personale che riguarda esclusivamente questo problema, in cosa consiste, e cosa possiamo fare se veramente vogliamo limitare l'uso di forestierismi inutili. Il mio contributo quindi si trova sul mio sito, pero' non ne indico l'indirizzo perche' non so se sia lecito farlo qui. Daro' l'indirizzo appena qualcuno mi dira' che posso farlo.
Credo che sia già stato dato; comunque, faccia pure.
Raffaele Ruberto ha scritto:(Faccio notare che uso apostrofi invece di accenti perche' scrivo dagli USA con una tastiera americana e non e' facile usare gli accenti.)
Perdonato. :D

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Re: Sergio Romano sui forestierismi (II)

Intervento di Raffaele Ruberto » mar, 21 feb 2006 4:21

E' vero che e' stato discusso in passato, ma e' anche vero che le discussioni sono rimaste fra coloro che le hanno fatte. Nessuno ha mai fatto una campagna diciamo cosi' "pubblicitaria" per far conoscere il problema al popolo in genere. Qualche volta appare un articolo su un giornale che deplora la situazione, ma il piu' delle volte tale articolo finisce col dire che non c'e' niente da fare. Per me tali articoli servono solo a riempire spazio sul giornale.

L'Accademia della Crusca avra' pure avuto discussioni, ma si e' limitata a convalidare i vari forestierismi. Non ha mai detto che un tale forestierismo era inutile, e questo lo fa per partito preso.

L'Accademia degli Incamminati ha pubblicato il Manifesto agli Italiani, ma io non sono riuscito ad ottenerlo da nessuna parte. Inoltre ho chiesto ad una quarantina di amici in Italia se sapevano cosa era: solo uno ha risposto di si.

La colpa dell'uso di forestierismi e' dell'intellighenzia italiana che, naturalmente, non ha nessuna intenzione a far cambiare le cose.

E' mia opinione, che solamente se la gente comune prende l'iniziativa (per esempio scrivendo lettere ai giornali, alla radio/TV, ai politici, ecc.) si potra' fare qualcosa. La gente pero' deve essere convinta che sia necessario fare qualcosa ed essere disposta a farlo. Cosa succederebbe se il Corriere della Sera, per esempio, ricevesse migliaia di lettere protestando l'uso di forestierismi inutili sul giornale cartaceo e su quello in rete?

Nel mio sito (anzi dovrei dire "nostro" perche' anche mia moglie ha contribuito) propongo che ogni visitatore, dopo averlo letto attentamente, convinca due conoscenti a fare tre cose che non costano niente, solo un piccolo sforzo personale ed un francobollo. Queste tre cose sono: 1. Non usare mai piu' un forestierismo. 2. scrivere una lettera di protesta. 3. convincere due amici/conoscenti a fare queste stesse tre cose.

Devo ammettere che ancora non sono riuscito a convincere due persone a fare queste cose, quindi dovrei concludere che la gente non e' interessata a fare niente. Pero' non mi arrendo ed invito i visitatori di questo sito a visitare criticamente il mio sito (www.ipli.it) ed aiutare in questa iniziativa. Visitatori avranno parecchio da leggere, ma l'argomento non e' semplice e spero che non saranno scoraggiati dalla lettura.

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Re: Sergio Romano sui forestierismi (II)

Intervento di giulia tonelli » mar, 21 feb 2006 10:01

Raffaele Ruberto ha scritto:Cosa succederebbe se il Corriere della Sera, per esempio, ricevesse migliaia di lettere protestando l'uso di forestierismi inutili sul giornale cartaceo e su quello in rete?
Quest'evento non accadrà mai, per ragioni logiche. Il motivo per cui il Corriere della Sera usa i forestierismi non è l'ignavia dell'intellighenzia italiana, né il fatto che i giornalisti del Corriere non hanno ancora una lista di traducenti dei forestierismi, bensì il fatto (duro a digerire da queste parti, lo so) che alla gente comune, in media, i forestierismi piacciono. Se si arrivasse al punto che migliaia di persone odiano a tal punto i forestierismi da mettersi a scrivere al giornale, vuol dire che si è già, da tempo, in una situazione in cui i forestierismi, in media, alla gente comune non piacciono più. E quindi il Corriere della Sera avrebbe già smesso di usarli: non sono né pazzi né scemi, al Corriere, da andare contro il gusto della gente in maniera così eclatante.

P.S.: Fuori tema, signor Ruberto, posso chiederle di non citare integralmente i messaggi degli altri quando risponde? Renderebbe il forum più leggibile. Grazie.

