«Sinkhole»

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domna charola
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Intervento di domna charola » mar, 20 set 2016 16:15

sempervirens ha scritto:Non so, si vede che sono un po' troppo indurito e che mentre Lei cerca gentilmente di spiegarmi cose da prendere veramente in considerazione io invece non sono ancora pronto e non le recepisco. Quasi mi dispiace di non poterle dire che anch'io comincerò ad usare la parola sinkhole.
Io non intendevo difendere il termine nella lingua italiana, ma lo analizzavo in funzione dell'affermazione che l'inglese sia meno preciso dell'italiano, e con la stessa parola indichi più cose molto diverse.
Se passo dalla singola parola ai suoi vari buco-composti, come da lei esemplificato, per un inglese si perde tutta l'imprecisione, e il nuovo termine diviene inequivocabile. Quindi, la loro scelta, fatta in un sistema linguistico modellato su questo modo di ragionare, è più che comprensibile e oltretutto funzionale.

Trasferendo il discorso da noi, occorrerebbe riunirsi attorno a un tavolo, definire con calma di cosa si sta parlando (cioè tutte le tipologie di sprofondamenti e assimilati comprese nel discorso) e poi decidere come chiamarlo in italiano.
Quanto al riunirsi, gli atti del secondo convegno sui "sinkhole" organizzato da ISPRA (ex-servizio Geologico Nazionale) contano più di mille pagine; quelli del terzo sono in stampa, quindi non so dirle; il quarto convegno è troppo recente perché tutti i partecipanti abbiano già fornito i testi completi dei contributi, comuenque il dato interessante è che c'è stato un quarto convegno, e che ce ne sarà un quinto, probabilmente.
Quindi, il problema di capire "cosa" definire "sinkhole" e cosa no, è già di per sé abbastanza ponderoso.
Delimitato il campo di applicabilità, sarebbe poi da discutere un termine soddisfacente con cui traddurre il concetto in italiano.
E questo è il punto più problematico, perché comunque buona parte dei lavori sull'argomento vengono giocoforza scritti in inglese, per poterli stampare su riviste internazionali, e quindi trovare il traducente italiano di "sinkhole" diviene del tutto irrilevante per gli addetti ai lavori... che dire, questo è il problema quando si ha a che fare con i termini dei gerghi tecnici.

Personalmente, continuerà a usare "sinkhole" nelle discussioni con i colleghi, e sprofondamento quando parlo al bar con gli amici.

Il problema, mi creda, sono i giornalisti, che per "informare" trovano più funzionale usare uno scenografico termine esotico, in grado di imprimersi nella memoria dell'ascoltatore/lettore, che se lo immagina enorme, terribile e con i denti, che non chiamare la cosa come la chiamerebbe il lattaio o la fruttivendola all'angolo, perdendo però tutto quell'alone di allarmismo che l'ignoto si trascina sempre dietro.
Forse, sarebbe da analizzare il senso stesso che viene dato a "informare" e "informazione"...

sempervirens
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Intervento di sempervirens » sab, 24 set 2016 0:46

domna charola ha scritto:
sempervirens ha scritto:Non so, si vede che sono un po' troppo indurito e che mentre Lei cerca gentilmente di spiegarmi cose da prendere veramente in considerazione io invece non sono ancora pronto e non le recepisco. Quasi mi dispiace di non poterle dire che anch'io comincerò ad usare la parola sinkhole.
Il problema, mi creda, sono i giornalisti, che per "informare" trovano più funzionale usare uno scenografico termine esotico, in grado di imprimersi nella memoria dell'ascoltatore/lettore, che se lo immagina enorme, terribile e con i denti, che non chiamare la cosa come la chiamerebbe il lattaio o la fruttivendola all'angolo, perdendo però tutto quell'alone di allarmismo che l'ignoto si trascina sempre dietro.
Forse, sarebbe da analizzare il senso stesso che viene dato a "informare" e "informazione"...
Le credo. Problema in parte rimediato. In opposizione al comportamento dei giornalisti, cioè inculcare nel nostro parlato anglicismi a iosa, la mia reazione è quella di rifiutare tutto in blocco. Colà nelle alte sfere si vuol fare così? E io dai bassi ranghi diniego. Come avrà sicuramente capito io sono quel lattaio o quella fruttivendola all'angolo.
Io nella mia lingua ci credo.

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