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Intervento di Infarinato » mar, 21 feb 2006 12:18

giulia tonelli ha scritto:P.S.: Fuori tema, signor Ruberto, posso chiederle di non citare integralmente i messaggi degli altri quando risponde? Renderebbe il forum più leggibile.
A questo ho provveduto per il momento io. Resta valido il consiglio.

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Re: Sergio Romano sui forestierismi (II)

Intervento di fabbe » mar, 21 feb 2006 16:30

giulia tonelli ha scritto: Il motivo per cui il Corriere della Sera usa i forestierismi non è l'ignavia dell'intellighenzia italiana, (.... ) bensì il fatto (duro a digerire da queste parti, lo so) che alla gente comune, in media, i forestierismi piacciono.
E' vero: fino a quando l'inglese rimarrà per la maggioranza un strumento di attrattiva comunicativa il giornale lo userà per attirare i lettori.

Allo stato delle cose non credo che ci sia la possibilità di sostanziali cambiamenti nella comunicazione italiana.

Questa comunità però non dovrebbe avere l'obiettivo di espandere i propri gusti agli altri, piuttosto dovrebbe agire come minoranza, riunendo e curando chi vuole avere alternative ai foresterismi.

Cerchiamo di crescere con attività ed iniziative: ad esempio (in futuro) si potrebbe espandere il forum e farlo diventare un sito con delle sezioni specifiche, oppure si potrebbero pubblicare traduzioni in italiano di articoli o frasi che compaiono nei giornali italiani - anche poi per provare sul campo i traducenti.

Insomma curiamo la minoranza che non vuole usare i foresterismi. Poi se son rose fioriranno - da sole;)

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Intervento di Incarcato » mar, 21 feb 2006 16:45

Ma ogni minoranza aspira (ragionevolmente) a essere maggioranza.

Bue
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Intervento di Bue » mar, 21 feb 2006 18:20

Incarcato ha scritto:Ma ogni minoranza aspira (ragionevolmente) a essere maggioranza.
Zut! posso trovare decine di controesempi.....la minoranza costituita da un dittatore assoluto, ad esempio, o da un monarca, ci tiene a rimanere più minoranza possibile!

fabbe
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Intervento di fabbe » mar, 21 feb 2006 18:57

Bue ha scritto:
Incarcato ha scritto:Ma ogni minoranza aspira (ragionevolmente) a essere maggioranza.
Zut! posso trovare decine di controesempi.....la minoranza costituita da un dittatore assoluto, ad esempio, o da un monarca, ci tiene a rimanere più minoranza possibile!
In questo caso la condizione di minoranza è un dato di fatto, non certo una condizione scelta.

Sarebbe bellissimo diventare maggioranza ma questo avviene (se avviene) spontaneamente tramite nuovi membri che autonomamente scelgono di unirsi alla minoranza che cresce e che spera un giorno di diventare maggioranza.

Raffaele Ruberto
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Re: Sergio Romano sui forestierismi (II)

Intervento di Raffaele Ruberto » mer, 22 feb 2006 9:27

Prima di tutto, grazie per il suggeriemento di non citare integralmente i messaggi degli altri. Non mi ero reso conto di quello che facevo.
Quest'evento non accadrà mai, per ragioni logiche. Il motivo per cui il Corriere della Sera usa i forestierismi non è l'ignavia dell'intellighenzia italiana, né il fatto che i giornalisti del Corriere non hanno ancora una lista di traducenti dei forestierismi, bensì ecc...
Proprio non sono d'accordo con quello che dice.
Prima di tutto, non e' stato il popolo comune a creare ed usare i forestierismi, dal Ministero del Welfare ai titoli in inglese (anzi abbreviazioni inglesi) sulla pagina italiana del sito delle Olimpiadi, tanto per fare due esempi. In Italia ho chiesto a varie persone cosa era il Ministero del Welfare: nessuno lo sapeva, e non erano persone ignoranti.

Sono stati i giornalisti, gli autori, i politici a farlo. Qualche anno fa il motto di un congresso DS era "WE CARE" che pochissimi hanno capito. Una rivista tedesca si chiese perche' e' stato usato. Saprebbe dirmelo qualcuno?

La gente non dice o fa niente non perche' gli anglismi piacciono, ma perche' non crede che vale la pena protestare. In Italia, sfortunatemente, la gente non crede che scrivere lettere di protesta serva a niente. Spesso ho avuto discussioni con amici italiani su questo ed altri argomenti di cui si lamentavano. Se suggerivo di protestare scrivendo lettere, mi davano solo un sacco di ragioni perche' non valeva la pena protestare. Naturalmete, su questo argomento, c'erano quelli che non avevano nessun problema. A quelli che invece erano infastiditi dalla situazione chiedevo perche' non fanno niente ed offrivo suggerimenti su cosa fare. Tutti mi hanno dato tante ragioni perche'non vale la pena protestare. Nessuno si e' mai fermato a pensare che forse qualcosa si puo' fare. Praticamente, lei ha fatto la stessa cosa.

Il mio scopo, e quello del mio sito, e' proprio di far capire alla gente che cose si possono cambiare se e' disposta a fare piccole cose individualmente. Se lo capisce e si convince, le lettere al Corriere le scrivera'. Ed e' proprio perche' al Corriere non sono stupidi che sono convinto che se riceveranno migliaia di lettere, cambieranno.
Se lei e' convinta che anglismi inutili danneggiano non solo la lingua, ma anche la cultura italiana, cosa fa? Ha cercato per esempio, di convincere altre due persone, come ho suggerito precentemente, non perche' l'ho suggerito io, ma perche' e' un modo per dare inizio ad un movimento che potrebbe diventare nazionale.

Infine, tengo a precisare che non sono contro gli anglismi utili e penso che imparare lingue straniere sia una gran bella cosa oltre che utile.

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Intervento di giulia tonelli » mer, 22 feb 2006 10:33

Secondo me lei si sbaglia, e ha una percezione errata del problema, forse anche perché non vive in Italia. I pubblicitari sono le persone al mondo più attente e preparate a cogliere i gusti della gente comune, e se infarciscono tutte le loro pubblicità di parole inglesi è perché le parole inglesi fanno presa, suonano ganze, e piacciono alla gente. Questa come dimostrazione dovrebbe già essere sufficiente.
Le rispondo solo sul "perché non faccio niente". Non faccio niente perché le mie energie e le mie risorse sono finite, e i problemi su cui "forse si può fare qualcosa" sono troppi. Per rimanere in ambito linguistico, preferisco scrivere lettere ai giornali quando usano un linguaggio sessista o razzista, quando scrivono articoli che sottintendono pregiudizi gravi e pericolosi. Preferisco rompere le scatole ai miei amici e colleghi se usano la paro la "finocchio" come un insulto, piuttosto che quando dicono monitor. A me sembra più importante, sarò strana io. E del resto non si può fare TUTTO, perché, come ho già detto, le risorse ed energie sono finite, e anche la sopportazione di amici e colleghi.
E le consiglierei di evitare quel tono da predicatore. È irritante e controproducente: a nessuno piace dover giustificare con degli sconosciuti il proprio modo di vivere e le proprie scale di valori, come ho dovuto fare ora io.

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Intervento di Incarcato » mer, 22 feb 2006 12:10

Giulia Tonelli dixit:
I pubblicitari sono le persone al mondo più attente e preparate a cogliere i gusti della gente comune, e se infarciscono tutte le loro pubblicità di parole inglesi è perché le parole inglesi fanno presa, suonano ganze, e piacciono alla gente. Questa come dimostrazione dovrebbe già essere sufficiente.
Questo non è del tutto vero: l'offerta influenza la domanda. Non vale solo vice versa.

A Bue: sulla scia di quanto detto da Fabbe, aggiungo che mi riferivo — ovviamente — al contesto democratico, come dire: ceteris paribus. :wink:

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Intervento di Raffaele Ruberto » gio, 23 feb 2006 6:24

Egregia Tonelli:
giulia tonelli ha scritto:E le consiglierei di evitare quel tono da predicatore. È irritante e controproducente: a nessuno piace dover giustificare con degli sconosciuti il proprio modo di vivere e le proprie scale di valori, come ho dovuto fare ora io.
non era mia intenzione predicare ne' offendere nessuno, tantomeno lei. Se l'ho offesa, chiedo scusa.
Le faccio notare, pero', che stiamo discutendo di forestierismi. La mia domanda era limitata all'argomento di questo forum. Non le ho chiesto "Perche' non fa qualche cosa?"; Le ho chiesto invece cosa fa per limitare l'uso di forestierismi, se crede che sono inutili, il che e' molto diverso.
giulia tonelli ha scritto:Secondo me lei si sbaglia, e ha una percezione errata del problema, forse anche perché non vive in Italia. I pubblicitari sono le persone al mondo più attente e preparate a cogliere i gusti della gente comune, e se infarciscono tutte le loro pubblicità di parole inglesi è perché le parole inglesi fanno presa, suonano ganze, e piacciono alla gente. Questa come dimostrazione dovrebbe già essere sufficiente.
L'Italia la conosco abbastanza bene, ma naturalmente non sono un esperto. Le sarei molto grato, quindi, se volesse indicarmi dove posso trovare i dati statistici che hanno convinto i pubblicitari che alla gente piacciono le parole straniere. Mi piacerebbe poterli studiare, anche se dovessi pagare per ottenerne una copia.

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